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Processi penali al passo con tempi e tecnologia: sms e messaggi whatsapp accettati come prove

Gli sms sono un’importante fonte di prova anche in un giudizio penale. È questo il principio ormai consolidato utilizzato nelle aule di giustizia e suffragato in diverse sentenze della Cassazione.
La Cassazione, con la sentenza n. 49016/2017, ha messo in discussione la validità legale della trascrizione di chat whatsapp a fini giudiziari, precisando che quest’ultime possono essere considerate prove documentali solamente a certe condizioni, ovvero solo dopo aver controllato “l’affidabilità della prova medesima mediante l’esame diretto del supporto, onde verificare con certezza sia la paternità delle registrazioni, sia l’attendibilità di quanto da esse documentato“.
Nel caso in esame, l’imputato, accusato di atti persecutori ai danni della propria fidanzata, lamentava la mancata acquisizione da parte della Corte d’appello della trascrizione delle conversazioni su Whatsapp. Tali messaggi, secondo l’indagato, avrebbero dimostrato la prosecuzione dei rapporti amorosi e, quindi, l’inattendibilità della persona offesa, che sosteneva l’interruzione della relazione da tempo. La Corte di Cassazione non ha accolto la specifica richiesta valutando ineccepibile la decisione della Corte territoriale che aveva ritenuto di non acquisire la trascrizione delle conversazioni. Secondo la Corte territoriale le prove digitali sarebbero caratterizzate da una “intrinseca fragilità” che le rendeva soggette ad alterazioni e danneggiamento.
La Cassazione ha, quindi, lasciato intendere la possibilità di acquisire i messaggi Whatsapp come prova in un processo, ma solo a determinate condizioni. Ciò sarebbe possibile quando il dispositivo originale venisse depositato tramite acquisizione forense certificata oppure, come stabilisce la legge 48 del 2008, “adottando misure tecniche dirette ad assicurare la conservazione dei dati originali e ad impedirne l’alterazione“, “con una procedura che assicuri la conformità dei dati acquisiti a quelli originali e la loro immodificabilità”.
Significativo quanto sancito dalla Quinta Sezione della Suprema Corte di Cassazione nella sentenza n. 1822 e pubblicata il 16 gennaio 2018 in merito ai contenuti dello smartphone sequestrato a un indagato. In questo caso gli sms e i messaggi whatsapp acquisiti non sono risulterebbero sottoposti né alle regole previste per il sequestro di corrispondenza né a quelle previste per le intercettazioni, ma hanno natura documentale ai sensi dell’articolo 234 c. p. p.. La sentenza è stata emessa per bocciare un ricorso presentato da un imputato che impugnava un’ordinanza del Tribunale di Imperia. La Corte di Cassazione ha confermato il decreto di “sequestro probatorio” del cellulare disposto dal pubblico ministero in un procedimento penale per reati fallimentari.
La giurisprudenza, quindi, tiene il passo con la tecnologia. Nei tempi delle chat e della messaggeria istantanea, gli smartphone e le conversazioni digitali diventano importanti fonti di prove ed indizi nelle fasi processuali, anche in ambito penale.

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