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Polizia, i maldipancia dopo la mancata convocazione del governo sulla legge di bilancio

Sicurezza, una parola forse troppo abusata soprattutto da meno esperti. Che torna sempre in auge quando accadono gravi episodi di cronaca nera. Che portano a chiedersi cosa non funziona, cosa manca, quali sono le criticità di chi per mestiere è in strada per assicurarci sicurezza. Gli operatori in divisa sono sempre lì in mezzo alla gente, pronti a mettere in repentaglio la propria vita pur di tutelare i cittadini (qualcuno potrebbe dire sono pagati per questo), a rappresentare lo Stato sempre e comunque, a prescindere dai colori politici che lo governano, con tutte le difficoltà che ci sono: i mezzi che scarseggiano, le risorse umane sempre di meno e con un’età media intorno ai 50 anni, equipaggiamenti non idonei e vecchi. Sono sempre presenti anche quando lo stesso Stato sembra dimenticarsi dei propri uomini e delle proprie donne. Ed ecco che, dopo qualche giorno dai terribili fatti di Trieste, dove sono stati uccisi due giovani poliziotti, l’agente scelto Matteo Demenego e l’agente Pierluigi Rotta, il governo non convoca, prima dell’approvazione della legge di bilancio, come previsto per legge dall’articolo 8-bis del decreto legislativo 195 del ‘95, le organizzazioni sindacali di polizia per un confronto.

Mancata convocazione La decisione da parte della presidenza del Consiglio dei ministri non è piaciuta alle organizzazioni maggioritarie della polizia di Stato, Siulp, Sap, Siap, Fsp polizia, che rappresentano l’80% di tutto il personale e che, in una nota stampa congiunta, annunciano una mobilitazione generale in tutti i luoghi di lavoro e manifestazioni di piazza. «Prendiamo atto che l’attuale esecutivo – affermano in coro i segretari generali Felice Romano (Siulp), Stefano Paoloni (Sap), Giuseppe Tiani (Siap) e Valter Mazzetti (Fsp polizia) – vuole evitare il confronto con i rappresentanti dei poliziotti, comprimendone ipso facto la funzione. Nonostante la nota di richiesta inviata al presidente del Consiglio il 24 settembre, ad oggi il comparto sicurezza continua ad essere ignorato dall’attuale compagine governativa. Sarebbe grave se si dovesse ignorare il sentimento di abbandono che attraversa e agita migliaia di servitori dello Stato, specie dopo quello che accade ogni giorno, una leggerezza inaccettabile se non addirittura un oltraggio che avrebbe il sapore del tradimento».

Molte le istanze da discutere «Se per questo governo la sicurezza – continua la nota – è davvero una priorità lo dimostri nei fatti. Sono numerose le questioni per le quali vi è necessità di confronto: dalla politica dei redditi al rinnovo del contratto di lavoro, i mezzi, le dotazioni, gli organici, il mancato pagamento degli straordinari e l’ulteriore finanziamento del II decreto correttivo al riordino delle carriere e delle funzioni e una necessaria più moderna e stringente politica legislativa, che ci tuteli maggiormente dagli inevitabili rischi legati alla nostra mission e al nostro lavoro, anche al fine di rendere più efficace l’operatività del servizio che rendiamo a cittadini e paese. Se le nostre istanze dovessero restare inascoltate, non accetteremo in silenzio l’evidente tentativo di comprimere il ruolo sindacale, sociale ed istituzionale del movimento sindacale dei poliziotti e ci sarà una sola strada da percorrere: la mobilitazione generale in tutti i luoghi di lavoro e manifestazioni di piazza. Gli uomini e le donne in uniforme, che ogni giorno pattugliano le strade, le città, le infrastrutture strategiche del paese per garantire la sicurezza di tutti, meritano risposte e il dovuto riconoscimento ‘sociale e sindacale’ del proprio ruolo, che non può essere legato alle abituali parole di circostanza, ma servono atti e fatti».

Twitter @Ros812007

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