Il sei aprile del 2018 è entrata in vigore la seconda parte della riforma Orlando del diritto penale e processuale penale, con l’applicazione del decreto legislativo n. 21 del 1 marzo 2018. Il decreto tenta di riordinare la materia penale sostanziale, inserisce cioè nel codice penale delle fattispecie che erano sparpagliate in leggi speciali, ovvero leggi fuori dal codice. Il tentativo è apprezzabile ma risulta come una goccia di acqua nel deserto. Il perché lo spiegheremo a breve. Illustriamo prima i nuovi reati inseriti nel codice. Sono tutti reati che esistevano in varie leggi speciali che ora sono stati inseriti nel codice penale e sono state abrogate le leggi extra codice. Viene inserito l’articolo 289 ter ovvero il sequestro di persona a scopo di coazione, che prevede che qualcuno tenga una persona in sequestro minacciando di ucciderla o ferirla per costringere altri ad una azione, anche Stati o enti internazionali. Entra nel codice il reato di doping e i reati di tratta delle persone che si trovavano nel codice della navigazione. Vengono riportati all’interno del codice le fattispecie relative all’aborto e quelle relative alla mancata assistenza familiare e viene aggiornato l’articolo che prevede la punizione della elusione dei provvedimenti del giudice anche al caso della elusione dei provvedimenti di protezione previsti dal codice civile. Nasce nel codice la sezione dedicata ai delitti contro l’eguaglianza e i delitti dedicati al traffico di esseri umani, oltre finalmente a reati in materia di tutela dell’ambiente e a reati in materia finanziaria che vi vengono riportati in modo più o meno organico.
La cosa fondamentale rimane, comunque, il principio della riserva di codice previsto al nuovo articolo 3 bis del nuovo codice penale. Questo principio prevede che le norme penali siano inserite soltanto nel codice penale e non sparse nelle leggi speciali, a meno che non siano testi organici su una materia. Ciò al fine di rendere la conoscenza delle norme penali in vigore più semplice, favorendo anche lo scopo rieducativo della norma penale. Lo scopo è lodevole poiché la situazione nel nostro ordinamento è di un ordinamento dove sono in vigore moltissime legge, troppe, e la difficoltà dell’operatore sta nel coordinarle tutte. Da tempo si dice di fare una riforma seria con abolizione di leggi e leggine, ma poco è stato fatto. A ciò si aggiunga che quando fu varata la Costituzione si pensò alla riforma dei quattro codici per adeguarli alla nuova Costituzione ed ai nuovi principi repubblicani, visto che i codici erano degli anni trenta e quaranta e rispecchiavano ordinamenti ed ideologie che in teoria erano opposte a quelle Costituzionali. Contrariamente alle intenzioni del 1948 i codici non furono mai riformati fino al 1989 quando fu riformato quello di Procedura penale, e solo quello mentre gli altri sono tuttora quelli del ventennio. Su questa mancata riforma occorre fare più attenzione di quella che vi si presta di solito perché non riuscire in settanta anni a riformare tre codici è un segno di qualcosa che non funziona. Può essere la volontà di mantenere un sistema pre repubblicano nei fatti o l’incapacità di cambiare, ma certo è preoccupante che la classe politica italiana non sia stata in grado di cambiare le leggi pilastro della Repubblica per attuare pienamente la Costituzione in settanta anni. Occorre precisare ad esempio che in Romania fra il 2007 ed il 2009 sono entrati in vigore i nuovi quattro codici, civile, di procedura civile, penale e di procedura penale e ciò a seguito dell’ingresso della Romania in Europa nel 2007, ingresso che ha richiesto a quel paese di cambiare la vecchia legislazione per adeguarla ai nuovi principi europei.
Misteriosamente in Italia questo non è stato fatto, voluto o no, ma non solo, si è legiferato senza regole e senza razionalità ed ordine fino a tenere difficilmente comprensibile il diritto vivente, ciò ha influito negativamente sulla certezza del diritto e quindi sulla funzione general-preventiva del diritto penale.
Speriamo che questa riserva di codice sia il primo lumicino di una riforma vasta e seria che faccia tornare il diritto a quello serio, certo e preciso che può indirizzare i cittadini, dare quel limite di cui tutti hanno bisogno e di cui si parlava un articolo fa.

Pubblicato da Jacqueline Magi

Leave a reply