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Riflettiamo sullo ius soli: storia delle Nazioni, cultura, tradizioni e flussi migratori

Vorrei proporvi solo alcune riflessioni, niente di definitivo.

Intanto precisiamo che lo ius soli non è direttamente collegato alle immigrazioni, o meglio non è uno strumento per gestire i flussi migratori, ma uno strumento per la gestione del diritto di cittadinanza, che ovviamente è connesso alle immigrazioni, ma non serve per limitare o gestire il tipo di flussi migratori che attualmente abbiamo in Italia.

Lo ius soli e lo ius sanguinis sono i due strumenti per gestire la cittadinanza in uno Stato, non solo per gli stranieri ma per tutti i cittadini. Lo ius sanguinis stabilisce che si è cittadini di uno Stato se figli di genitori cittadini di quello Stato, mentre lo ius soli dispone che si diventa cittadini di uno Stato se si nasce sul territorio di quello Stato, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori.

Tradizionalmente gli Stati antichi adottano lo ius sanguinis, mentre lo ius soli è tipico degli Stati di nuova nascita e nuova storia come Stati Uniti, Australia, quegli Stati che si devono popolare e favoriscono l’ingresso di stranieri e popoli che diventeranno i nuovi popoli. Vi sono ovviamente varie soluzioni intermedie, come in Francia, in cui vige uno ius sanguinis attenuato da un minimo di ius soli per alcuni casi. Vi sono poi le statuizioni per i casi di acquisto della cittadinanza per motivi di matrimonio, adozione e vari. L’Italia si è dotata di ius sanguinis come tutti gli altri Stati europei, essendo stata sempre una nazione popolosa e non avendo bisogno di aumentare la popolazione o coprire territori deserti. La cittadinanza si può acquistare nascendo da genitori italiani in qualsiasi parte del mondo oppure sposando un cittadino/a italiana dopo un certo numero di anni (due per l’esattezza) o dopo dieci anni di residenza stabile con un lavoro nel nostro Stato. Le altre legislazioni europee sono simili, variando solo il numero degli anni di matrimonio o di residenza richiesti. L’ultima modifica alla legge sull’acquisizione della cittadinanza risale a pochissimi anni fa, al 2009, quando il tempo necessario ad acquisire la cittadinanza italiana per matrimonio fu portato da sei mesi a due anni.

Vorrei sottolineare che si può nascere anche fuori dal territorio italiano, ma essere cittadini italiani grazie alla cittadinanza dei propri genitori, e questo ha creato il fenomeno dei tanti italiani all’estero, emigrati o figli di emigrati, che pure ancora sono e si sentono italiani e votano alle elezioni. Ad esempio nel sud del Lussemburgo, in quella zona di miniere e acciaierie considerata lo Stato più ricco del mondo, tutti parlano italiano e leggendo i cognomi dei candidati alle elezioni comunali come minimo il trenta per cento porta un cognome italiano. Il sindaco della terza città del Lussemburgo, la città di Differdarge, il signor Roberto Traversini, è italiano. Qui tutto parla di Italia e del sangue di quegli italiani che arrivavano a fine ottocento a lavorare, soprattutto da Abruzzo e Umbria. Ed adesso la nostra lingua viene usata al pari del francese e del tedesco e di quel mix che è il lussemburghese. Qui la musica è italiana ed il cibo anche.

Togliere l’acquisto della cittadinanza per ius sanguinis potrebbe significare recidere le radici di questi italiani emigranti, potrebbe significare negare e dimenticare una parte importante della nostra storia, quando gli emigranti eravamo noi.

Lo ius soli d’altro canto non è gradito a tutti gli stranieri che vengono in Italia. Non tutti gli Stati infatti permettono una doppia cittadinanza, quindi per taluno acquisire la cittadinanza italiana significa perdere quella propria. È il caso dei cinesi che pure sono regolati in base allo ius sanguinis e che sono cittadini cinesi anche se nascono in Italia. Se acquistano altra cittadinanza perdono, però, la loro. Molti di essi vengono in Italia solo provvisoriamente per lavorare alcuni anni e poi tornare a casa e può non fare loro piacere avere figli di cittadinanza italiana e non cinese. Non solo ma questo può solo creare loro problemi nel futuro.

Questo non significa non poter rivedere le leggi sull’acquisto della cittadinanza per i figli dei residenti nati in Italia o per categorie di bambini, ma sempre nella considerazione dei diritti di tutti, della nostra storia e senza farne fattori di confusione con argomenti scottanti quali la gestione dei flussi migratori.

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