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Psicologia della testimonianza: meccanismi e variabili in gioco

L’occhio vede e la memoria registra, questa è la concezione più comune che abbiamo della nostra memoria. In parte vera, tale espressione risulta essere davvero semplicistica. Ricordare è un processo prevalentemente ricostruttivo, si tratta di frammenti di memoria o di informazioni, ma mai un ricordo completo.

L’essere umano è un soggetto dinamico che non percepisce le informazioni in modo passivo, ma agisce su di esse codificandole ed elaborandole.

Le interferenze e i disturbi possono intervenire in ogni momento di elaborazione delle informazioni, articolata in tre fasi distinte: codifica, ritenzione, recupero.

Il processo che ci permette di registrare e codificare gli stimoli provenienti dall’ambiente esterno, attribuendo loro un significato, è la percezione, che può avere esiti diversi da persona a persona. Ad essa viene dato un significato in termini di tempo, spazio, intensità, causa, conseguenza e risposta comportamentale. Attraverso l’attenzione, la percezione può essere diretta verso ciò che ci interessa, escludendo tutti gli altri stimoli.

In base alla percezione di un evento, nella prima fase di codifica, i diversi fattori di influenza sono riconducibili essenzialmente alle caratteristiche dell’evento e alle caratteristiche dei singoli.

Nel primo caso, il primo fattore che può alterare la percezione del testimone è il tempo di esposizione allo stimolo che deve essere sufficientemente lungo e, cioè, almeno 20 secondi. Altra variabile è la salienza. Non tutti i dettagli sono significativi allo stesso modo, alcuni catturano la nostra attenzione più di altri. Un altro fattore è la frequenza di esposizione allo stimolo che può avere un duplice effetto: da un lato la percezione è facilitata dalla ripetizione, ma, dall’altro, questa favorisce la creazione di stereotipi e schemi mentali.

La presenza di un forte stato emotivo determina un restringimento del campo attentivo, che si focalizza solo su alcuni aspetti: più un evento aumenta lo stress del teste, più una corretta percezione sarà compromessa. Anche le aspettative, come quella culturale, quella derivante dall’esperienza passata o dai pregiudizi personali, hanno una forte influenza sulla percezione.

Col passare del tempo il ricordo diviene meno preciso, impoverito da dettagli o arricchito da particolari non realmente percepiti che derivano da processi di rielaborazione e integrazione di vario tipo. Le conoscenze e le precedenti esperienze influenzano la percezione dell’evento o le persone coinvolte attraverso gli schemi, strutture organizzate di dati che, guidando il comportamento, possono indurre il soggetto a creare aspettative che alterano la corretta percezione di nuovi eventi.

I fattori che condizionano la memoria intervengono anche nelle fasi successive alla percezione; sono le cosiddette informazioni post-evento. Il problema sotteso è se, nel momento in cui intervengono nuovi blocchi di dati, quelli già presenti in memoria restino intatti o vengano alterati. Anche se possono coesistere, psicologicamente le informazioni tendono a sovrapporsi fino a non riuscire a risalire al dato originale. L’introduzione di un elemento successivo all’evento, che non esisteva nella realtà dei fatti, altera l’abilità nel descrivere l’evento stesso.

La capacità di recuperare le informazioni in memoria a distanza di tempo dipende da numerose variabili, quali la percezione iniziale, le abilità cognitive, il grado di coinvolgimento e il numero di volte richesto al soggetto di ricordare il fatto.

Il riconoscimento – che si verifica ogniqualvolta un soggetto percepisce di aver già visto quella persona o di aver già vissuto quell’esperienza – e la rievocazione libera o guidata, sono le tecniche utilizzate per recuperare le informazioni dalla memoria visiva, uditiva, olfattiva, di emozioni o autobiografica.

La spiegazione di un evento può essere ricondotta a cause personali, interne al soggetto che compie l’azione, oppure a cause ambientali, o esterne al soggetto. Anche in questo caso entrano in gioco fattori di vario tipo, ne sono un esempio i processi di attribuzione.

L’interesse della psicologia alla testimonianza è compreso se si considera che, nella situazione testimoniale, la personalità umana è coinvolta in tutte le sue componenti. Nelle diverse fasi che caratterizzano l’esperienza di un testimone, da quella iniziale in cui assiste ad un evento a quella finale di rievocazione, entrano in gioco processi di vario tipo, fino a considerare l’effetto sull’attendibilità della testimonianza di variabili quali età e sesso.

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