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Pensionamenti non rimpiazzati ed età media troppo alta, la situazione degli uomini e delle donne della Polizia

Proseguiamo con Giuseppe Crupi, segretario regionale del Siap (Sindacato italiano appartenenti polizia) Umbria e dirigente nazionale.

– Lavorativamente parlando qual è la condizione attuale degli uomini e delle donne in divisa?

«Attualmente le difficoltà maggiori si riscontrano nell’assenza di garanzie funzionali che individuino esattamente le cosiddette “regole d’ingaggio”. Crediamo sia necessario stabilire principi che tutelino maggiormente il poliziotto, cominciando a considerare delle norme che riducono gli spazi interpretativi e con essi alcune letture distorte e/o preconcette di fatti attinenti la polizia di prevenzione e repressione».

– C’è disparità di trattamento tra gli uomini e le donne all’interno delle forze dell’ordine?

«Il Regolamento di servizio, come il contratto normativo e la legge primaria sulla riforma della pubblica sicurezza (L.121/81), valgono per chiunque indossi l’uniforme della Polizia di Stato, che comunque si è dotata di adeguati strumenti strutturali, come l’istituzione di specifiche “Commissioni paritetiche per le pari opportunità” anche a livello territoriale. Garanzia comunque ampliata, difatti oggi si pone l’attenzione sulla “disparità di genere”, quindi a più ampio spettro».

Quali sono le emergenze che deve affrontare il sindacato?

«L’assicurazione dei diritti acquisiti, vista la complessa criticità derivante dal calo della forza lavoro, a causa del blocco delle assunzioni che ha interessato tutto il pubblico impiego, dal 2008 al 2014, parzialmente sbloccate dal 2015. Riscontrabili sia nella riduzione del personale legata ai pensionamenti non rimpiazzati che nell’elevazione della media dell’età anagrafica dei poliziotti, una conseguenza che può essere risanata principalmente con una programmazione economica adeguata e quindi con piani di assunzioni straordinarie».

– Anche nell’Arma dei carabinieri cominciano a proliferare associazioni sindacali, secondo lei qual è l’importanza di questa “novità”? E quali potrebbero essere gli aspetti positivi di quest’innovazione all’interno di una forza armata considerata non sempre al passo coi tempi?

«La sindacalizzazione del mondo militare è un evento storico, non più rimandabile. Come già ribadito nelle sedi preposte, si tratta di un’evoluzione fondamentale e ci auguriamo sia prodromica almeno alla valutazione, da parte del Governo, di svincolare in maniera netta il comparto sicurezza e soccorso pubblico dalla difesa. Questa operazione consentirebbe principalmente di investire in maniera differenziata e più oculata, sui due comparti, viste anche le funzioni diverse, anche sul fronte operativo. Condizione che migliora di fatto anche la qualità della sicurezza dei cittadini e degli operatori che verrebbero dotati di ulteriori strumenti specifici in base alla tipologia d’impiego».

– Perché ci sono tanti suicidi tra le donne e gli uomini in divisa? Questo malessere potrebbe essere collegato alle condizioni di lavoro? E cosa fanno le istituzioni?

«L’argomento è molto delicato e sentito e tocca tutte le forze dell’ordine. Al dipartimento da tempo proseguono gli incontri del “Tavolo per la prevenzione e gestione delle cause disagio per il personale della Polizia di Stato”, istituito dal capo della Polizia, direttore generale della pubblica sicurezza, per poter avere, tramite il necessario supporto di specialisti come gli psicologi, un monitoraggio al fine di prevenire ove possibile stati di disagio del personale e, qualora accertati, dare la possibilità di affrontarli senza alcuna remora sia personale che lavorativa. È chiaro che ciò non basta, oltre agli strumenti idonei si dovrà avviare un vero e proprio cambio culturale in tal senso, oltre alla necessità anche di una concreta modifica normativa sulla considerazione dello stato psicologico del poliziotto».

Stando a contatto con la gente, percepite riconoscenza o astio?

«Il “Rapporto Italia 2019” (Eurispes), attesta la Polizia di Stato al 71,5% dei consensi, con un buon +4,8% rispetto al 2018, quindi la prima tra le forze dell’ordine. Praticamente il fatto che più di 7 cittadini su 10 credono nel lavoro che gli uomini e le donne dalla Polizia svolgono giornalmente, esclude sicuramente alcuna percezione negativa, nonostante gli strepitii di una minoranza, a volte rumorosa, di allergici alle divise».

(3. Continua)

Twitter @Ros812007

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