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Nuove regole per gli studi dentistici: triage telefonico, visite scaglionate, uso maggiore della diga di gomma, sale d’attesa senza oggetti e riviste

Si parla anche di test sierologici rapidi, l’intervista a Gianfranco Castronà, medico-odontoiatra

I problemi della bocca e della salute orale non vanno in vacanza, nonostante la pandemia di Covid-19. Ma il rischio di contagio dal dentista, sia per l’operatore che per il paziente, è più alto, motivo per cui dall’11 marzo gli studi dentistici sono chiusi, le porte vengono aperte solo per le urgenze. È chiaro che però prima o poi bisognerà aprire ed essere preparati. Anche perché le cure ordinarie, i mal di denti, le infezioni, non possono aspettare. Gli odontoiatri stanno lavorando, come tutti in questo momento a distanza, per valutare quali linee guida e nuove regole dovranno essere adottate per poter operare in tutta sicurezza. Noi abbiamo sentito Gianfranco Castronà, medico-odontoiatra, socio attivo della Società italiana di parodontologia e implantologia, per capire cosa cambierà anche dal dentista.

In questa prima fase dell’emergenza sanitaria com’è cambiato il lavoro?

«Noi abbiamo chiuso ufficialmente l’11 marzo, a seguito del Dpcm di Conte che ha decretato l’Italia zona protetta, ovviamente ci siamo preoccupati di comunicare la decisione ai nostri pazienti, che l’hanno presa di buon grado, abbiamo dato la nostra disponibilità per qualsiasi necessità e per le emergenze e abbiamo comunicato i nostri contatti anche attraverso i social network e fatto il trasferimento di chiamata. Capita anche di dover fare le diagnosi tramite Whatsapp, mi è successo con un paziente da fuori Perugia, attraverso la foto che mi ha inviato ho potuto fare la diagnosi e dare la terapia medica per la cura, con la premessa che se non ci fossero stati miglioramenti in 48 ore, avrei aperto lo studio per l’emergenza, l’unico problema era quello di informarsi se si poteva spostare. Ora la situazione del contagio è un po’ allentata, ma non bisogna abbassare la guardia».

Ovviamente si dovrà pensare a come organizzarsi ed essere pronti per la riapertura, sta lavorando in tal senso anche la Federazione nazionale degli ordini medici chirurghi ed odontoiatri…

«Sì, tutti i giorni riceviamo aggiornamenti, anche tramite l’Andi (Associazione nazionale dentisti italiani), sindacato di categoria a cui sono iscritto, che ha stilato delle linee guida su come comportarci, sentiti anche l’Istituto superiore di sanità e il Ministro della salute, e che già stiamo applicando per le emergenze e che useremo, ovviamente, anche dopo. È chiaro che cambieranno le modalità di comportamento. Dal canto nostro, stiamo già cercando di fare proprie queste linee guida, abbiamo partecipato anche ad un webinar, organizzato dall’Università Vita e salute San Raffaele di Milano, in collaborazione con la Società italiana di ortodonzia e l’Accademia italiana di ortodonzia, tra i relatori anche il professore virologo Roberto Burioni, presidente del corso di laurea in Igiene dentale. È stato un seminario interattivo molto interessante, che ha sgombrato il campo da vari dubbi e confusione su come si sviluppa la malattia e sulla terapia. Il professore Burioni ha confermato quanto già sappiamo, il nostro è un lavoro ad alto contagio, sia per noi operatori che per i pazienti, ma era ad alto rischio anche prima, se pensiamo all’Hiv o alle epatite. Ecco perché già da prima utilizzavamo la mascherina, che tra l’altro uso dagli anni ‘80 quando ancora gli altri non l’indossavano, poi guanti, cuffie, occhiali protettivi e la diga di gomma, ovvero un foglio di lattice, che permette di fare interventi, come otturazioni o devitalizzazioni, con la massima precisione, accuratezza e sicurezza. Quest’ultimo strumento deve essere utilizzato durante le cure odontoiatriche ogni qual volta sia necessario isolare uno o più denti dal resto del cavo orale. Il foglio in lattice viene bucato in modo da avvolgere completamente i denti ed evitare ogni tipo di contaminazione batterica. La diga di gomma, in sostanza, crea un’efficace barriera tra il dente da trattare ed il resto della bocca del paziente. I vantaggi sono diversi, primo fra tutti il controllo della contaminazione da parte di batteri contenuti nel cavo orale. Ad esempio, grazie alla presenza della diga di gomma, il dente rimane asciutto garantendo una corretta pulizia canalare e una buona adesione delle otturazioni senza infiltrazioni batteriche. Inoltre, il suo uso evita anche che eventuali agenti patogeni presenti nel sangue e nella saliva vengano nebulizzati nell’ambiente o sulle strumentazioni di studio dall’azione spray del trapano. Vengono isolate anche le guance e la lingua impedendo che vengano in contatto con il trapano e subiscano lesioni e usando questo foglio si ha una visione migliore dell’area di lavoro e dei dettagli dei denti, dando così la possibilità al dentista di operare in modo più preciso e con maggiore concentrazione e tranquillità. Quindi anche in caso di un paziente Covid-19 si può lavorare in sicurezza. Ho sempre usato, dagli anni ‘80 da quando faccio questo lavoro, la diga di gomma, ma in Italia solo il 10% dei dentisti l’utilizza».

Perché non viene usata?

«Bella domanda, forse perché è un po’ difficile da mettere, ma basta prenderci la mano poi diventa semplice usarla, il costo è modesto, ti protegge, e, ribadisco, fai un buon lavoro, la visione è superiore e abbatti la carica microbica, quindi, ci sono molti vantaggi. Quindi sicuramente dovrà essere usata da tutti i dentisti anche nella pratica quotidiana».

Quando si ritorna dal dentista per le cure ordinarie, cosa farà la differenza?

«La prevenzione è la migliore arma, da sempre e soprattutto in questo periodo. Il colluttorio, per esempio, che diamo sempre prima di iniziare la seduta, con uno sciacquo di un minuto abbassa la carica microbica della bocca del 90%. Al momento non ci sono colluttori efficaci contro il Coronavirus che potrebbe essere presente nelle ghiandole salivari, quindi, dato l’uso di strumenti rotanti, come il trapano, che producono aerosol contenente minuscole goccioline di saliva e che potrebbe veicolare il virus ed inquinare l’aria, stiamo valutando di utilizzare due aspiratori contemporaneamente. Prevenzione vuol dire anche avere attenzione nei nostri confronti e nei collaboratori, perché siamo i più esposti al contagio, ecco perché sarà importante utilizzare le mascherine, quelle ad alto filtraggio Ffp2 e Ffp3, che impediscono di immettere nell’ambiente e di inalare il virus, uno schermo protettivo per il viso e poi gli indumenti monouso: copricapo, guanti, camici, calzari, che poi andranno tolti e correttamente smaltiti insieme alle mascherine».

Si parla di un paziente per volta…

«Indubbiamente andrà ricalcolata l’agenda, ci saranno tempi più lunghi, ma abbiamo la possibilità di sfruttare il potenziale che abbiamo a nostra disposizione, poi in un’unica seduta faremo più interventi possibili per evitare più spostamenti, così si incorrono meno rischi. Si continuerà col triage telefonico per prendere appuntamento e chiedere informazioni utili: se si ha la febbre o meno, se ci sono altri sintomi, se ci sono stati contatti con persone in quarantena o affette da Covid-19. Ovviamente saranno appuntamenti scaglionati, entrerà un paziente per volta, questo per evitare meno contatti, possibilmente saranno evitati gli accompagnatori. I pazienti, ed eventuali accompagnatori, dovranno venire con la mascherina, in caso sarà fornita da noi, daremo del sapone medicato per lavare le mani per almeno 40 secondi. Per i bambini, invece, il discorso cambia, perché ovviamente non possono venire da soli, ma nei primi tempi, eviteremo di fare entrare più di un accompagnatore, sarà necessario aspettare fuori dallo studio, questo per ridurre la pressione demografica negli studi dentistici. Noi abbiamo la fortuna di avere due sale di attesa, che abbiamo già allestito e che ci faranno comodo per la riapertura, in questo modo eviteremo che i pazienti si incrocino tra di loro. Magari all’inizio si lavorerà solo mezza giornata. Sono tutti comportamenti che stiamo mettendo a punto con i colleghi e i collaboratori, con cui ci riuniamo spesso virtualmente, per poter essere poi organizzati al meglio quando riapriremo e per far conoscere a tutti i protocolli da seguire».

È necessario spesso far arieggiare anche le stanze…

«Certamente e proprio per questo stiamo in attesa di ricevere dei sanificatori ambientali, la produzione ora è ferma. Sono sanificatori che utilizzano la più recente e avanzata tecnologia usata nelle stazioni aerospaziali della Nasa e questo sistema, attivo 24 ore su 24, è capace già nei primi 90 minuti di utilizzo di eliminare più del 95% di virus, batteri e muffe presenti nell’ambiente, nell’aria. Possono essere lasciati attivi mentre lavoriamo, così si lavorerà in un ambiente più salubre».

Si parla anche di test sierologici rapidi da sottoporre al paziente.

«Stiamo valutando, nell’attesa che vengano validati e rispondano ai necessari requisiti di affidabilità, l’acquisto di questi test da sottoporre a coloro che sono stati esposti al Coronavirus. Questo per poter lavorare in tutta sicurezza, per stare tranquilli noi e per rassicurare i pazienti, in questo modo avremo anche delle informazioni in più ed utili. Crediamo, al di là del triage telefonico che continuerà ad essere il primo step, siano utili. Dopo quattro mesi, ormai, abbiamo più elementi sul virus, sappiamo che dobbiamo conviverci, cambieranno le nostre abitudini. Tramite i nostri canali social stiamo dando delle informazioni utili. Abbiamo pubblicato un video su come si lavano le mani, nei giorni scorsi ne abbiamo pubblicato un altro sull’uso corretto delle mascherine, perché se non vengono usate bene, allora è inutile indossarle: bisogna farle aderire perfettamente al viso, così non si appannano gli occhiali se abbiamo necessità di metterli, bisogna coprire naso e bocca e conoscere la differenza fra i vari tipi di mascherine».

Niente riviste, oggetti nelle sale d’attesa, considerati un veicolo di contaminazione…

«Vanno evitati soprammobili, riviste, tappeti e giocattoli, in modo da poter rendere le superficie facilmente detergibili e pulirle con uno spray disinfettante. Il virologo Burioni poi è ritornato sul tema delle scarpe che probabilmente sono un veicolo per il virus, ma il rischio di contagio rimane molto basso, perché non tocchiamo con le mani le scarpe o il pavimento che è stato calpestato per poi metterle in bocca. Ecco perché saranno obbligatori i calzari monouso».

Twitter @Ros812007

About Rosaria Parrilla

Giornalista pubblicista, addetta stampa, conduttrice televisiva e di eventi

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