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Presenza dello Stato e pene certe, la sicurezza dei cittadini è una priorità politica

La sicurezza delle città e dei cittadini è una priorità politica e le proposte di riforma della legittima difesa o per l’inasprimento delle pene per chi ruba in casa, si pongono come impellenti per il legislatore. Riforme e leggi che devono tener conto della sicurezza reale e di quella percepita, del tessuto urbano degradato o integro, della rete sociale e di vicinato esistente. In tema di sicurezza le posizioni sono diverse e molto distanti. C’è chi ritiene la legittima difesa sacrosanta e chi ipotizza il far west.

Senatrice Ginetti, lei è tra i firmatari di una proposta di modifiche agli articoli 624-bis e 628 del codice penale in materia di furto in abitazione e rapina. Ci può illustrare la proposta?

«Il tema della sicurezza è oggi sicuramente una priorità politica, sia per i governi locali sia per il livello nazionale, tema, che non è di destra né di sinistra ed un qualsiasi sistema democratico per sopravvivere, anche a forze estremiste che alimentano paure e, quindi, minacciano la tenuta della coesione interna, ha bisogno di garantire più legalità. Ovvero ha bisogno che i cittadini sentano forte la presenza dello Stato a garanzia e a protezione della loro esistenza. In tale contesto, il concetto chiave da perseguire è come assicurare un maggior livello di ordine pubblico e di legalità. Indagini, anche recenti, mostrano come indicatori di preoccupazione, rispetto al rischio di subire reati e relative conseguenze, crescano nella società moderna. In una società globale e di reti di relazioni aumenta l’esigenza e la domanda di sicurezza, individuale e di comunità. Concetto molto legato anche alla qualità urbana del contesto in cui si vive. Maggiore è pertanto, e questa è un’osservazione che faccio in qualità anche di ex sindaco, la qualità urbana e maggiore sarà di conseguenza quella sociale e la capacità di inclusione. Di conseguenza, minore sarà il rischio di illegalità maggiore sarà il livello di inclusione e minore il rischio di marginalità. Tanto è forte nella società contemporanea l’esigenza di sicurezza che è entrata come parametro fondamentale per misurare la qualità del progresso civile di un Paese, diventando specifico indicatore del Bes (Benessere equo e sostenibile) nella legge nazionale di bilancio. La sicurezza, pertanto, risulta come condizione da garantire in un ordinamento giuridico anche a garanzia, non solo della convivenza civile, ma proprio della tutela della libertà e dei diritti dei cittadini. Oggi si registra una non corrispondenza tra sicurezza reale, intesa come numero di reati commessi, e la sicurezza percepita. Infatti, nonostante l’annuario statistico 2017 indichi come i reati siano in via di diminuzione, in un trend ormai costante, aumenta l’indicatore che valutano le famiglie come rischio di criminalità, ora al 38,9%. È salito in tre anni e di quasi 10 punti percentuali. Quindi, potremmo dire che la sicurezza è un nuovo bisogno, di nuova generazione soprattutto rispetto a quei reati di microcriminalità che però incidono fortemente con la sfera e con lo spazio personale e familiare  quali le rapine, i furti, la violenza fisica e le rapine in abitazione. Si tratta di reati predatori che a mio parere, richiedono un intervento per rafforzare, attraverso l’aumento delle pene, sia la funzione deterrente sia quella repressiva e di certezza, di garanzia della pena da comminare e scongiurare il rischio della reiterazione».

In cosa differisce dalla proposta della Lega?

«Ad oggi non c’è una proposta depositata di legge della Lega, mentre ne sono state depositate due, rispettivamente di Fratelli d’Italia e Forza Italia, ma si sta attendendo un decreto per la modifica dell’articolo relativo alla legittima difesa. Nel mio disegno di legge, sicuramente, non si parla di rafforzamento della possibilità di detenere armi da parte di cittadini che non condivido ma, al contrario, di una maggior tutela da parte dello Stato nei confronti dei cittadini. Azione che senz’altro si dovrà realizzare, come abbiamo cominciato a fare, con l’aumento della presenza delle forze dell’ordine e quindi anche delle unità presenti nei territori, ma anche, come è nel mio disegno di legge, con l’aumento delle pene previste in materia di furto in abitazione, rapina e violazione di domicilio. Credo che i cittadini abbiano diritto ad una maggior protezione da parte dello stato e non di maggior libertà nel farsi giustizia sa sé».

Quali tempi si deve aspettare il cittadino per l’eventuale approvazione?

«Ho chiesto che le mie proposte venissero incardinate quanto prima per poter iniziare l’iter di discussione e approvazione. I tempi di approvazione dei miei disegni di legge saranno non brevi, considerati i passaggi del vigente bicameralismo paritario».

Un’altra sua proposta, invece, riguarda la modifica all’articolo 614 del codice penale in materia di violazione di domicilio, ci spiega i punti salienti di questa modifica? Nella sua proposta si chiede di eliminare l’avverbio «palesemente», perché?

«Con il disegno di legge che modifica all’articolo 624 bis del codice penale, cioè furto in abitazione e furto con strappo, prevedo l’aumento delle pene, della reclusione, da 5 a 10 anni, e, in caso di aggravanti, da 6 a 12 anni. Così come per l’articolo 628 del codice penale, ovvero la rapina, prevedo l’aumento da 6 anni e 20 anni nei casi dell’aggravante della violenza o minaccia con armi, come, ad esempio, nei casi di violenza nei confronti di incapace. Mentre con il disegno di legge di modifica articolo 614 bis del codice penale, violazione di domicilio, prevedo che la pena è dai 5 ai 15 anni e si procede d’ufficio se i fatti previsti sono connessi con la violenza alle persone, ovvero se il colpevole è armato. C’è un inasprimento anche qui delle pene, ma anche l’eliminazione del termine «palesemente» perché la gravità della condotta dovrebbe discendere dalla circostanza che l’autore sia armato e non dalla percezione che sia evidente, quindi palese per la vittima del reato. La legittima difesa è già stata ampliata con la legge 59 del 2006 che ha novellato l’articolo 52 del codice penale con la presunzione della scriminante, appunto, di legittima difesa nell’uso delle armi detenute legittimamente da parte di chi si trovi nella condizione nel proprio domicilio o nella propria abitazione di dover difendere se o altri da una minaccia o da una violenza o di difendere i propri beni, ossia il patrimonio. Rimane ad oggi è un potere discrezionale del giudice nella valutazione della proporzionalità tra offesa e difesa o nella valutazione di un’eventuale desistenza. Tuttavia da una ricognizione della giurisprudenza più recente, si può affermare che nella maggior parte dei casi giudiziari sia stata dal giudice considerata legittima la difesa in abitazione e, quindi, sia stata valutata la sussistenza della proporzionalità e giustificato l’uso delle armi».

Ritiene che ci sia un’emergenza sicurezza in Italia?

«Credo sia necessario uno sforzo maggiore nei territori sul piano della repressione e del controllo anche rispetto quello che risulta “evidente” all’occhio del cittadino in termini di presenza di criminalità legata allo sfruttamento della prostituzione e allo spaccio di stupefacenti, anche con l’implementazione dei sistemi di videosorveglianza come si è iniziato a fare nei comuni più virtuosi. Ripeto, poi che il livello di sicurezza nelle nostre città è molto legato alla qualità dell’insediamento sociale che a sua volta è condizionato dalla qualità e vivibilità del tessuto urbano, contro degrado, esclusione sociale e marginalità. Sul piano della prevenzione, è indubbio che il livello di legalità in un paese si innalza anche con un più alto livello di cultura civica, quella del rispetto dei diritti e dei doveri e quindi con l’innalzamento del livello di istruzione, di coscienza individuale e sociale. Per questo, dal mio punto di vista, rimane forte lo slogan “più sicurezza, più cultura” ovvero investire nella sicurezza, ma investire anche risorse nella cultura. Dove c’è cultura c’è coesione sociale e minori rischi di illegalità, di esclusione e quindi di marginalità».

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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