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Ottanta anni fa l’Italia entrava in guerra

Il 10 giugno del 1940, Benito Mussolini – allora presidente del Consiglio del Regno d’Italia – dichiarò l’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania di Hitler. Quello dell’Italia è stato un cambio di rotta, in quanto negli anni precedenti lo scoppio della seconda guerra mondiale, si era allontanata dai paesi che erano stati suoi alleati durante il primo conflitto mondiale: USA, Gran Bretagna e Francia.

Come nasce l’alleanza tra l’Italia di Mussolini e la Germania di Hitler?

Sino al 1938, non correvano buoni rapporti tra Mussolini e Hitler, ma le vicende storiche susseguitesi negli anni Venti e negli anni Trenta, hanno progressivamente determinato un allontanamento dell’Italia dai paesi che, pochi anni prima, erano stati suoi alleati. Un allontanamento dovuto, soprattutto, a motivi geopolitici. Dalla fine della prima guerra mondiale, conclusasi con il Trattato di Versailles del 1919, l’Italia perseguiva la politica del «peso determinante», ossia, voleva essere riconosciuta come grande poteva e voleva conquistare alcuni territori come l’Etiopia. La Gran Bretagna si oppose poiché anch’essa aveva interessi in Africa e il trattato non venne mai ratificato. La Gran Bretagna avrebbe preferito appoggiare il revisionismo tedesco piuttosto che quello italiano. Nel 1922, a seguito della marcia su Roma, Mussolini ottenne l’incarico di costituire il governo. Tuttavia, la politica estera italiana di quegli anni, non era legata all’ideologia fascista. Negli anni Trenta furono stipulati accordi internazionali, in funzione antihitleriana, con l’obiettivo di placare le mire espansionistiche di Hitler.

Gli accordi in funzione antihitleriana

Nel 1935 furono firmati gli accordi Mussolini-Laval, dai nomi dei ministri degli esteri italiano e francese. La Francia cedette all’Italia alcuni territori di Eritrea e Libia e diede il via libera per la conquista dell’Etiopia, ma la parola – data solo verbalmente – non fu mantenuta. Vi sono, poi, degli accordi che rientravano nel progetto della Locarno Orientale. La Francia perseguiva una politica di sicurezza accordandosi con paesi quali Cecoslovacchia, Russia e Polonia. Quest’ultima, però, preferiva difendersi autonomamente e firmò con la Germania un patto di non aggressione. Nel 1932, fu firmato un patto di non aggressione tra Francia e Russia. Nel 1935, un accordo di mutua assistenza tra Francia e Russia e, nello stesso anno, un accordo di mutua assistenza tra Russia e Cecoslovacchia. Tuttavia, in quest’ultimo caso, qualora la Germania avesse attaccato uno di questi due paesi, sarebbe stato necessario l’intervento della Francia. Poiché da quel momento in poi venne coinvolta anche la Russia, Hitler ritenne che gli accordi di Locarno fossero stati violati e questo fu usato come pretesto per reintrodurre la circoscrizione obbligatoria, violando un’altra clausola del trattato di Versailles.

I tentativi (falliti) di riformare il sistema di Versailles

Poiché Hitler stava violando il trattato di pace, nel 1935 Italia, Francia e Gran Bretagna firmarono l’accordo di Stresa che prevedeva la riaffermazione degli accordi di Locarno del 1925, contrarietà all’Anschluss (annessione dell’Austria alla Germania) e reazione contro qualunque violazione del trattato di pace. L’Italia ritenne, nuovamente, di avere il via libera per la conquista dell’Etiopia, ma non fu così e anche il fronte di Stresa si rivelò un fallimento. Questa chiusura da parte di Francia e (soprattutto) Gran Bretagna, portò l’Italia ad avvicinarsi alla Germania, non opponendosi più all’Anchluss che avvenne nel 1938. Ricordiamo che l’Italia era antirevisionista (eccetto riguardo ai propri interessi nel Mediterraneo e nell’Adriatico) ed era contraria all’Anchluss poiché voleva mantenere il confine col Brennero. Nel 1936 l’Italia conquisto l’Etiopia. Nello stesso anno, scoppiò la guerra civile spagnola e Italia e Germania appoggiavano le truppe del generale Francisco Franco, inviando aiuti diretti (militari). Per quanto riguarda le potenze democratiche, la Francia avrebbe voluto il non intervento, ma poi si adeguò alle decisioni della Gran Bretagna, sostenendo Francisco Franco anche se con aiuti non diretti. Invece, l’URSS appoggiava il governo legittimo (Fronte Popolare) inviando aiuti diretti. Nel 1939 la guerra civile spagnola fu vinta da Francisco Franco, il cui regime venne riconosciuto da Italia, Germania, USA, Francia e Gran Bretagna. La guerra civile spagnola è molto importante se ne consideriamo le conseguenze: da un lato è evidente la debolezza della Francia che si adeguava sempre alle scelte della Gran Bretagna, seguendo anch’essa l’appeasement britannico. La politica di appeasement era volta ad evitare una futura guerra, ma si ottenne l’effetto contrario. In particolare, con la Conferenza di Monaco del 1938 tra Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna, si decise che la Germania avrebbe ottenuto il territorio dei Sudeti in Cecoslovacchia, territorio dove la maggior parte degli abitanti erano tedeschi. La Conferenza di Monaco è molto importante perché, accordandosi con Hitler le potenze democratiche, si accelerò la strada verso la guerra. Altra conseguenza della guerra civile spagnola è il consolidamento dell’alleanza tra Italia e Germania che avvenne ufficialmente nel 1939 con il Patto d’acciaio, un’alleanza difensiva. Nello stesso anno, Russia e Germania firmarono un patto di non aggressione (Patto Molotov-Ribbentrop). Il punto saliente di questo patto è la spartizione della Polonia. La parte orientale sarebbe andata all’URSS, mentre la parte occidentale alla Germania. Tuttavia, il patto non fu rispettato perché il 2 settembre del 1939 la Germania invase la Polonia e il giorno seguente Francia e Gran Bretagna le dichiararono guerra.

Nonostante la stipula di un’alleanza difensiva con la Germania, Mussolini aveva dichiarato che l’Italia non sarebbe entrata subito in guerra, a causa della mancanza di risorse. Tuttavia, entrò in guerra prima del previsto perché Mussolini voleva dimostrare di essere all’altezza di Hitler e della sua Germania, che stava vincendo.

L’inizio della guerra parallela e il fallimento di Mussolini

Nel 1940 l’Italia dichiarò guerra alla Francia che, dopo aver firmato un armistizio con la Germania, ne firmò uno anche con l’Italia. L’armistizio prevedeva che all’Italia andassero alcuni territori francesi. L’Italia attaccò la Grecia dall’Albania (che era un proprio protettorato dal 1936) per dimostrare la propria potenza, ma Mussolini fallì e, trovandosi in difficoltà, dovette rivolgersi al proprio alleato. La Germania intervenne attaccando la Jugoslavia, per evitare che la Grecia permettesse l’ingresso delle truppe inglesi. Grazie a questo aiuto, l’Italia riprese i propri territori e i territori balcani e croati che furono conquistati, vennero spartiti tra Italia, Germania ed Ungheria. Nello stesso anno, il Giappone, con cui già dal 1937 c’era un’alleanza contro il comunismo (Anticomintern) aderì al patto tripartito (asse Roma – Berlino – Tokyo) e nel 1941 dichiarò guerra agli USA.

L’anno di svolta a favore degli alleati e la liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo

Il 1942 è l’anno di svolta a favore degli alleati. Da una lato, viene fermata l’avanzata giapponese e, dall’altro, quella tedesca. Nel 1943 gli alleati sbarcarono in Sicilia e da lì risalirono tutta la penisola. Mussolini non godeva più del consenso degli anni precedenti; addirittura, fu sfiduciato dal Gran consiglio del fascismo e, successivamente, fu convocato dal Re e fatto arrestare. Il nuovo presidente del Consiglio Badoglio, annunciò che l’Italia sarebbe rimasta in guerra a fianco della Germania, ma poi in Sicilia fu annunciato l’armistizio. Il Re e Badoglio scapparono a Brindisi e fu creato il Regno del Sud. L’Italia si trovava, così, divisa in due, poiché i tedeschi occupavano il nord e il centro della penisola. Una volta liberato, Mussolini creò, a nord Italia, la Repubblica di Salò (RSI), dichiarando guerra alla Germania. L’ex duce tornò sui propri passi, sperando di riacquistare il consenso passato, ma non fu così. Nessuno riuscì a fermare l’avanzata degli alleati ed anche la resistenza italiana ebbe un ruolo fondamentale, attraverso l’azione delle formazioni partigiane che formavano il Comitato di liberazione nazionale (CLN). Non c’era più spazio né per Mussolini né per Hitler e, ormai, il nazi-fascismo era giunto al termine.

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