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Opliti greci, soldati etruschi e conquistadores, gli eroi del passato rivivono nei romanzi di Matteo Bruno

Gli opliti combattono sotto il sole dell’Antica Grecia o sotto il caldo torrido di Siracusa, oppure le lotte tra gli etruschi e i loro nemici in un passato remoto, ancora feroci conquistadores lottano per l’oro e la propria vita. Il mondo fantastico (ma rigorosamente Storico) di Matteo Bruno è condensato in diversi romanzi e, anche se l’invito è quello di leggerli, GiustiziaeInvestigazione ha voluto porre alcune domande allo scrittore e farsi raccontare come nasce questa passione e questo mondo.

Chi è Matteo Bruno?

«Buongiorno Umberto, innanzi tutto permettimi di ringraziarti per questa intervista e di salutare tutti i lettori di Giustizia e Investigazione. Matteo Bruno non osa definirsi uno scrittore, diciamo piuttosto che è uno scribacchino appassionato di Storia (notare la maiuscola!), che ha scoperto nella scrittura un modo per raccontarla».

Cos’è la scrittura per te?

«È evasione dal quotidiano, è un modo per viaggiare nel tempo e nello spazio (ho una visione romantica, lo ammetto…). Inoltre, mi ritengo un discreto osservatore e scrivendo mi piace dar vita e rielaborare i piccoli dettagli su cui poso gli occhi tutti i giorni semplicemente uscendo di casa (e a volte persino restandoci). Non solo: la scrittura è il mio modo di “fotografare” l’ambiente, di parlare per immagini. Dato che non so disegnare, preferisco farlo con le parole!».

Quali sono i tuoi riferimenti letterari?

«I miei riferimenti letterari sono molteplici, sia nell’ambito della narrativa storica che in quella di altro genere. Tra i primi che mi vengono in mente ci sono senz’altro Bernard Cornwell e Valerio Massimo Manfredi, ma anche J. R. R. Tolkien e Bram Stoker. Senza contare l’Iliade e l’Odissea, che mi appassionarono fin da quando scoprii Omero alle scuole medie. Oltre a questi, gli autori che mi hanno dato splendide emozioni sono moltissimi altri, ma in questa sede non posso nominarli tutti».

Il mondo antico, l’eroismo, le polis. Uno stile di vita e di scrittura?

«Di vita forse no, ma di scrittura certamente sì. Un taglio epico, avvincente e avventuroso è alla base di ogni vicenda che tratto. Ovviamente, maturando esperienza di scrittura, ho via via creato personaggi con una dimensione introspettiva sempre maggiore, però ciò che caratterizza il mio stile sono probabilmente le scene di azione. Tutto questo cercando sempre di non cedere alla spettacolarizzazione tipica, ad esempio, di una certa cinematografia moderna: per me il realismo di ogni scena è essenziale».

Come nascono le storie che racconti?

«Beh, direi innanzi tutto che nascono dalla lettura. Leggere è la mia fonte d’ispirazione principale, nonché la molla che ha fatto scattare la mia voglia di scrivere (e al primo tentativo avevo la sensazione di perdere tempo ed energie). A parte questo, il mio primo approccio con un nuovo romanzo è da studioso più che da scrittore. Cerco prima di tutto una vicenda storica che mi incuriosisca, che susciti il mio interesse e che possa ingolosire il pubblico; solo dopo averla studiata approfonditamente inizio ad imbastire su di essa dei personaggi da me creati e una trama di fantasia. Per essere credibile, quest’ultima necessita di profondi capisaldi. Faccio un esempio: ne L’Ultimo Spartano il protagonista di fantasia è un mercenario mentre il principale personaggio realmente esistito è il re Agide III di Sparta, il quale assoldò un gran numero di mercenari. Ecco dunque che la trama che avevo in mente si è evoluta con naturalezza».

Cosa incarnano i tuoi personaggi?

«Il bene e il male, il meglio e il peggio dei comportamenti umani. Su questo ho una visione abbastanza netta e, anche se mi piacciono i protagonisti non troppo ortodossi (politicamente scorretti, per usare un linguaggio contemporaneo), nei miei romanzi la distinzione tra i “buoni” e i “cattivi” è sempre palese. Inoltre, mi piace dare un ruolo sostanziale ai personaggi femminili, a costo di fare qualche piccola forzatura storica (è il caso del mio SyracusaLa vendetta di Nicone, interamente narrato da una voce femminile). Come si sa, nell’Antica Grecia la condizione della donna era sottomessa, ma senza di loro nessuna trama avrebbe anima».

Perché il romanzo storico spaziando dalla Grecia classica, agli etruschi, la stagione dei capitani di ventura e dei conquistadores?

«Il romanzo storico perché la scrittura è il mio modo di raccontare la Storia (di nuovo la maiuscola), e onestamente non so se sarei in grado di cimentarmi in altri generi; anni fa iniziai senza successo la stesura di un fantasy. Per quanto riguarda le diverse ambientazioni, esse rispecchiano i miei gusti, la mia formazione culturale e i miei interessi. La storia antica mi piace quasi tutta, ma ci sono anche altri momenti storici che mi affascinano in modo particolare. Ciò che ricerco in ogni vicenda è l’originalità: voglio storie e contesti che siano meno noti di altri, ma non per questo meno interessanti. Colgo l’occasione per anticipare che le mie prossime pubblicazioni saranno ambientate in epoche del tutto diverse rispetto a quelle già trattate».

Giustizia e letteratura, tirannia e democrazia, quale rapporto secondo te?

«Quest’ultima domanda è davvero originale! Esulando dall’ambito strettamente letterario, mi viene da dire che la tirannia si crea ogniqualvolta la società si impoverisce culturalmente (e cultura fa rima con lettura!). Purtroppo la storia, e in particolare quella antica, insegna che la democrazia corrotta degenera quasi sempre in tirannide».

E concludiamo con un saluto ai lettori di www.giustiziaeinvestigazione.com.

«Grazie per le domande, Umberto. Assolutamente mirate e nient’affatto banali. Un saluto a tutti i tuoi lettori».

Matteo Bruno aspetta i suoi lettori sabato 27 gennaio alle ore 17.30 presso la pasticceria Michele, zona Pian di Massiano a Perugia, per un pomeriggio firma-copie e per conoscere il mondo del romanzo storico.

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About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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