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“Quegli insostenibili ideali”, la bellezza e la difficoltà di fare il giudice

Recensiamo oggi un libro molto interessante nell’attuale panorama italiano. Si intitola “Quegli insostenibili ideali”, edito da Aracne editrice, porta la prefazione di Simonetta Matone e ne è autrice una giovane collega attualmente al Massimario della Corte di Cassazione, Marina Cirese.

Non è un’autobiografia

Il libro non è autobiografico, precisa l’autrice, ma nasce dalla osservazione e dalla riflessione su quella che è stata ed è la vita di molte di noi, magistrate degli anni 2000, e su come ci siamo approcciate ad un lavoro da sempre prerogativa maschile, cosa abbiamo dovuto superare, quanto ancora abbiamo da fare.

La protagonista

La protagonista si chiama Sara e la sua vita si svolge come quella di molte di noi. Marina ha saputo tracciare la storia di chi come noi, pur essendo donna, ha voluto intraprendere questa difficile carriera del giudicare. Un giudicare che è un servizio alla comunità e come tale viene vissuto, quell’ideale con cui Marina parte e che si scontra con la realtà, la realtà dei colleghi più tiepidi, quella dei colleghi arrivisti, quella dei molti che recitano il ruolo del giudice con il quale si identificano, perdendo se stessi. Soprattutto Sara si scontra con la difficoltà di conciliare la vita privata con il lavoro, un lavoro amato, ma assorbente, sacrificante.
Pregnanti le parole che pensa Sara appena torna a lavorare dopo la gravidanza, quando precisa di dover ridisegnare il proprio ruolo di magistrato e di donna. Contrariamente a quanto molte colleghe affermano, conciliare i tempi del lavoro e della vita privata non è facile, tanto che osservando la vita delle colleghe più anziane si può notare quante di loro hanno rinunciato ai figli ed alla vita privata, come traspare dai colleghi maschi più anziani l’insofferenza verso coloro che fanno figli e stanno assenti dal lavoro. Purtroppo questo campo è ancora tutto in salita e impegna noi magistrate non poco.

Luci e ombre

Il libro disegna uno spaccato reale di un lavoro che è bellissimo, è un servizio, ma presenta luci e ombre e non è quel lavoro da “casta” unita in blocco che si può credere, non è quel luogo dorato di privilegi, ma è fatto di uomini e, soprattutto, di donne che lottano per conservare il loro essere se stesse nonostante l’impegno usurante che hanno.
Rimane un cruccio: una casa editrice che non ha distribuito il libro come avrebbe meritato, un’opera realista e onesta come questa che può avvicinare i cittadini alle istituzioni.
Non ultimo pregio la scorrevolezza della prosa, il libro è scritto benissimo in un modo che si legge senza rendersene conto, si finisce e… Non ce ne siamo accorte… Curiose di sapere di Sara e della sua vita.

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