Si è concluso pochi giorni fa il processo d’Appello che ha confermato a Massimo Bossetti a condanna all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, così come in quello di primo grado stabilito un anno fa. Una sentenza che, ovviamente, non piace agli avvocati  della difesa, che ricorreranno in Cassazione per vedere riconosciuta la possibilità di rifare la perizia sul Dna, perché esso – dicono – è incompleto, mancante della sua componente mitocondriale.

In questa fase dibattimentale avevano presentato 102 pagine di motivi di appello aggiuntivi con ben 261 criticità avanzate alle analisi, per tentare di dimostrare l’infondatezza della “prova regina” che inchioderebbe il muratore di Mapello. Ecco qual è la posizione della difesa nelle parole dell’avvocato Claudio Salvagni raggiunto a Prato.

Avvocato Salvagni nel processo d’Appello, Massimo Bossetti è stato riconosciuto colpevole del delitto di Yara Gambirasio e confermata la sua condanna all’ergastolo, ricorrerete  in Cassazione?

«Certo, ricorreremo in Cassazione anche perché la lesione del diritto di difesa ci sembra grande come una casa, quest’uomo è stato condannato sulla base di una prova scientifica, nei confronti della quale non ha mai potuto partecipare e non ha mai potuto dire nulla. Noi abbiamo potuto come difesa esaminare dei risultati e vogliamo vedere come si arriva a questi risultati anche perché riteniamo che quel risultato sia viziato da molteplici errori come abbiamo evidenziato nell’atto di Appello e in sede di dibattimento dell’Appello».

Dopo la lettura della sentenza Massimo Bossetti si definisce un uomo “profondamente deluso, sconfortato, stanco di soffrire e di far soffrire…

«Purtroppo le confermo che il mio assistito è un uomo disperato, distrutto perché dice che non vede via d’uscita,  semplicemente perché non può difendersi e non può dimostrare la sua innocenza perché non gli viene data la possibilità di tutelarsi e così questo processo diventa una cosa inutile».

Ma la prova regina che inchioderebbe Massimo Bossetti è relativa al solo Dna o ci sono altre prove a suo carico?

«Gli altri indizi, lo dice la sentenza stessa, non sono indizi individualizzanti per cui un indizio che non è individualizzante non è neppure un indizio è come dire che entrambi, la vittima e Bossetti, ascoltassero la musica rock, ma non vuol dire nulla perché non è individualizzante.
Guardi, a questo proposito provoco: “Che il Parlamento faccia una norma: se c’è il Dna non facciamo nemmeno il processo, che altrimenti è una farsa» anche perché , e lo ribadisco, l’esame del Dna presenta numerose anomalie  e la procedura seguita non ha rispettato i criteri stabiliti dalla comunità scientifica  internazionale».

La giuria è rimasta in camera di consiglio quindici ore: un’eternità il che ha scatenato una serie  di ipotesi e tra le più accreditate quella che vedrebbe “una corte spaccata sul verdetto”.

«Probabilmente è così,  però se fosse così e se si giungesse comunque alla condanna, questo stravolgerebbe il principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio, perché è evidente che se c’è un dubbio, non c’è unanimità. Aspetteremo i 90 giorni per conoscere le motivazioni della sentenza ed avremo 45 giorni per fare ricorso in Cassazione. Mi permetta di aggiungere un’ultima cosa: in quanto avvocato sento viva una profonda prostrazione perché mi  trovo nell’impossibilità oggettiva di difendere il mio cliente, perché  se non gli viene concesso di fare la perizia sul Dna, non potrà mai difendersi. Per questo come avvocato mi dispiaccio ancor prima della sentenza e sono profondamente rattristato di quella che non temo di definire l’uccisione del diritto di difesa».

(Pubblicato da www.stamptoscana.it)

Pubblicato da Patrizia Scotto di Santolo

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