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Odio online: come difendersi? L’iniziativa dell’Unione Nazionale Consumatori Umbria

L’Unione Nazionale Consumatori Umbria, grazie alla partnership con Chi Odia Paga, fornisce gratuitamente uno strumento che permette a tutti i suoi associati di capire se sono vittime (o meno) di reati di odio online e li difende fornendogli supporto tecnico e legale.

Questa interessantissima iniziativa, alla quale si è dato vita il 21 ottobre del 2020, nasce dalla necessità di ovviare alla sottovalutazione del fenomeno, oltre che dalla necessità di combattere il fenomeno in quanto tale. Peraltro, UNC Umbria riceve continuamente richieste di intervento contro i cosiddetti “leoni da tastiera”. Come sopra accennato, c’è soprattutto una sottovalutazione del problema e non viene percepita la gravità di alcuni comportamenti che, invece, sono da censurare sia legalmente che moralmente. Grazie a questa iniziativa, è possibile tutelarsi attraverso un mezzo veloce ed affidabile. Sul sito dell’associazione UNC Umbria, è presente il link per compilare il questionario, al fine di ricevere un feedback digitale da parte dell’associazione.

Ma cosa significa “odio online”?

L’avvocato Damiano Marinelli, presidente di UNC Umbria, ci aiuterà a capire cosa si intende per “odio online”

Come sopra accennato, da anni l’UNC Umbria si occupa di tematiche molto delicate quali stalking, mobbing, cyberbullismo, organizzando eventi al fine di sensibilizzare su queste tematiche e «…riceve numerose segnalazioni anche rispetto al cosiddetto hate speech, ovvero tutte le parole di odio, riguardanti minacce, ingiurie, diffamazioni che, purtroppo (specie online) si stanno moltiplicando».

Grazie alla collaborazione attivata con Chi Odia Paga, «…UNC Umbria ha la possibilità di fare gratuitamente una valutazione iniziale per capire se un post o altri tipi di comunicazione possano essere penalmente rilevanti. A questo punto, la struttura con cui abbiamo attivato la collaborazione, fa una valutazione da terzi e opera anche una valutazione tecnica, bloccando lo screenshot, facendo in modo che il messaggio d’odio diventi anche una prova utilizzabile in giudizio. Inoltre, aiuta anche a denunziare il fatto».

Dunque, il cosiddetto hate speech può riferirsi – in generale – ad ingiurie, diffamazioni, minacce etc., ma può entrare anche a far parte di un contesto più ampio e, quindi, hate speech nell’ambito dello stalking, del mobbing, del cyberbullismo etc. Da tutto questo è nata la necessità di attivare uno sportello, su questo specifico problema, proprio perché è stato rilevato che «c’è un’escalation di questi episodi, sicuramente anche per lo stress derivante dalla situazione emergenziale e poiché molti stanno più tempo davanti al computer (o altri apparecchi tecnologici). Inoltre, c’è da dire che, purtroppo, molti non si rendono neanche conto che ciò che dicono attraverso il computer abbia la stessa valenza (certamente dal punto di vista giuridico) di quello che viene detto fuori. Su questo, c’è sia una grande mancanza di informazione da parte di coloro che usano parole d’odio e, dall’altra parte, spesso c’è paura di esporsi o, comunque, mancanza informazione sulle possibili modalità di tutela».

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