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Quarant’anni dal referendum sull’aborto

Nel 1978 fu varata la legge che regolamenta l’interruzione di gravidanza, la Legge 194/78, che seguiva di otto anni la legge sul divorzio.

Entrambe le leggi segnano due tappe importanti nella storia d’Italia ed in particolare dei diritti delle donne.

Entrambe le leggi furono fortemente osteggiate dalla parte politica dominante democratico cristiana in nome dei valori della famiglia e della vita. Nonostante dette opposizioni le leggi furono varate, ma sottoposte nel giro di pochi anni al referendum abrogativo, ed in entrambi i casi ai referendum vinse il NO alle abrogazioni con maggioranze schiaccianti (nel caso della legge sull’aborto i No all’abrogazione sfiorarono il 90% dei votanti).

Con queste leggi si giocava una partita importante, quella della possibilità per le donne di autodeterminarsi sia nel matrimonio sia nella maternità poiché potevano finalmente scegliere di sciogliere un matrimonio e di non fare un figlio. Per questo la partita che si giocò fu caratterizzata da una lotta durissima, in cui la Chiesa di Roma mise in campo tutte le sue armi, ottenendo peraltro il risultato di legittimare l’obiezione di coscienza, che rese difficile in molti ospedali poter ricorrere all’interruzione di gravidanza, non avendo previsto la legge una norma di tutela sempre e comunque per le donne.

La Chiesa di Roma ricorse ad una campagna di opinione durissima, tacciando chi voleva la legge di abortista e omicida. In realtà la partita che si giocava era tutta un’altra e le forze anti-legge sull’aborto lo sapevano benissimo e bluffarono. La partita che si giocava era la stessa che dal 1976 vide le donne lottare perché il reato di violenza sessuale fosse collocato fra i reati contro la persona e non fra quelli contro l’onore, perché fosse riconosciuto che con la violenza sessuale non si offende l’onore, ma la personalità di un soggetto, essendo la sfera della sessualità una sfera della personalità. Le donne che hanno fortemente voluto la Legge 194/78 sulla interruzione di gravidanza non erano donne favorevoli all’aborto o superficiali tanto da considerare l’aborto un mezzo di controllo delle nascite, ma, al contrario, erano donne realiste che conoscevano la situazione reale del mondo femminile. L’aborto in quegli anni si praticava, certo che si praticava, ma clandestinamente, talvolta con mezzi di fortuna e comunque mai in condizione di sicurezza per la donna. Non veniva chiesta una legge per abortire, ma una legge per poterlo fare in ospedale ed in sicurezza invece che da quelle che venivano chiamate “mammane”. Questa fu la prima grande mistificazione del fronte anti 194: fare credere che le donne che chiedevano quella legge fossero abortiste assassine mentre era l’esatto contrario, erano donne che chiedevano sicurezza per chi, suo malgrado, si decideva a fare un passo che per una donna è sempre estremamente doloroso, anche se voluto o necessario. Fu il mondo femminile nel suo complesso a sancire, nel segreto dell’urna del referendum, che era ora che la donna potesse decidere della sua vita, se e quando e come essere madre, senza dovere rischiare quella sua vita in mano a mammane o medici senza scrupoli. Al mondo maschile imperante quella determinazione e quella legge, che sancisce in modo chiaro il potere femminile, perché, in caso di contrasto fra la madre ed il padre del nascituro, la volontà che prevale è quella della donna, non poteva piacere e molti furono i boicottaggi alla legge. In primis il numero elevato di medici obiettori di coscienza, alcuni dei quali erano gli stessi che praticavano aborti clandestini a pagamento. Inoltre una serie di fenomeni paralleli, ma inquietanti come il mancato rispetto della privacy sui nomi delle donne che ricorrevano all’aborto. A legge già in vigore molte donne si recavano ancora in Inghilterra o Svizzera ad abortire per evitare che si sapesse che vi avevano ricorso.

Nonostante tutte le difficoltà l’approvazione della legge 194/78 ed il referendum del 1981 segnarono un passo avanti nell’emancipazione della donna, nella sua possibilità di autodeterminazione.

Le giovani di oggi non conoscono la lotta che invase le strade con donne armate di prezzemolo il simbolo dell’aborto clandestino), il lungo dibattito alla Camera che segna momenti oscurantisti, la forza che unì tutte le donne per difendere una delle due prime leggi ( insieme a quella del 1970 sul divorzio) che hanno sgretolato il patriarcato. Erano state varate in quegli anni anche il nuovo diritto di famiglia del 1975 e nel 1981 l’abolizione del delitto d’onore.

Il nuovo diritto di famiglia introdusse la parità fra padre e madre in molti istituti come quello del disconoscimento di paternità, fino a quel momento appannaggio del solo padre. Dal 1975 il disconoscimento di paternità lo può chiedere anche la madre o il figlio stesso una volta maggiorenne. Inoltre alla patria potestà fu sostituita la potestà di entrambi i genitori, adesso nuovamente cambiata in responsabilità genitoriale.

Molti sono stati i passi in avanti verso l’acquisizione di pieni diritti per la donna da quel lontano 1978, ma quell’anno, che vide la nascita della Legge 194, segna il primo grande passo su questa strada.

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