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Riflessioni sulla prescrizione, sulla riforma del processo e sugli organici dei giudici

L’istituto della prescrizione esiste sia nel campo del diritto civile sia nel diritto penale e regola gli effetti giuridici del fattore tempo.

Nel diritto civile la prescrizione è l’estinzione di un diritto soggettivo dovuta alla mancata iniziativa del titolare del diritto. Si verte in tema di diritti privati, infatti, e la necessità di certezza del diritto impone di dare un termine alla possibilità di esercitare i propri diritti.

Nel diritto penale, invece, è l’estinzione di un reato dovuta all’inattività dello Stato nel perseguirlo. Anche questo istituto risponde all’esigenza di certezza del diritto, ma non solo. Risponde anche al principio di realtà che passato un certo tempo diventa difficile se non impossibile raccogliere le prove ed in particolare i testimoni tendono a dimenticarsi i fatti visti ed alla mancata possibilità di un reale effetto sul reinserimento del reo.

Recentemente la prescrizione ha subito varie riforme, in particolare una corposa riforma nel 2005, che ha modificato i termini dell’istituto, ovvero il tempo necessario ad estinguere i reati, ed una seconda riforma con i decreti Orlando del 2017 che ha inciso prevalentemente sulle cause di sospensione della prescrizione ed il loro calcolo. La sospensione della prescrizione è in realtà la sospensione del suo decorso, ovvero benché il tempo stia trascorrendo ci sono casi in cui non se ne tiene conto ai fini della prescrizione, come se fosse appunto sospeso, e ciò per impedire manovre che allunghino i tempi in modo strumentale all’estinzione del reato. Ove non ci fosse alcun regolamento del genere ben si potrebbero avere richieste di rinvio da parte degli imputati che allungano a dismisura il tempo del processo fino a giungere alla prescrizione. La giurisprudenza è stata accorta sul punto, prima restringendo le possibilità di richieste di rinvio da parte degli imputati, poi sono intervenute le norme sulla sospensione in caso di rinvio richiesto dalla parte imputata. Ove il processo non possa svolgersi per causa dell’imputato stesso la conseguenza è che lui si vede sospendere il periodo necessario all’estinzione del reato.

La prescrizione prevede anche il caso della sua interruzione con atti in cui lo Stato manifesta il suo interesse a perseguire il reo. I casi di interruzione sono tassativi ed indicati dalla norma così come nonostante l’interruzione è previsto un tempo massimo dopo il quale la prescrizione opera comunque.

Il recente dibattito ha preso l’avvio dal problema della lunga durata dei processi che portano spesso alla prescrizione dei reati. Si pensi al processo per la Strage di Viareggio, molti reati si prescriveranno. Fra l’altro questo accade, paradossalmente per molti processi fra i più complessi e laboriosi per la delicatezza dei temi e la complessità intrinseca del processo. La complessità del processo con molti imputati e molti capi d’accusa, con questioni tecniche che richiedono la necessità di altrettante consulenze tecniche richiede un lungo tempo di celebrazione sia in primo grado sia in appello, la presenza di tre gradi di giudizio permette quindi che i tempi della prescrizione si compiano prima della conclusione del terzo grado e quindi della parola “irrevocabilità” posta sulla sentenza.

In questo momento storico è in corso un dibattito acceso sulla prescrizione e la possibilità di sospenderla dopo il primo grado in modo da permettere la celebrazione dei due gradi successivi senza il suo decorso e quindi rendendo vani i tentativi degli avvocati di giungere alla prescrizione. Molta parte della magistratura ha assunto questa posizione ferocemente avversata dall’avvocatura, vero è che in questo modo avremmo molte meno prescrizioni e gli avvocati sarebbero costretti ad affrontare il merito del processo, scegliendo anche i riti alternativi, invece di trascinare il processo con impugnazioni spesso ridicole, ma finalizzate ad allungare i tempi processuali.

Vero però anche quanto sottolinea altra parte della magistratura come la corrente di Magistratura Indipendente: il problema della prescrizione è secondario rispetto al vero problema che è ben più profondo e complesso e che investe il pianeta giustizia nel suo complesso, dalla presenza di un organico insufficiente, alle carenze strutturali, aggiungo io alla presenza di un sistema legislativo schizofrenico, fatto di leggi create sull’emozione del momento, spesso in contrasto con la legge precedente, senza una legislazione omogenea per settori, senza l’abrogazione di norme obsolete, spesso ricorrendo alla decretazione d’urgenza. Ricordo un giorno quando ero pubblico ministero che per capire la norma in vigore in un certo momento storico ci misi due ore, navigando in mezzo ad una dozzina di decreti legge reiterati. Lavorare in queste condizioni non solo è estremamente stancante, ma rallenta il lavoro in modo incredibile.

Occorre ricordare anche la tendenza del nostro legislatore a criminalizzare tutto. Quando vuole fare rispettare qualche precetto di qualsiasi natura legifera una norma penale, anche se sarebbe sufficiente una sanzione amministrativa, in base alla importanza del bene da tutelare.

In un sistema con in vigore una quantità inutile di leggi, con la tendenza a criminalizzare anche quello che non è criminale, con carenze di organico enormi (il numero dei magistrati in organico è lo stesso del 1861 quando in Italia la popolazione era di trenta milioni di abitanti, ma vi è uno scoperto in organico di circa mille posti), con carenze strutturali tali che alcuni Tribunali sono stati chiusi come quello di Bari, inevitabile che la giustizia si amministri con lentezza, con fatica e a spese di grandi sacrifici personali degli operatori del diritto ed il problema della prescrizione rimane un palliativo che denota anche il fallimento di uno Stato che non sa dare ai cittadini giustizia certa e celere, anzi che non vuole darla.

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