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Polonia, Stato di diritto e diritti riproduttivi

In Polonia, il partito Prawo i Sprawiedliwość, dopo aver vinto le elezioni politiche del 2015, ha ingaggiato una battaglia con la Corte Costituzionale, conclusasi con l’assoggettamento di questa e l’adozione di una serie di provvedimenti lesivi dell’indipendenza del potere giudiziario1. Nel 2019 la Corte di Giustizia Europea confutava alla Polonia la violazione degli obblighi comunitari sulla salvaguardia dell’indipendenza della Corte Suprema Polacca e, tutt’ora, è sotto procedimento di infrazione ex art. 7 del Trattato dell’Unione Europea2. In tale contesto, il terreno di scontro principale, sia sul fronte interno che nei confronti dell’Europa, sono i diritti: dall’aborto, alla lotta alla discriminazione contro gay e transgender, al ruolo della donna nella società.

L’evidente rischio di violazione grave dello Stato di diritto si ripercuote inevitabilmente sui diritti delle minoranze e dei gruppi vulnerabili, così come evidenziato dalla risoluzione della Commissione Europea, la quale esorta le autorità polacche ad adottare tutte le misure necessarie per combattere con decisione l’incitamento all’odio razzista e alla violenza.

Tra le molteplici preoccupazioni della Commissione, è di particolare rilevanza quella relativa alla recente decisione del ministro della giustizia polacco di avviare il ritiro ufficiale della Polonia dalla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica; A tal proposito, la decisione trova la sua causa nella promozione all’interno del trattato dell’ideologia di genere, nozione che in più momenti è stata richiamata da diversi esponenti istituzionali del governo polacco per indicare quel movimento che ricomprende in sé stesso non solo una visione della donna e del suo ruolo nella società lontana dai canoni della “famiglia tradizionale”, ma anche il movimento LGBTQ+, fortemente ed apertamente contestato perfino dal Presidente della Repubblica polacca.

A conferma di tali preoccupazioni, il 22 ottobre 2020 la Corte Costituzionale polacca ha dichiarato illegittime le leggi esistenti che permettono l’aborto anche in caso di malformazione del feto, rendendo lo stesso quasi del tutto illegale in Polonia, dato che la disposizione sarebbe incoerente con la Costituzione polacca in quanto legalizza le pratiche eugenetiche nel campo del “diritto alla vita” di un bambino non nato, rendendo lo stesso dipendente dalla sua salute3. La sentenza allontana ulteriormente la Polonia dalla maggior parte dei sistemi giuridici dell’Unione Europea, la quale condanna con forza la sentenza del Tribunale Costituzionale e il passo indietro per quanto riguarda la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti delle donne in Polonia, diritti umani fondamentali4.

Alla luce di queste considerazioni, il seguente saggio ha lo scopo di esaminare, fra le tante violazioni dei diritti delle minoranze e di gruppi vulnerabili, così come riportate nella risoluzione, quelle concernenti i diritti delle donne, in particolare i diritti sessuali e riproduttivi.

Rapporto tra fonti sovranazionali e Costituzione polacca

La Corte Costituzionale gioca un ruolo centrale come garante dei diritti fondamentali nel momento in cui è chiamata ad interpretare le norme della Costituzione. Questo ruolo negli ultimi anni è diventato ancora più importante in quanto talune interpretazioni rilevano non solo perché rimettono in discussione diritti fondamentali che si davano per garantiti come quello sull’aborto, ma anche perché le stesse vengono prese come riferimento nel dibattito riguardante il rapporto- sul piano delle competenze – intercorrente tra l’Europa e la Repubblica polacca5 quando si parla di diritti sessuali e tutta quella serie di diritti strettamente collegati. Per comprendere la natura di questo rapporto, si rende necessario un preambolo sulla relazione esistente tra le fonti di diritto sovranazionali e la carta fondamentale della Polonia.

La Costituzione polacca del 1997, più che fare riferimento espresso al processo di integrazione delle fonti sovranazionali nell’ordinamento interno, disciplina il problema della diretta applicabilità di tali fonti e degli eventuali conflitti con il diritto nazionale. In un sistema delle fonti aperto alla normativa internazionale6, l’articolo 90 prevede la possibilità che la Polonia possa, in alcuni casi e sulla base di un accordo internazionale, delegare ad una istituzione internazionale le competenze su alcune materie, secondo determinate e speciali procedure. A sua volta, l’articolo 91 dispone che gli accordi internazionali ratificati si applichino direttamente nell’ordine legale nazionale, con prevalenza sulle leggi contrastanti7.

Le norme di cui all’art. 91, commi 1 e 2, si applicano al diritto comunitario “originario” laddove si parla di “accordi internazionali ratificati”. Se, tuttavia, si guarda alla costruzione dell’art. 91, comma 3, è possibile rilevare che esso non fa riferimento solo all’accordo internazionale ratificato. In particolare, affrontando specificamente il problema dell’efficacia del diritto comunitario, prevede che le norme delle organizzazioni internazionali cui la Polonia partecipa si applichino direttamente nel diritto interno e prevalgano in caso di conflitti con le leggi nazionali. Così, si chiarisce che il diritto comunitario direttamente applicabile opera direttamente e immediatamente nell’ordinamento giuridico polacco, a mezzo di ogni singolo giudice, sostituendosi alla legislazione nazionale in caso di contrasto, così da creare una diretta saldatura fra l’ordinamento polacco e l’art. 249 del Trattato della Comunità Europea8.

Dunque, gli accordi internazionali ratificati sono particolarmente importanti per l’ordinamento giuridico in Polonia, in quanto sono indicate tra le fonti del diritto riconosciute dalla Costituzione polacca. Quindi, ratificando la Convenzione di Istanbul ed altre che si inseriscono all’interno del quadro giuridico per la tutela della parità di genere e i diritti sessuali, è tenuta, a norma del diritto internazionale in materia di diritti umani, a garantire una corretta attuazione e tutela, come ad esempio fornire l’accesso a un’educazione e a informazioni complete sulla sessualità.

I diritti sessuali e riproduttivi

I diritti sessuali e riproduttivi sono parte integrante dei diritti umani ed è perciò indispensabile l’intervento degli Stati per garantire il loro rispetto. La Piattaforma di Pechino del 1995 non solo sostiene la definizione di salute riproduttiva sancita dal Programma d’Azione del Cairo, ma afferma per la prima volta che “i diritti umani delle donne includono il diritto di avere il controllo e la decisione – liberamente e responsabilmente – su questioni relative alla loro sessualità, comprese la salute sessuale e riproduttiva, rimanendo prive di coercizione, discriminazione e violenza”.

La Polonia sul piano degli accordi internazionali ha dimostrato un forte impegno a cooperare con le Nazioni Unite per i diritti umani attraverso la ratificazione di sette dei nove trattati fondamentali9 e, come conseguenza della ratifica della piattaforma di Pechino, il primo piano d’azione in Polonia è stato adottato nel 1997 in collaborazione con le organizzazioni della società civile, ma poi venne interrotto a seguito delle elezioni dello stesso anno. Ebbene, nel corso del periodo successivo, nonostante lo sviluppo per gli anni 2003-2005 di un nuovo piano, allo stato attuale non esiste un documento completo a guida della politica governativa sulla parità di trattamento o di genere in particolare10. Nonostante gli sforzi, la mancanza di un’autorità statale designata in materia di diritti delle donne e di strategie o piani nazionali dimostra che la parità di genere sembra non essere una priorità per il governo, la quale non può essere pienamente raggiunta senza il rispetto dei diritti riproduttivi delle donne11.

L’accesso alla salute riproduttiva e ai servizi per la prevenzione e l’interruzione della gravidanza in Polonia sono sempre più restrittivi. L’accesso ai contraccettivi in Polonia è de facto abbastanza limitato e la contraccezione di emergenza è disponibile solo a seguito di prescrizione. Inoltre, si registra tra i farmacisti l’utilizzo della cosiddetta “obiezione di coscienza” che permette loro di rifiutare la vendita di contraccettivi nella propria farmacia12. Affianco alle limitazioni circa l’accesso ai contraccettivi, nel 2019 è stata sottoposta al Sejm polacco un’iniziativa popolare nota come “Stop Pedofilia”, relativa a un progetto di legge volto a modificare l’articolo 200 ter del codice penale polacco, la quale avrebbe come obiettivo quello di modificare le leggi esistenti in materia di prevenzione e contrasto della pedofilia. Tali disposizioni, con il pretesto di prevenire questo reato, avrebbero l’effetto di criminalizzare l’offerta di un’educazione completa in materia di sessualità ai minori, e i suoi effetti ricadono non solo su educatori, attivisti, operatori sanitari e anche editori e giornalisti, ma persino su genitori o tutori legali. Ciò che è allarmante è che l’educazione sessuale completa per i giovani, dichiarata essere un diritto umano a tutti gli effetti dalla stessa piattaforma di Pechino, sottoscritta dalla Polonia, venga equiparata al favoreggiamento della pedofilia.

L’interruzione di gravidanza

In tale contesto si va ad aggiungere la recente sentenza della Corte Costituzionale del 22 ottobre 2020 che dichiara incostituzionali le leggi esistenti che permettono l’aborto a seguito di accertamento di malformazione del feto, caso più frequente in Polonia per il quale viene richiesta l’interruzione di gravidanza, che rimane legittima solo in via eccezionale.

La sentenza pone le sue fondamenta nella protezione della vita del nascituro e della tutela della disabilità, considerazione che viene ripresa anche nella proposta di risoluzione presentata al Parlamento Europeo il 23 novembre 2020 dal gruppo europarlamentare “Conservatori e Riformisti Europei”, che cita il parere del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità in merito al progetto di osservazione generale n. 36 del Comitato per i diritti umani sull’articolo 6 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, il quale afferma che le leggi che consentono esplicitamente l’aborto per motivi di menomazione violano la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, senza però considerare che lo stesso Comitato ha dichiarato, congiuntamente al Comitato per l’eliminazione della discriminazione contro le donne, che l’accesso all’aborto sicuro e legale, come pure ai servizi e alle informazioni ad esso inerenti, sono aspetti essenziali della salute riproduttiva delle donne.

Tuttavia, la visione a senso unico13 della Corte rappresenta un limite, in quanto prende in considerazione solo lo status del feto, mettendo da parte il diritto di autodeterminazione della donna. Infatti, nei casi in cui è concesso il diritto della donna ad interrompere la gravidanza, come ad esempio a causa di violenza sessuale, esso non basa il proprio fondamento sulla salute del feto, bensì sul diritto fondamentale della donna di poter di prendere decisioni in materia di riproduzione libera da discriminazione, coercizione e violenza, considerando che la negazione dell’aborto può raggiungere il livello di tortura o trattamento crudele, inumano e degradante14.

La decisione sulla Convenzione di Istanbul

La Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa è il trattato internazionale sui diritti umani più progressista e ambizioso per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ha ricevuto due prestigiosi premi internazionali ed è spesso considerata il testo di riferimento nella lotta contro la violenza di genere15. La Convenzione di Istanbul è ampiamente riconosciuta come il più avanzato trattato giuridicamente vincolante per prevenire e combattere la violenza di genere, tra cui lo stupro coniugale, i matrimoni forzati, lo stalking, le mutilazioni genitali femminili e i cosiddetti “delitti d’onore”.

La Corte Costituzionale polacca è chiamata ad esaminare la compatibilità della Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne con la carta fondamentale della Polonia16. La notizia giunge dopo che un membro dell’esecutivo, nello specifico il ministro della giustizia, Zbigniew Ziobro, ha dichiarato che il paese dovrebbe abbandonare il trattato. Il Ministero della Giustizia prende l’iniziativa di porre fine alla Convenzione di Istanbul perché nel documento sono state introdotte soluzioni ideologiche dannose. Uno di questi è il concetto del cosiddetto “genere” in opposizione al sesso biologico. Anche il viceministro ha osservato che le disposizioni della Convenzione di Istanbul promuovono l’ideologia di genere e sono contraddittorie, tra l’altro, con il diritto dei genitori di allevare i propri figli, sancito dalla Costituzione della Repubblica di Polonia, di fornire loro un’educazione morale o religiosa secondo le loro convinzioni.17.

La scelta della Polonia di ritirarsi dalla Convenzione suscita tra le istituzioni europee profonda preoccupazione18, se per di più sulla base delle false dichiarazioni e della deliberata disinformazione sugli obiettivi e gli scopi del trattato e il loro uso per scopi ideologici ristretti19. Lo stesso Commissario per i diritti umani Adam Bodnar si affianca alla preoccupazione dell’Europa, attestando con rammarico che non solo i rappresentanti polacchi non hanno familiarità con il testo della Convenzione, ma manifestano anche una mancanza di rispetto per le vittime della violenza20.

Conclusione

Il Parlamento Europeo con una risoluzione sullo Stato di diritto in Polonia nel contesto della recente sentenza della Corte Costituzionale sull’aborto osserva che la decisione è stata pronunciata da giudici eletti e pienamente dipendenti da esponenti politici della coalizione di governo guidata dal partito Prawo i Sprawiedliwość, a seguito di una richiesta presentata da un gruppo di parlamentari della coalizione di governo e con il sostegno del movimento per la vita21. La sottomissione del potere giudiziario e la violazione dello Stato di diritto rappresentano gli strumenti principali del governo per imporre la propria agenda ideologica, ottenendo un risultato che tutt’ora si scontra con quasi la totalità dell’opinione pubblica polacca e che in sede di dibattito parlamentare non avrebbe avuto la meglio.

Le motivazioni che spingono la Polonia a ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul basate su persistenti stereotipi di genere e sull’idea che la parità rientri in un concetto estraneo come “l’ideologia di genere”, comunicato come una “minaccia per la famiglia”, causano un grave contraccolpo allo sviluppo di una politica di parità più efficace in Polonia.

L’insieme di queste riforme, dalla scarsa accessibilità dei contraccettivi alla criminalizzazione dell’educazione sessuale al quasi totale divieto all’aborto fino al disconoscimento di un trattato fondamentale contro la violenza sulle donne, costituiscono un’ondata sistematica e coordinata volta alla restaurazione di una politica retrograda e di una concezione della donna il più vicina ai canoni della “famiglia tradizionale”.

Note

  1. Rosanò A., 2019;
  2. Aranci M., 2019;
  3. Brzozowski A., Strubinski K., Castaldi R., 2020;
  4. Risoluzione del Parlamento europeo del 26 novembre 2020 sul divieto di fatto del diritto all’aborto in Polonia (2020/2876(RSP));
  5. Come si evince dalla proposta di risoluzione presentata il 23 novembre 2020 dal gruppo europarlamentare “Conservatori e Riformisti Europei” B9-0372/2020/REV: “la formulazione e l’attuazione di politiche sulla salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti e sull’educazione sessuale nelle scuole è di competenza degli Stati membri”;
  6. Art. 9 della Costituzione polacca: “La Repubblica di Polonia rispetta la legge internazionale vigente” e l’art. 87 della Costituzione polacca menziona, tra le fonti del diritto, gli accordi internazionali ratificati, ponendoli accanto alla Costituzione, alle leggi e ai regolamenti;
  7. Piattaforma didattica sulla Costituzione italiana, https://piattaformacostituzione.camera.it/4?scheda_contenuto=18;
  8. Ibidem;
  9. A/HRC/41/33/Add.2, 2019
  10. Szelewa D., 2016;
  11. Ibidem;
  12. Ibidem;
  13. Lancioni S., 2013;
  14. Office of the High Commissioner of Huma Rights (OHCHR): Mandates of the Working Group on the issue of discrimination against women in law and in practice; the Special Rapporteur on Torture and other cruel, inhuman or degrading treatment or punishment, the Special Rapporteur on the right of everyone to the enjoyment of the highest attainable standard of physical and mental health; Special Rapporteur on the rights of persons with disabilities and the Special Rapporteur on violence against women, its causes and consequences: Denial of abortion services and the prohibition of torture and cruel, inhuman and degrading treatment;
  15. Council of Europe Convention on preventing and combating violence against women and domestic violence, Handbook for Parliamentarians: http://www.assembly.coe.int/LifeRay/EGA/WomenFFViolence/HandbookParliamentarians-EN.pdf;
  16. Gentili C., 2020;
  17. Ministero della Giustizia, comunicato stampa, “Proposta di denuncia della Convenzione di Istanbul”, 25 luglio 2020: https://www.gov.pl/web/sprawiedliwosc/ministerstwo-sprawiedliwosci-konwencja-stambulska-powinna-zostac-wypowiedziana-poniewaz-jest-sprzeczna-z-prawami-konstytucyjnymi;
  18. Risoluzione del Parlamento europeo del 17 settembre 2020 sulla proposta di decisione del Consiglio sulla constatazione dell’esistenza di un evidente rischio di violazione grave dello Stato di diritto da parte della Repubblica di Polonia (COM (2017)0835 – 2017/0360R(NLE));
  19. Recommendation of 27 July 2020 of the President of Parliamentary Assembly of the Council of Europe (PACE), PACE General Rapporteur on violence against woman and co-rapporteurs on the monitoring of Poland;
  20. Statement of the Commissioner for Human Rights concerning plans to withdraw from the Istanbul Convention, 2020: https://www.rpo.gov.pl/en/content/statement-commissioner-human-rights-concerning-plans-withdraw-istanbul-convention;
  21. Proposta di risoluzione B9-0373/2020/REV;

Bibliografia

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Rosanò A., Considerazioni su due proposte relative alla tutela dello Stato di diritto nell’Unione europea, in Eurojus, Fascicolo n. 2 (2019)

Witkowska K., Chrzczonowicz P., I rapporti tra l’ordinamento interno e quello comunitario nella ricostruzione della giurisprudenza costituzionale polacca: profili ricostruttivi e spunti problematici, in Poloniaeuropae, Facsicolo n. 3 (2012)

Szelewa D., The Policy on Gender Equality in Poland – Update (2016) http://www.europarl.europa.eu/supporting-analyses

Banaszczyk Z., Boratynska M., Borysiak W., Bosek L., Janiszewska B., Sobolewski P., Medical Law. Cases and Commentaries, Wolters Kluwer Polska Sp. z o.o (2012)

Szczerbiak A., How will the abortion issue affect Polish politics?, in The Polish Politics Blog (2020): https://polishpoliticsblog.wordpress.com/

Brzozowski A., Strubinski K., Castaldi R., La sentenza sull’aborto e lo Stato di diritto in Polonia, in Euractiv, (2020)

Visone T., UE e Consiglio d’Europa: allarme per il ritiro della Polonia dalla Convenzione di Istanbul, in Euractiví, (2020)

Gentili C., Polonia: il governo indugia nell’applicazione della sentenza anti-aborto, in Sicurezza Internazionale (2020)

Pipino A., La Polonia in piazza contro il divieto di abortire, in Internazionale (2020)

Bianchi M. M., La tutela internazionale dei diritti riproduttivi femminili. Tesi di Laurea Magistrale in Organizzazione internazionale e diritti umani, LUISS Guido Carli, relatore Francesco Cherubini, (A.A. 2016/2017)

1 Rosanò A., 2019;

2 Aranci M., 2019;

3  Brzozowski A., Strubinski K., Castaldi R., 2020;

4 Risoluzione del Parlamento europeo del 26 novembre 2020 sul divieto di fatto del diritto all’aborto in Polonia (2020/2876(RSP));

5 Come si evince dalla proposta di risoluzione presentata il 23 novembre 2020 dal gruppo europarlamentare “Conservatori e Riformisti Europei” B9-0372/2020/REV: “la formulazione e l’attuazione di politiche sulla salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti e sull’educazione sessuale nelle scuole è di competenza degli Stati membri”;

6 Art. 9 della Costituzione polacca: “La Repubblica di Polonia rispetta la legge internazionale vigente” e l’art. 87 della Costituzione polacca menziona, tra le fonti del diritto, gli accordi internazionali ratificati, ponendoli accanto alla Costituzione, alle leggi e ai regolamenti;

7 Piattaforma didattica sulla Costituzione italiana, https://piattaformacostituzione.camera.it/4?scheda_contenuto=18;

8 Ibidem;

9 A/HRC/41/33/Add.2, 2019

10 Szelewa D., 2016;

11 Ibidem;

12 Ibidem;

13 Lancioni S., 2013;

14 Office of the High Commissioner of Huma Rights (OHCHR): Mandates of the Working Group on the issue of discrimination against women in law and in practice; the Special Rapporteur on Torture and other cruel, inhuman or degrading treatment or punishment, the Special Rapporteur on the right of everyone to the enjoyment of the highest attainable standard of physical and mental health; Special Rapporteur on the rights of persons with disabilities and the Special Rapporteur on violence against women, its causes and consequences: Denial of abortion services and the prohibition of torture and cruel, inhuman and degrading treatment;

15 Council of Europe Convention on preventing and combating violence against women and domestic violence, Handbook for Parliamentarians: http://www.assembly.coe.int/LifeRay/EGA/WomenFFViolence/HandbookParliamentarians-EN.pdf;

16 Gentili C., 2020;

17 Ministero della Giustizia, comunicato stampa, “Proposta di denuncia della Convenzione di Istanbul”, 25 luglio 2020: https://www.gov.pl/web/sprawiedliwosc/ministerstwo-sprawiedliwosci-konwencja-stambulska-powinna-zostac-wypowiedziana-poniewaz-jest-sprzeczna-z-prawami-konstytucyjnymi;

18 Risoluzione del Parlamento europeo del 17 settembre 2020 sulla proposta di decisione del Consiglio sulla constatazione dell’esistenza di un evidente rischio di violazione grave dello Stato di diritto da parte della Repubblica di Polonia (COM (2017)0835 – 2017/0360R(NLE));

19 Recommendation of 27 July 2020 of the President of Parliamentary Assembly of the Council of Europe (PACE), PACE General Rapporteur on violence against woman and co-rapporteurs on the monitoring of Poland;

20 Statement of the Commissioner for Human Rights concerning plans to withdraw from the Istanbul Convention, 2020: https://www.rpo.gov.pl/en/content/statement-commissioner-human-rights-concerning-plans-withdraw-istanbul-convention;

21 Proposta di risoluzione B9-0373/2020/REV;

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