Home / In evidenza / Pedofilia e reati sessuali, casi in aumento e pene irrisorie

Pedofilia e reati sessuali, casi in aumento e pene irrisorie

Pedofilia, reati sessuali contro la persona, stalking, sexting, grooming, molestie, sono fenomeni in forte aumento. Secondo i dati del ministero dell’Interno, da gennaio a giugno 2017, gli stupri sono stati 2.333, mentre solo nel 2015 le vittime minori erano 5.000, il 40% delle segnalazioni riguardano bambini sotto i 12 anni in maggioranza maschi, invece c’è una lieve crescita delle vittime femmine tra gli 11-14 anni.

Per contrastare tali fenomeni la società è chiamata a vigilare, intervenire e chiedere alla politica degli interventi più incisivi. Tra le associazioni che da anni si battono per questo c’è “La Caramella Buona”, presieduta da Roberto Mirabile.

Cosa è “La Caramella Buona onlus” e come nasce?

«La Caramella Buona nasce 20 anni fa a Reggio Emilia, opera in Italia per con l’obiettivo di prevenire e reprimere la pedofilia e tutti quei fenomeni preoccupanti relativi ai reati sex offender, sia sulle donne sia sugli adulti in generale. Il lavoro è diviso in 4 settori: formazione base per le famiglie e per le potenziali vittime, informazione corretta nelle scuole (oltre 6mila studenti incontrati ogni anno con i nostri consulenti), alta formazione con il direttore scientifico Roberta Bruzzone per le forze di polizia, avvocati per la formazione obbligatoria annuale, medici e infermieri, investigatori privati e guardie giurate. Abbiamo un altro settore molto importante, a scopo sociale, con la gestione diretta delle case buona accoglienza che sono 4 per persone in situazioni di emergenza. Poi c’è l’attività di pubblicistica e di lobbies positiva, cioè come portatori di interessi in Parlamento per la tutela dei minori. Siamo molto conosciuti all’estero per l’impegno giudiziario a favore delle vittime degli abusi e nella costituzione di parte civile nei processi. Siamo impegnati quasi tutte le settimane in tribunale ad assistere le vittime di abusi e violenze. Al momento abbiamo vinto tutti i procedimenti penali in cui ci siamo costituiti con un monte pena di 141 anni di carcere per i pedofili di cui abbiamo contribuito all’arresto e alla condanna, mi permetto di ricordare un ergastolo ottenuto a Napoli per il noto caso, purtroppo, di Fortuna Loffredo. Sempre nel rispetto dei ruoli assoluto, mi permetto di dire che tutte le segnalazioni che raccogliamo diventano un dossier subito trasmesso alla polizia giudiziaria o direttamente alle Procure».

A livello nazionale come possiamo quantificare il fenomeno e se la legislazione ha bisogno di qualcosa in più?

«Dai dati, anche se è difficile parlare di numeri non essendoci una banca dati, dei reati a sfondo sessuale possiamo affermare che sono in costante crescita quelli a sfondo sessuali su minori e donne. Aumentano, però, anche le denunce per presa di coscienza delle persone e delle istituzioni. In generale possiamo contare sui dati del Ministero da gennaio a giugno 2017, stranamente attuali, che riportano 2.333 stupri, solo nel 2015 le vittime minori erano 5.000, il 40% delle segnalazioni riguardano bambini sotto i 12 anni in maggioranza maschi, invece c’è una lieve crescita delle vittime femmine tra gli 11-14 anni. Il sexting, cioè l’invio di foto e video spinti, non è quantificato, ma purtroppo abbiamo dovuto registrare anche dei suicidi di ragazzine vittime di questi comportamenti offensivi e ricattatori. Un altro dato che mi preme sottolineare è la pena media per un pedofilo che abusa di bambini sotto i 10 anni di età: 6 anni e 3 mesi, una pena molto molto bassa come dimostra il caso di Milano di Edgar Bianchi, nel quale ci siamo costituiti parte civile. Qui dobbiamo capirci: il pedofilo è altamente recidivo, rimane pericoloso per tutta la sua vita sessuale. La castrazione chimica, o meglio il trattamento farmacologico, non è applicabile (la sperimentazione dura da 20 anni, questo vuol dire qualcosa). Il ciprozerone acetato fa perdere la capacità meccanica, ma non quella della testa, abbiamo avuto casi di violenze perpetrate con strumenti e oggetti. La psicoterapia non porta a nulla di definitivo con dati molto sconfortanti e la recidiva è brevissima, come nel caso di Bollate. Come onlus ci siamo occupati di un pedofilo che dopo la condanna e aver scontato la pena è rimasto inattivo per 9 anni, ma dopo ha abusato di dodici bambini. Forse è tempo di fare una riflessione sulla legislazione e sull’applicazione delle leggi: non possiamo parlare di pedofilia se non possiamo parlare di una seria prevenzione se prima non affrontiamo il tema della detenzione certa e del controllo dopo il carcere per evitare la reiterazione. In Parlamento c’è una proposta di legge, da 10 anni, che vorrebbe introdurre strumenti di tutela: la tracciabilità, il monitoraggio obbligatorio e la segnalazione alle forze dell’ordine, da parte del ex offender, di tutti gli spostamenti, dei cambi di residenza, di dove si va a lavorare, quali luoghi si frequentano. Questo sarebbe già un passo in avanti notevole. Altrimenti escono e si confondono nella società. Cercano casa in un’altra città e, come già accaduto, scelgono abitazioni di fronte a scuole materne. Non deve succedere mai. Invito i politici e i magistrati a riflettere su questo. Sono dieci anni che presentiamo questa proposta di legge, i parlamentari appena insediati la sostengono, ma poi tutti sparisce. Di casi come Bianchi ne abbiamo avuti tanti».

Qual è l’identikit del pedofilo?

«Secondo le statistiche la metà degli abusi e delle condanne avviene in ambito familiare (nucleo allargato, parenti, etc.) o dai vicini di casa. Tracciare un profilo è difficile, non è il soggetto con soprabito ai giardinetti come nei fumetti che adesca i bambini. Ci sono tanti casi con soggetti insospettabili, ottimi professionisti, appartenenti alle forze dell’ordine, al clero, persone che non appartengono a substrati culturali, anzi quelle sono le eccezioni. La stragrande maggioranza dei pedofili sono dei serial killer, pianificano la loro opera, studiano, attendono anche decenni prima di colpire, nascosti dietro una facciata di rispettabilità economica e sociale. Non raramente, purtroppo, li troviamo in ambienti, anche istituzionali, dove sono a contatto con le potenziali vittime, stringono rapporti amichevoli con le vittime».

Il ruolo di internet? La rete ha facilitato il modus operandi del pedofilo?

«La rete ha fatto da volano per questi reati. Politici e magistrati stanno correndo per mettere una toppa a quanto avvenuto e al tempo perso. Lo schermo del pc permette di godere dell’anonimato a soggetti con forti problemi psicologici, intimi, di debolezza intrinseca. Moltiplicano i contatti tramite i social, si sentono più forti, e adescano (grooming) molte vittime, fingendosi ciò che non sono. Molto spesso si passa dal virtuale al reale e in quel caso è tardi. Internet è un grande strumento, non dobbiamo demonizzarlo o proibirlo, anche perché poi i ragazzi lo usano apposta. Però ha facilitato le modalità di contatto tra pedofili e minori».

Da genitori o da educatori, quali comportamenti bisogna monitorare? Ci sono dei segnali di pericolo?

«Parola d’ordine: non creiamo allarmismo. Come per la mafia, l’ipocrisia e l’omertà aiutano lo sviluppo della pedofilia. C’è terrore solo a pronunciare la parola, quando è necessario fornire strumenti adeguati di autotutela. I bambini sono svegli, assorbono tutto e sono molto curiosi, perciò quando chiedono qualcosa ai genitori non abbiate paura di spiegare, con parole adeguate, quello che li ha incuriositi. Se fanno domande è meglio trovare da voi risposte semplici, per evitare che le cerchino all’esterno. Poi bisogna tenere d’occhio la disattenzione, il calo di rendimento scolastico, l’isolamento, la perdita della quadricromia (disegna tutto nero o grigio, tratteggia mostri o oscura il sole), possono farsi la pipì addosso, vergogna a mostrarsi nudi, bambini che si chiudono in se stessi. Questi sono tutti messaggi che esiste un malessere o un segreto. E i segreti sono pericolosi. Saper leggere cosa dice il bambino quando non parla. Se ci sono sospetti non improvvisarsi psicologi o investigatori, perché si fanno solo danni, ma rivolgersi a chi di competenza, autorità, organismi di polizia, associazioni come “La Caramella Buona”. L’errore da non fare è quello di non approfondire se il bambino palese uno stato di disagio».

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

Check Also

Dal Corpo Forestale ai Vigili del fuoco senza specializzazione, decreto bocciato dal Tar

Un altro colpo alla soppressione del Corpo forestale dello Stato. È quello messo a segno …

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi