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Polizia di Stato: sicurezza, pene certe e rinforzi, le “grandi manovre” del ministero dell’Interno

Sicurezza percepita o reale. Un divario sempre più ampio negli ultimi anni. Da una parte ci sono le statistiche che parlano di un calo di alcuni reati e di un miglioramento dei dati nel contrasto alla criminalità, dall’altro i cittadini che si sentono sempre meno sicuri e chiedono più uomini della Polizia di Stato. Proprio sul tema sicurezza, il ministro degli Interni Matteo Salvini ha puntato la sua agenda politica, promettendo un rinforzo di uomini e donne in divisa. Impegno che, naturalmente, viene visto come positivo dai cittadini del Belpaese, con la convinzione che questo possa farli sentire più sicuri. Promessa di nuovi arrivi che interessa anche l’Umbria e che viene accolta positivamente, soprattutto a Perugia, che negli ultimi mesi ha visto acutizzarsi il fenomeno della microcriminalità, legato al mondo dello spaccio, nella zona da sempre nell’occhio del ciclone, Fontivegge. Il Viminale ha annunciato un rinforzo entro febbraio 2019 di 20 nuovi agenti in Umbria  (13 poliziotti in più per la provincia di Perugia, di cui 8 in questura, 7 per la provincia di Terni).

La matematica non è un’opinione. I dati ufficiali del piano potenziamento 2018\2019 (datato 14 marzo 2018), riguardo il periodo aprile-ottobre-novembre 2018 e febbraio 2019, parlano chiaro. Per il capoluogo umbro si parla di un totale di 10 agenti, di cui 4 effettivi e 2 allievi già insediati ad ottobre e altri 4 effettivi arriveranno a febbraio, mentre a Terni sono 18, di cui 6 effettivi e 5 allievi insediati nell’aprile scorso, mentre altri 7 effettivi giungeranno a febbraio 2019. La postale e la polfer di Perugia possono contare su un’unità in più. Ma in realtà la polizia postale del capoluogo umbro ha acquisito due assistenti capo che provengono dalla stradale, uno da Perugia, l’altro dal distaccamento di Foligno. Quindi molto probabilmente questi numeri, che risultano gli stessi annunciati dal ministro degli Interni, sono semplicemente il frutto del piano potenziamento predisposto prima del giuramento del governo giallo-verde che risale invece al 6 giugno scorso.

I rinforzi non coprono i pensionamenti. Il sindacato Mosap sottolinea come lo slogan politico di nuovi arrivi non basta. «I rinforzi annunciati dal ministro Salvini per febbraio come sostegno per Perugia rischiano di servire a poco perché a fine anno solo tra questura e commissariati del capoluogo umbro andranno in pensione circa 25 poliziotti, senza considerare la stradale, la ferroviaria e la scuola di Spoleto – sottolinea Roberto Fioramonti, segretario nazionale del sindacato di polizia Mosap – A Terni, inoltre, dove è stato annunciato sempre a febbraio l’arrivo di nuovi agenti, saranno 20 quelli che andranno in pensione a fine anno. Un numero che stavolta comprende anche gli uffici di specialità».

«È apprezzabile – prosegue Fioramonti – la volontà del ministro dell’Interno di inviare uomini in Umbria, ma vorrei ricordare che i dati forniti sono quelli già previsti dal piano di assegnazioni del gennaio 2018. Servirà dunque maggiore impegno nel 2019 per sopperire, almeno in parte, a tutti i pensionamenti. Diamo certamente atto al governo di aver messo finalmente al centro dell’agenda politica i problemi della sicurezza, ma attendiamo nuove assunzioni e invio di ulteriore personale».

Spazi inadeguati e trasferimenti. E se da una parte la polizia postale non è in sofferenza in termini di personale, anche se 36 agenti si ritrovano a lavorare in spazi utili per 20 persone, dall’altra la stradale in provincia di Perugia non vive un bel periodo. «La situazione è disastrosa – denuncia Maurizio Petroni, segretario provinciale del Coisp, il sindacato indipendente di polizia – ci sono in atto molti trasferimenti ad altri reparti e domande di chi vuole andarsene, questo per un malcontento latente dovuto ai non trasferimenti di personale da quasi 20 anni in potenziamento. Nel frattempo l’età media è di quasi cinquanta anni e servizi spesso non gratificanti».

Situazione nazionale. Sicuramente in tutta Italia si registra un totale di 2.817 movimenti di poliziotti (da aprile 2018 fino a febbraio 2019), tra questure (2.008), ispettorati e dipartimento (60), specialità (450), frontiere (140), scuole allievi agenti (28), direzione centrale dei servizi tecnico logistici (28), (6), nuclei operativi di protezione (14) e riserve (83). Quello che poi è noto a tutti, sono le carenze organiche all’interno delle questure e dei commissariati, di mezzi insufficienti e non certo nuovissimi, di agenti ormai troppo in là con gli anni che scendono in strada per combattere i crimini. E annunciare, dopo anni di blocco del turnover e assunzioni, nuovi arrivi e rinforzi è quello che il cittadino vuole sentirsi dire. Perché al cittadino basta vedere più uomini e donne in divisa in strada e sentirsi sicuro. Ma tutelare la collettività vuol dire anche e soprattutto avere uffici efficienti e reparti operativi. E nella realtà dei fatti non sempre è così.

Non bastano nuovi agenti. «Questo è un periodo in cui la percezione di sicurezza nelle città è ai minimi storici – chiosa Giacomo Massari, segretario provinciale del Siap Perugia –, riteniamo però riduttivo parlare soltanto di carenze organiche, queste legate principalmente al blocco (stipendi e assunzioni) della ‘pubblica amministrazione’, posto in essere da governi miopi tra il 2008 e il 2010 le quali conseguenze si pagano oggi. Così come riteniamo superficiale condurre tutte le soluzioni verso la sola attività di polizia o il solo controllo del territorio, in quanto per operare in maniera efficiente è necessaria la partecipazione di altri enti (locali e centrali), come Usl, ispettorato del lavoro e Comune ognuno per la propria competenza e in sinergia con la polizia. Come per svolgere attività di polizia giudiziaria servono stanziamenti adeguati per mezzi materiali, senza tralasciare gli stipendi dei poliziotti, categoria che può vantare le indennità più sottopagate del pubblico impiego».

Rivedere le pene. Da sempre poi si parla della certezza della pena, richiesta a gran voce dagli operatori della polizia attraverso i propri sindacati. «Da anni, il Siap, oltre a quanto già evidenziato, chiede interventi parlamentari a costo zero finalizzati ad un adeguamento delle norme penali – aggiunge Massari – che ad oggi sono chiaramente inefficaci. È necessario pertanto agire sulla revisione del codice di procedura penale, affinché si snelliscano i processi e si garantisca la certezza della pena nei confronti di chi delinque. Bene lo sblocco delle assunzioni partito nel 2015, i quali corsi di formazione sono già programmati, ma siamo consapevoli che recuperare il gap di oltre 6 anni di blocco effettivo delle assunzioni, sarà impossibile da recuperare. E, come già previsto dal piano di potenziamento di marzo, ben vengano nuove unità che possano essere impiegate nel controllo del territorio, ma è necessario dare ai poliziotti che operano per strada, soprattutto in contesti particolari, una tutela di tipo legislativo. Questo sempre a costo zero. Non è necessario intaccare la legge 121 del 1981, che è la legge di riforma della pubblica sicurezza che vede il questore, organo tecnico, ed il prefetto, organo politico, responsabili della sicurezza dei cittadini, organi terzi in quanto non eletti dai cittadini. Pertanto ci auguriamo che il governo disponga stanziamenti economici adeguati e intervenga sulle norme».

Declassamento questura. Perugia Nel frattempo suscita parecchi mal di pancia la possibilità di un declassamento (sulla base anche delle statistiche che parlano di un calo dei reati) da prima a seconda classe della questura di Perugia. Riordino che sarebbe allo studio fin dal dicembre 2016 e annunciata come preoccupante dall’ex sottosegretario dell’interno Gianpiero Bocci. Un declassamento che da quanto si apprende potrebbe portare non pochi problemi a lungo termine. Perché non solo il questore non potrà più essere un dirigente generale ma solo dirigente superiore, oltre ad una minore possibilità di accrescimento quantitativo e qualitativo di personale e la potenziale esclusione da piani nazionali più complessivi legati alla sicurezza e all’ordine pubblico. Ma sottovoce qualcuno fa notare «La questura di Perugia non può essere declassata, Perugia è distrettuale, antimafia, a meno che non tolgano la Corte d’appello».

Twitter@Ros812007

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