Mancano ormai pochi giorni all’apertura del processo di Appello per l’omicidio di Yara Gambirasio, previsto il 30 giugno,così come ha stabilito la Corte di Assise d’Appello di Brescia, presieduta da Enrico Fischetti, a un anno esatto dalla condanna all’ergastolo in primo grado di Massimo Bossetti, pronunciata dal tribunale di Bergamo a inizio luglio 2016.

Tornerà, dunque in un aula, il muratore di Mapello riconosciuto colpevole dell’omicidio di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate di Sopra, scomparsa il 26 novembre del 2010, ritrovata tre mesi dopo, abbandonata nei campi di Chignolo d’Isola. Per Bossetti i giudici avevano anche stabilito un risarcimento di circa 1 milione e 300mila euro per la famiglia di Gambirasio.

Non ci sarà più il pm Letizia Ruggeri, che nel precedente processo aveva chiesto l’ergastolo con isolamento diurno, impostando la sua accusa su una serie di indizi ma sopratutto su quella che a tutt’oggi,viene considerata la “prova regina”, ovvero il Dna mescolato ad altro materiale genetico del 45enne. Al suo posto un Sostituto Procuratore generale.

Come riportano alcune fonti, questo potrebbe essere un processo in quattro udienze, con gli interventi del giudice relatore, del pg, degli avvocati Andrea Pezzotta ed Enrico Pelillo per i Gambirasio e dei difensori di Bossetti, Claudio Salvagni e Paolo Camporini. La sentenza è prevista entro il mese di luglio, a meno che non venga accolta la richiesta avanzata dai legali della difesa di Bossetti di una nuova perizia sul Dna.

La Corte d’Assise di Bergamo ne ha sempre rigettato la richiesta perché il gip Ezia Maccora aveva detto: “Quel che conta è il Dna nucleare che, stando agli esami scientifici, è di Bossetti, e non quello mitocondriale”. “Uno e perfetto”, aveva confermato il pm Letizia Ruggeri.
Nel fascicolo processuale è la 31G20 e costituisce il nucleo principale della memoria depositata dalla difesa. È attraverso questa traccia genetica che si è risaliti, in un primo momento a “Ignoto 1″, poi all’autista di autobus scomparso nel 1999, Giuseppe Guerinoni e alla madre di Bossetti, Ester Arzuffi (che ha negato relazioni extraconiugali).

La difesa, invece, ha contestato la mancata corrispondenza tra il Dna nucleare, attribuito a Bossetti, e quello mitocondriale nella traccia, la cui appartenenza non è stato possibile stabilire, definendola “una mezza traccia” e “forse contaminata” durante i procedimenti di conservazione e di analisi. “Più anomalie che marcatori”, avevano detto gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, ovvero semplificando la loro tesi il DNA, considerato prova decisiva contro Bossetti,non può essere ritenuto né una prova né un indizio, perché manca della componente mitocondriale e hanno anche depositato 102 pagine di motivi di appello aggiuntivi, che con ogni probabilità riguardano,soprattutto, il DNA.

 Secondo l’avvocato Salvagni, intervistato a Prato, “i dati da prendere in considerazione sono due. La mancanza del DNA mitocondriale dell’imputato e la contemporanea presenza di un altro DNA mitocondriale di persona rimasta ignota”. Solo “un DNA completo delle due inscindibili (in natura) componenti nucleare e mitocondriale, può essere idoneo ad identificare il proprietario della traccia che contiene quel DNA”.

Da quanto detto ne deriva che, “per la sola assenza del mitocondriale dell’imputato non potrebbe che discendere l’assoluzione ex art. 530 comma 2 CPP, essendo la prova manifestamente contraddittoria (DNA nucleare di un individuo, DNA mitocondriale non solo assente, ma addirittura appartenente ad altro individuo).”Ecco perché la tesi della difesa è “che solo disponendo di una perizia collegiale, la Corte di Appello di Brescia potrà fare luce sulle numerose contraddizioni e lacune di quel DNA che invece la sentenza di primo grado considera poco meno che inattaccabile”.

Se la Corte d’Assise d’Appello in apertura del processo dovesse accogliere la richiesta degli avvocati della difesa di Massimo Bossetti, cioè accettare di ripetere l’esame del Dna, la storia che tutti hanno raccontato fino ad oggi potrebbe riservare non pochi colpi di scena.

(Pubblicato da StampToscana.it)

Pubblicato da Patrizia Scotto di Santolo

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