Home / Criminologia / Professione criminologo, tra competenza, passione e studio

Professione criminologo, tra competenza, passione e studio

Intervista al dottor Fabio Delicato: “Investigare il crimine a 360 gradi e in maniera multidisciplinare”

La televisione ci ha abituato a vedere il crimine e la soluzione di delitti sotto l’occhio della scienza, ma la criminologia è una scienza complicata, che richiede studio, passione e tanta applicazione.

Per provare a capire meglio che cosa sia la criminologi, abbiano chiesto a Fabio Delicato, psicologo, psicopatologo forense e criminologo, consulente tecnico e perito presso il Tribunale di Napoli (nonché membro della Società europea di crimonologia, fondatore nel 2007 dell’associazione Criminiseriali – www.criminiseriali.it e autore dei testi “Profilo Criminale” edizioni Melagrana 2011 e “Golfo Insanguinato”, Turisa Edit. 2017) di spiegarci a cosa ci si riferisce quando si parla di scienze criminologiche e forensi.

Dottor Delicato, che cosa è la criminologia?

“La criminologia è una scienza multidisciplinare che si occupa del crimine a 360°, ed a cui afferiscono numerosi settori scientifici come la psicologia, psichiatria, medicina, scienze giuridiche, scienze sociali, scienze investigative, ed altri. La criminologia, quindi, è una disciplina molto ampia che può essere approcciata da numerosi punti di vista e quindi da varie professionalità, distinte tra loro ma collegate da una visione di insieme criminologica”.

Come si diventa criminologi, quale percorso formativo?

“Questa è una domanda a cui non è facile rispondere, poiché in Italia non esiste la figura del criminologo ‘tout court’; ovvero (nel mondo non accademico) si è professionisti in un dato settore e specializzati, con la propria ‘visione’ professionale quindi, in criminologia. Ad esempio si può essere avvocati, o sociologi, o psichiatri o psicologi con una formazione in criminologia. Come precisato parliamo dell’ambito non accademico, ovvero nel mondo dei processi, delle consulenze, delle investigazioni e quant’altro. Diverso è l’ambito accademico dove ci sono dinamiche universitarie e cattedre specifiche. Detto questo per quanto riguarda il mondo non accademico, unico in cui sento di esprimermi dando un consiglio, il percorso formativo è sempre molto personale, ma soprattutto non finisce mai. È necessario aggiornarsi sempre e costantemente. Comunque ciò che mi sento di consigliare a chi vuole intraprendere questa strada è di cominciare a ‘frequentare’ il mondo criminologico, anche con piccoli seminari o convegni tematici, per capire quale dei numerosissimi settori della criminologia è di proprio interesse; in secondo luogo scegliere una carriera-professione che permetta di seguire l’interesse citato, ed in seguito – ma anche parallelamente – formarsi con i suddetti corsi, convegni etc. e dopo la laurea sarebbe opportuno un master universitario. Ciò sarebbe solo la base, poiché, come detto, la formazione e l’aggiornamento in criminologia è all’ordine del giorno, basta una nuova legge, una sentenza di cassazione, una nuova tecnica, per dover approfondire e aggiornarsi”.

Si tratta di una nuova professione o una competenza suppletiva, cioè completa l’avvocato, il medico, lo psicologo?

“Come ho risposto prima, quindi nel mondo non accademico, il criminologo non è una professione a sé stante. Non esiste un Albo dei criminologi in Italia, e non credo esisterà almeno per il prossimo futuro. Dunque posso rispondervi che no, non è una nuova professione (tra l’altro non sarebbe nemmeno ‘nuova’) e sicuramente nel mondo dei processi, delle consulenze tecniche, e delle investigazioni, è assolutamente una Competenza suppletiva da tenere costantemente aggiornata”.

Quali sono le attività che svolge un criminologo e chi le commissiona, le procure, i difensori degli indagati?

“La attività possono essere molteplici e dipendono in primo luogo dalla professione di base cui mi riferivo in precedenza. Innanzitutto è molto importante a mio parere l’attività di ricerca, sebbene sia forse la meno remunerativa (anzi, se non si è accademici è l’opposto, ve lo assicuro!). Oltre a ciò, a seconda della propria professione, si possono espletare o coadiuvare attività di consulenza tecnica (di ufficio o di parte) e perizie, oppure c’è il ramo investigativo, sia privato che come competenza suppletiva di un appartenente alle forze dell’ordine. Ad esempio un medico legale può espletare una consulenza tecnica commissionata dal giudice o da un avvocato per quanto di sua competenza in una indagine o in un processo, stesso dicasi per uno psicologo o uno psichiatra. Un avvocato può spendere tali competenze nello svolgimento della propria professione, cui trarrà sicuramente molto giovamento nel confrontarsi con le varie figure criminologico-criminalistiche e saprà comprendere il linguaggio e il ragionamento relativo per meglio svolgere la propria professione”.

Come ci si approccia ad un caso, ad un delitto? Ci sono differenze tra vittime e reo?

“Beh, ogni caso è a sé ovviamente, ma in primo luogo l’approccio deve essere ‘asettico’, ovvero, qualsiasi sia il nostro ruolo, bisogna affrontare ogni caso senza preconcetti-pregiudizi, analizzando gli elementi che si hanno o cercandone di nuovi, ma senza incorrere ‘nell’innamoramento della pista investigativa’, perché si potrebbe fare un grossolano errore, cioè ragionare soltanto in maniera induttiva e interpretare gli elementi in maniera distorta per confermare la propria ipotesi. Ciò viene chiamato scientificamente ‘Bias di conferma’ e purtroppo le cronache giudiziarie sono piene di tale errore, e non pensiate soltanto ai casi mediatici e agli omicidi, ma anche ad esempio nella valutazione della testimonianza di un minore presunto abusato, dove questo atteggiamento può essere molto dannoso. Per quanto riguarda l’approccio con le vittime o con il reo, è ovvio che ci sia una ‘differenza’, ma come detto dipende innanzitutto dal ruolo che si ha. Li accomuna però, in questa risposta che vi do, sempre l’atteggiamento ‘asettico’ di cui sopra, con le dovute modifiche situazionali e momentanee. Ad esempio con una presunta vittima di violenze, sebbene io non sappia a priori se mi stia dicendo il vero o meno, nel raccogliere la testimonianza in primo colloquio il mio atteggiamento sarà di ascolto e accoglimento senza mettere in dubbio quanto riferito (questo semmai lo si fa in seguito, non in presenza della vittima). Soltanto dopo, si fa una analisi generale di tutti gli elementi e si ragiona su come procedere. Con il reo il discorso è simile, ma diverso, ovviamente dipende dal ruolo che si ricopre e dallo scopo del colloquio, ma la base di partenza è la stessa, per poi ovviamente modificarla a seconda delle esigenze (ad esempio se è un interrogatorio, oppure un colloquio rieducativo in carcere, una perizia)”.

Come è nata questa idea professionale?

“Personalmente sono sempre stato affascinato ed interessato da questo mondo, dalla psiche umana in particolare nei crimini efferati, e via via ho sempre più approfondito tale settore fino a farne una professione. Ringrazio Giustizia e Investigazione per l’intervista e tutti i lettori. Per chi fosse interessato alle nostre attività può seguirmi e contattarmi su: www.criminiseriali.it, pagina Facebook “Crimini Seriali”, Instagram @dott_fabio_delicato ed email webmaster@criminiseriali.it”.

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore. Direttore del sito www.giustiziaeinvestigazione.it

Check Also

Maltrattamenti, stalking e social: come cambiano i reati in famiglia

Intervista all’avvocato Stefania Crespi: “Preoccupanti i dati dell’aumento dei casi nel periodo del lockdown” I …

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi