Home / News / Attualita / Perseguitati e abbandonati dall’Occidente, il dramma dei cristiani di Siria

Perseguitati e abbandonati dall’Occidente, il dramma dei cristiani di Siria

Erodoto afferma che lo storico deve vedere prima di parlare di qualcosa. Il giornalista, che scrive la storia quotidiana, non può essere da meno. Ed è quello che fa, da trenta anni, Gian Micalessin, inviato di guerra in buona parte del mondo. Il suo ultimo libro, “Fratelli traditi” (Cairo editore), racconta la guerra in Siria, e di come “dal 2011 a oggi l’Europa e l’Occidente hanno assistito inerti e indifferenti al dramma dei cristiani di Siria, perseguitati dall’Isis e dalle altre formazioni jihadiste”. Il volume è stato presentato da Leonardo Varasano, presidente del consiglio comunale di Perugia, e Fabio Polese, fotoreporter, nella Sala della Vaccara nel capoluogo umbro.
Ed è stato proprio Leonardo Varasano ad introdurre il volume parlando di «giornalismo come autopsia», di un lavoro svolto «con metodo erodoteo, scrivendo ciò che si vede. In questo caso scrivendo del martirio dei cristiani in Oriente, quei cristiani di Siria che sono i fratelli di San Paolo, la prima comunità cristiana della storia». Scorrendo le pagine del volume di Micalessin ci si accorge, dice Varasano, che «sulla Siria c’è un inganno mediatico gigantesco, a partire dall’immissione di estremisti islamici dalla Turchia», della guerra che ha distrutto il tessuto sociale e che ha portato alla «persecuzione dei cristiani, a sevizie e uccisioni – afferma Varasano – all’odio che diventa violenza e morte. Fratelli traditi perché in questo libro si racconta il silenzio sui cristiani, la confessione più perseguitata al mondo, si descrive la cristianofobia anche attraverso il silenzio della Chiesa. Il sangue dei cristiani è semente di nuovi cristiani, mi domando: Dov’è la giustizia?».
Fabio Polese ha ricordato come il «mondo sia pieno di storie, ma per raccontarle vanno viste. Ed è quello che fa Gian Micalessin. Con questo volume sottolinea come l’Occidente abbia favorito la crescita del terrorismo, non solo in Medio Oriente, ma anche nella stessa Europa, nelle Filippine. I fratelli traditi sono i cristiani di Siria, ma anche quelli che vengono perseguitati in Indonesia, Pakistan e Bangladesh. I quartieri di Damasco cristiani sono stati colpiti per settimane dai ribelli, di fronte al silenzio del mondo. Sulla Siria c’è stato il silenzio della stampa mondiale, se non per quell’unico messaggio della stampa mainstream che forniva una sola versione».
Secondo l’autore «la Siria è l’esempio di come funziona l’informazione mainstream, del messaggio a senso unico. La guerra in Siria è finita con la caduta di Raqqa – afferma Micalessin – Non uccidono più i giornalisti e, quindi, i clic diminuiscono e nessuno se ne interessa più. L’informazione sulla guerra in Siria è stata molto controllata e non è stato raccontato tutto».


L’autore parte da lontano, dal 2011, «con l’avvio delle primavere arabe, di quella grande illusione voluta dalla presidenza Obama – racconta Micalessin – Lo sconvolgimento del Medio Oriente nasce dalla necessità statunitense di creare un’area di consenso più vasta nell’area, l’alleanza con il solo Israele non basta. E cosa si può fare per allargare il consenso? Far cadere quei regimi dittatoriali o, comunque di area laica e di ispirazione socialista, e utilizzare i Fratelli musulmani, cioè un gruppo che teorizza il terrorismo e la sharia come modello di vita quotidiana e politica – prosegue l’autore – Gli statunitensi, però, pensano di poterli condurre sulla strada della democrazia, avendo dalla loro parte il Qatar e una tv come Al Jazeera; ma è una grande illusione che nasce in Tunisia, travolge la Libia e l’Egitto e risale fino alla Siria e si spegne in un bagno di sangue».
Il black out mediatico e politico sulla Siria è testimoniato anche dalla divergenza totale, sulla visione dei ribelli, da parte dell’Occidente e da parte dei siriani, soprattutto dei cristiani. Micalessin raccoglie le testimonianze del vescovo di Aleppo e di altri presuli, di fedeli lungo le strade. «I ribelli vengono dipinti come combattenti per la libertà dalla stampa occidentale – dice l’autore – Ma chi scende in strada si accorge che vogliono sostituire la dittatura laica di Assad con una dittatura religiosa. In Occidente si pensa che i ribelli siano portatori di democrazia, ma è una follia. Abbiamo considerato patrioti quei cinquemila jihadisti che sono usciti dall’Europa e sono andati lì a combattere, quando avremmo dovuto fermarli. Queste divergenze mi hanno fatto pensare che quello che si diceva sulla Siria non era reale: cioè che un dittatore passasse il tempo a massacrare il suo popolo. I dittatori, in generale, devono garantire la sicurezza per rimanere al potere e la sicurezza non si mantiene massacrando il tuo popolo – prosegue Micalessin – Passavano i mesi e questo dittatore non cadeva, quindi qualcosa non funzionava, non mi tornava».
Così il cronista ha fatto quello che sapeva fare: si è accertato. «E come faccio ad accertarmi? Vado dai cristiani di Siria che non stanno né con Assad né con i ribelli, ma nessuno li ascolta – ha raccontato Micalessin – Ricordiamoci che il cristianesimo è partito da Damasco, dalla predicazione di san Paolo. In Siria il 10% della popolazione è cristiana. Com’è che all’improvviso sono diventati irrilevanti? Stanno con i ribelli? No. Sono con Assad? Non proprio, ma preferiscono Assad, sono più tutelati. Allora perché non ascoltiamo la loro voce? I cristiani che incontro per strada mi raccontano degli eccidi dei ribelli, della paura che vincano loro e del rischio di uno Stato dittatoriale islamico. Assad è un dittatore, ma ad Aleppo, pur assediata, non succede nulla. La città rimane con Assad, non si ribella. Anche questo è un segnale di qualcosa che non torna. Il silenzio della Chiesa? In Occidente abbiamo dimenticato la fede, l’appartenenza. In Siria mi hanno detto che per loro la fede è una questione di vita o di morte, realmente».


Secondo l’autore non bisogna dimenticare «che l’escalation in Siria avviene dopo l’omicidio dell’ambasciatore statunitense a Bengasi – dice Micalessin – Ambasciatore che era andato lì non a caso, ma proprio per raccogliere le armi rubate dai ribelli a Gheddafi e poi veicolate in Turchia per essere portate ai ribelli. Nel 2013, ad agosto, avviene un attacco chimico, ma la ricostruzione dei media alimenta solo dubbi. A settembre c’è l’assedio di Maaloula, un insediamento cristiano antichissimo, dove si parla l’aramaico. La città viene attaccata da al-Nusra senza che l’Occidente muova un dito, ma nel frattempo Obama pensa di bombardare Assad per l’attacco chimico. In quell’occasione papa Francesco ha parlato di Siria e si è opposto. Sulla situazione dei cristiani, in effetti, la Chiesa non dice molto. È stato ascoltato molto di più padre Dall’Oglio che, però, parteggiava per i ribelli – prosegue Micalessin – Si illude di poter discutere con l’Isis, vuole liberare due vescovi rapiti. Si presenta due volte e due volte viene rimandato via. Alla terza i terroristi lo processano e, probabilmente, lo impiccano e il suo corpo sarà in qualche fossa comune. I nunzi apostolici in Siria e in altri Stati confinanti inviano rapporti con voci discordanti rispetto alle informazioni della stampa internazionale, si rendono conto che la situazione, quindi credo che anche la Chiesa abbia difficoltà nell’ascoltare la voce dei cristiani. Cristiani che non vengono neanche creduti, anzi per alcuni diventano semplicemente i complici e i sostenitori del regime del dittatore Assad».
L’incontro si avvia alla fine, ma c’è ancora il tempo per definire il ruolo della Turchia e della Russia.
«Erdogan sta con il Qatar e con l’Arabia Saudita, è uno dei responsabili della guerra civile in Siria e, non dimentichiamolo, è un fratello musulmano – spiega Micalessin – Non dimentichiamo che le basi dei ribelli sono in Turchia, i soldi vengono dal petrolio saudita. I giornalisti che hanno accusato Erdogan di vendere armi ai ribelli sono in galera. Esistono intercettazioni dei combattenti curdi in cui i ribelli, non siriani, ma mercenari, dicono di portare i feriti negli ospedali dei campi in Turchia. E adesso che l’Isis è stato sconfitto non si comprende perché Stati Uniti e Francia minaccino la Siria – prosegue l’autore – O meglio, una spiegazione sarebbe ancora nel piano di rompere l’asse sciita che corre dall’Iran alla Siria. Rompere quell’asse significa mettere in sicurezza Israele dal nucleare iraniano. Bisognava far cadere Assad per spezzare quell’asse, ma l’Iran ha mandato i suoi uomini e controlla una parte della Siria. La Russia si è inserita nel conflitto per diversi motivi: il ritorno ad essere una potenza internazionale, l’avere un ruolo nel Medio Oriente e la possibilità di uno sbocco nel Mediterraneo».
“Fratelli traditi” è un grande affresco di giornalismo e di storia, ma anche la triste pagina che descrive la miopia dell’Occidente che ha abbandonato i cristiani di Siria alla persecuzione e alla morte. E per chi è scampato si prospetta una vita da esule. Micalessin ricorda un dialogo con un cristiano siriano: «I cristiani hanno sempre svolto la funzione di mediatori, gestiscono scuole, ospedali, commerciano. Adesso molti sono andati via perché la guerra ha portato a galla l’odio e dove c’è odio i cristiani non possono vivere».

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

Check Also

I migliori libri in uscita a giugno 2018

Ecco le migliori novità editoriali del mese di giugno 2018. La ragazza senza pelle: di …

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi