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Rinnovo del contratto, i malumori delle forze di polizia

Ci sono voluti nove lunghi anni per firmare il rinnovo del contratto di lavoro per il triennio 2016-2018 per le forze armate e di polizia. Contratto che riguarda 450mila lavoratrici e lavoratori del comparto sicurezza e difesa della pubblica amministrazione. Un percorso iniziato sei mesi prima dall’apertura delle trattative, luglio 2017, e che prevede solo la parte economica, con l’intesa di procedere poi anche al rinnovo degli istituti normativi. La ministra per la funzione pubblica, Marianna Madia, ha parlato di «125 euro circa al mese per le forze armate, 136 euro per la guardia di finanza, 134 per i carabinieri, 132 euro per la polizia e 126 per la penitenziaria». Accordo firmato dalle organizzazioni sindacali, ma che ha suscitato non poche polemiche da parte degli addetti ai lavori a suon di comunicati stampa e post sui social. Giustizia e Investigazione ha cercato di approfondire l’argomento, intervistando quattro sindacalisti di altrettanti sindacati. Sap (Sindacato autonomo di polizia) e Consap (Confederazione sindacale autonoma di polizia) parlano di “mancette elettorali” e di “metodo estorsivo”. Per Siap (Sindacato italiano appartenenti polizia) e Siulp (Sindacato italiano unitario lavoratori polizia), accusati di essere stati troppo accondiscendenti, si tratta di “un percorso avviato già da tempo con il governo che ha dimostrato attenzione verso il comparto” e di “speculazioni politiche”.

I contrari, ma firmatari

Non usa mezzi termini il segretario provinciale del Sap di Perugia, Vincenzo D’Acciò: «Il contratto per le forze dell’ordine ha un unico nome, si chiama vergogna. Sono pochi euro dopo quasi dieci anni di blocco contrattuale. Le cifre raccontate come le favole sono da campagna elettorale e nient’altro. Possiamo definire gli aumenti delle mancette elettorali». Non è meno morbido neanche il segretario provinciale della Consap di Perugia, Maurizio Petroni: «Il governo di centrosinistra pensa che il comparto sicurezza sia l’ultimo dei problemi. In realtà sono 336 euro all’anno, 28 euro circa al mese (44 euro lordi), dopo nove anni di contratto bloccato. E di 550 euro lordi di arretrati del 2016 (conti del ministero sarebbero 556 euro solo per le forze di polizia)». L’illegittimità e l’incostituzionalità del mancato rinnovo del contratto, che dovrebbe essere rinnovato ogni tre anni, è stata dichiarata dalla Corte costituzionale nel 2015. Ma la trattazione informale tra le parti era partita a fine 2014.

I favorevoli

Giuseppe Crupi, segretario regionale del Siap Umbria cerca di fare chiarezza: «Nel 2015 in concomitanza con la sentenza, il governo sbloccò il tetto salariale, bloccato nel 2010. In contemporanea iniziò i lavori per il riordino delle carriere e il primo incontro ufficiale si tenne al Viminale con il ministro Angelino Alfano, nel marzo 2016. In effetti si è giunti al rinnovo del contratto, dopo un percorso avviato già da tempo e il governo ha dimostrato attenzione verso il comparto, sbloccando appunto il tetto salariale e il turnover (bloccati nel 2008 e nel 2010), riprogrammando gli investimenti sulla sicurezza e avviando il tavolo di consultazione per il riordino delle carriere e la concessione del bonus di 80 euro. Quest’ultimo, inizialmente previsto per i redditi inferiori a 1.400 euro mensili poi esteso a tutti nel 2016, allungato con un altro stanziamento al settembre 2017, poi strutturato nella nuova parametrazione conseguente al riordino dei ruoli della polizia». Anche per Massimo Pici, segretario provinciale del Siulp di Perugia, il governo ha dimostrato attenzione: «Ci sono come in tutte le questioni detrattori e sostenitori nei confronti del governo. Ma vorrei ricordare che stiamo parlando di un rinnovo che dovrebbe interessare tutto il pubblico impiego, cosa ci potevamo aspettare in un momento in cui si parla sempre di poche risorse a disposizione? Sono speculazioni politiche e si rischia di fare confusione. Un conto è la tematica sulla sicurezza, un altro sullo stipendio. È ovvio che se mi aumenti lo stipendio, non cambia la sicurezza». Pici parla, per il periodo di riferimento del rinnovo 2016\2018, invece, di 68 euro netti e 18 euro di liquidazione, mentre gli arretrati per gli anni 2016 e 2017 ammontano ad un minimo di 540 euro netti circa.

Lo scenario della firma

Ma le due organizzazioni sindacali Sap e Consap contestano anche le modalità che li ha portati a sottoscrivere l’accordo. «Le modalità poi con cui si è svolto il tavolo di concertazione sono state irrituali – precisa D’Acciò – Siamo stati convocati con una mail inviata alle due di notte, evidenziando la postilla, quasi un monito, che chi non avesse firmato sarebbe rimasto fuori da ogni contrattazione centrale e decentrata facendo venire così meno le prerogative di difese dell’iscritto. Se non è un ricatto questo».

«Noi contestiamo il metodo estorsivo – chiosa il segretario Petroni – Sì è vero l’abbiamo sottoscritto, ma perché una clausola di legge dice che se una sigla sindacale non firma non possono essere rappresentativi per l’intero periodo contrattuale».

Di parere diversi Siap e Siulp

«I lavori per il rinnovo del contratto si sono svolti sì in un contesto di insofferenza – sottolinea Crupi – legata ai quasi dieci anni di mancato rinnovo, ma complessivamente in un clima ordinario per il tipo di attività con momenti in cui i toni sono stati abbastanza alti. Le organizzazioni Siap e Siulp, più strutturate, sono entrate nel merito dei lavori sia del riordino che del rinnovo del contratto, presentando proprie piattaforme, condivise con la base attraverso le assemblee svolte nei posti di lavoro in tutte le province, concertando fino alla fine per portare a casa il risultato migliore possibile, considerando che non c’erano più referenti politici, dato che le Camere erano state sciolte. E gli incrementi stipendiali sono di fatto rapportati ai tassi dell’inflazione programmata, indice di riferimento per gli aumenti contrattuali. Ma è necessario ricordare che tutte le sigle sindacali rappresentative della polizia di Stato hanno firmato l’accordo, pertanto eventuali esternazioni di contrarietà ci appaiono di carattere solo ed esclusivamente propagandistico e della peggiore specie, per non parlare di incoerenza. E a tal proposito, credo sia necessario evidenziare come proprio il Siap perugino non ha firmato gli accordi decentrati, attualmente vigenti, stipulati presso il reparto prevenzione crimine, assumendosi le responsabilità per le conseguenze. Operazione questa che potevano fare anche i sindacati che oggi urlano allo scandalo».

Dello stesso parere di Crupi, anche Pici: «È una manovra elettorale, potevano tranquillamente non firmare, postilla a parte. Per tutto il 2017 godono ancora delle prerogative dello scorso contratto, per cui nessuna esclusione su ciò che si sta facendo o discutendo ora. Per le procedure nuove non sarebbero stati esclusi, dato che il prossimo gennaio si aprono le nuove trattative contrattuali che, qualora sottoscritte, danno diritto a partecipare a tutte le fasi conseguenti al contratto. Qualsiasi scelta fatta dovrebbe essere apartitica, ma ci sono interessi diversi, politici o sindacali».

Gli istituti normativi

Sap e Consap criticano anche la scelta di non aver dato seguito alla parte normativa del contratto. Con il nuovo governo, infatti, si apriranno i lavori del secondo livello di contrattazione, che riguarda proprio gli stanziamenti sulle indennità. «Si è firmato solo per la parte economica – aggiunge il segretario D’Acciò – e non per la normativa caso più unico che raro». L’auspicio, invece, del segretario Crupi è «che indipendentemente dal risultato delle urne, si prosegua sulla linea già tracciata». Dal canto suo, Massimo Pici, ricorda come già in passato l’ultima tornata contrattuale con l’allora governo di centrodestra fu chiusa anche in due tempi.

Carenza di personale e forze giovani

Su un punto però, i sindacati sono d’accordo: servono più uomini e giovani, mezzi e più attenzioni per chi opera in strada. «I problemi della polizia non si fermano al contratto, ma anche alla carenza cronica di mezzi e ad un turnover ormai necessario – precisa D’Acciò – Servono forze e fresche. Ad esempio, le volanti di Perugia sono chiamate ad un lavoro incredibile con sole due auto sul territorio, con un’età media che ormai supera i quaranta anni, eppure producono numeri da capogiro, ma fino a quanto può durare questo?».

Questura in difficoltà

«Il capo della polizia Franco Gabrielli ci ha rassicurato sui concorsi esterni – afferma Petroni – si parla di tremila agenti in più, una leggerissima boccata d’ossigeno. Anche perché, ad esempio la questura è sotto organico, l’età media degli agenti è di 47 anni, con poliziotti con 18 anni di servizio alle spalle, non c’è possibilità di un ricambio, il personale è anziano e con un carico di lavoro non indifferente. Nella sola provincia di Perugia sono in sofferenza la stradale ed i commissariati, soprattutto quello di Assisi». Perché quello della città di san Francesco, rappresenta uno dei punti sensibili dell’allerta terrorismo, con all’attivo 20 unità lavorative e la responsabilità di dover garantire la presenza nel territorio. Situazione analoga anche per gli agenti che operano presso l’aeroporto di Sant’Egidio, altro elemento sensibile per un eventuale attacco terroristico. «Attualmente sono operativi dieci colleghi – ricorda ancora il segretario Petroni – e invece avrebbe bisogno di più personale. Proprio per questo motivo Stefano Spagnoli, segretario nazionale, ha chiesto ufficialmente che l’aeroscalo umbro venga assorbito nella quarta zona, in modo tale che venga gestito a livello operativo direttamente da Roma, così verrebbe incrementato il personale».

«Stiamo saccheggiando gli uffici operativi (squadra mobile, digos, anticrimine, volanti) per garantire il controllo del territorio – afferma anche Massimo Pici – Siamo senza ossigeno, tra pensionamenti e trasferimenti. E le forze giovani alla prima esperienza vengono per lo più veicolate nei grandi capoluoghi, come Roma, Milano, Torino, Napoli, mentre nel capoluogo umbro arrivano uomini con 18 anni di servizio alle spalle. Bisogna avere più macchine e più uomini. Un po’ la colpa è anche dei sindacati, ma le risorse a disposizione sono sempre quelle. Per non parlare delle forze militari sono messe peggio di noi. Ecco perché credo sia importante coinvolgere le associazioni di quartiere per una maggiore collaborazione per il controllo del territorio». Da tutti, insomma, un’unica richiesta: turnover per avere più ossigeno e assicurare maggiore sicurezza.

Umori e malumori

«Certamente il danno provocato da circa otto anni di tagli lineari ha inciso negativamente sul morale dei poliziotti – conclude Giuseppe Crupi – minando anche sulla qualità del servizio, un vuoto difficilmente colmabile, nonostante le attenzioni degli ultimi anni». Per D’Acciò, infine, il sentimento di un agente è quello: “di chi si sente tradito e solo, ma allo stesso tempo deve compiere il proprio dovere per una sorta di contratto verso la gente, quella che gli dice grazie e che quotidianamente ha bisogno della polizia».

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