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Rosatellum 2.0: la legge elettorale al vaglio di costituzionalità. Non c’è due senza tre?

Per la terza volta in questa legislatura l’aula di Montecitorio è stata chiamata ad esaminare una legge elettorale: per prima ha discusso e poi approvato, ricorrendo al voto di fiducia, l’Italicum, cioè la legge 52 del 2015, poi, a giugno di quest’anno, è arrivato in Aula il cosiddetto Tedeschellum e, nei giorni scorsi, il Rosatellum 2.0.

In estrema sintesi le caratteristiche della nuova legge elettorale che, a prima vista, presentano forti dubbi di incostituzionalità sono queste:

Il voto uninominale e l’estensione proporzionale

Se l’elettore vota per il solo candidato al collegio uninominale il voto si estende automaticamente anche alla coalizione delle liste che lo sostengono e tale estensione è fatta in proporzione ai voti ricevuti espressamente da ciascuna di quelle liste, cioè ogni lista della coalizione prende una parte del voto dato al solo candidato nell’uninominale che sarà stabilita solo al termine delle elezioni, quando si potrà sapere quanti voti diretti ha ricevuto la lista. Questo viola, a mio parere, l’art. 48 della Costituzione sia nella parte in cui prevede che il voto sia libero, sia in quella che stabilisce che sia personale. La violazione della libertà di voto è data dal fatto che l’elettore che volesse limitare il suo voto al solo candidato nel collegio uninominale, sarebbe comunque costretto a votare gli altri nomi delle liste plurinominali.

Per lo stesso motivo, sempre nel collegio uninominale, anche l’estensione del voto dato alla sola lista al candidato viola la libertà del voto. L’elettore potrebbe voler votare solo Mario Rossi della lista 1 e si ritrova a scegliere anche Luigi Bianchi del collegio uninominale. L’estensione proporzionale del voto al candidato alle liste collegate viola anche la personalità del voto, perché la distribuzione del suo voto alle varie liste non dipenderà dalla volontà dell’elettore. Dipenderà invece dalle scelte degli altri elettori. Si badi bene che a questa obiezione non è ammesso ribattere che l’elettore è consapevole di delegare agli altri l’effetto del suo voto, perché la delega non è mai consentita.

Liste troppo corte

Le liste dei collegi plurinominali non potranno contenere più di 4 candidati, mentre i collegi potrebbero aver anche otto seggi da distribuire, vale a dire che un partito che prendesse più della metà dei voti, anche il 100% in ipotesi, non potrebbe eleggere più della metà dei candidati. A parte l’evidente illogicità di tale limitazione, richiamo l’attenzione anche su tutte le storie che ci ammanniscono sulla necessità di maggioranze stabili per garantire la governabilità. Tale limitazione viola l’uguaglianza del voto stabilita dall’art. 48 della Costituzione. Va ricordato che la Corte Costituzionale, con le sentenze 1/2014 (Porcellum) e 35/2017 (Italicum), ha affermato la predominanza dell’uguaglianza del voto sulle altre esigenze relative al funzionamento dello Stato e che tale uguaglianza può essere limitata solo in modo ragionevole e solo per perseguire altri interessi rilevanti per il funzionamento dello Stato, come la stabilità delle maggioranze parlamentari e la speditezza del processo decisionale. È evidente che una legge che impedisca alla maggioranza assoluta dei cittadini di essere proporzionalmente rappresentata e favorisca altri gruppi politici di consistenza minore, contraddirebbe radicalmente i principi enunciati dalla Corte Costituzionale.

La procedura di votazione e varo della legge elettorale

Il terzo motivo di incostituzionalità riguarda la procedura. Questo nuovo disegno di legge, approvato dalla Camera, ed ora in attesa di essere discusso dal Senato, modifica la legge elettorale del 1957, la numero 361, su cui si era già intervenuti molte volte.

Infatti, in Italia, per qualche oscuro motivo di tecnica legislativa, non si scrivono nuove leggi elettorali, ma si modifica sempre quella esistente. Ovviamente, di modifica in modifica, la legge originale del ‘57 non esiste più nel suo nucleo fondamentale e il testo oggi in vigore prevede meccanismi di elezione totalmente diversi. Come spesso avviene, le leggi di modifica della legge elettorale sono costituite da pochi articoli, ognuno dei quali interviene su numerosi articoli del testo precedente. E così è stato anche questa volta. La proposizione della questione di fiducia alla Camera dei Deputati impedisce la discussione dei vari emendamenti e impone ai deputati di votare solo sull’articolo così come proposto all’assemblea. L’art. 72 della Costituzione, al comma 1, afferma che le leggi devono essere votate articolo per articolo e poi approvate con votazione finale, i commi 2 e 3 consentono deroghe a questa procedura ed il comma 4 impone che le leggi elettorali, quelle di delega legislativa al Governo, quelle di approvazione dei trattati internazionali e quelle di modifica della costituzione siano esaminate con la procedura normale. Lo scopo di questa riserva è evidentemente di consentire a tutti i parlamentari di esaminare queste leggi e di votarle senza limitazioni procedurali, perché sono di particolare rilevanza per il funzionamento delle istituzioni.

La questione di fiducia posta dal governo sul Rosatellum ha imposto di votare soltanto si o no agli articoli 1, 2 e 3 della legge si modifica. Gli articoli uno e due del Rosatellum modificano, ciascuno, alcune decine di articoli delle attuali leggi elettorali, rispettivamente per la Camera e per il Senato, e l’articolo tre dà una delega legislativa al governo, per di più su materia elettorale.

È evidente che la ratio della norma costituzionale (art. 72 comma 4) che riserva al procedimento normale l’esame della legge elettorale è stata aggirata con una interpretazione capziosa del significato delle parole, al solo fine di impedire ai parlamentari di esaminare liberamente ogni aspetto della legge da votare.

E, quindi, il procedimento di formazione della nuova legge elettorale ha violato la Costituzione.

Non possiamo ignorare che la Costituzione contiene norme di principio, anche quando regola i procedimenti legislativi e che l’attuazione di quelle norme deve essere rispettosa del principio sostanziale tutelato.

La violazione delle norme procedurali

Il Rosatellum 2.0 è stato approvato alla Camera violando anche due altre norme procedurali del regolamento della Camera dei Deputati, sempre con la tecnica della interpretazione capziosa della lettera normativa.

Come detto il Rosatellum è stato portato in aula dopo che la stessa aveva respinto in giugno il tedeschellum. Pur essendo una legge completamente diversa, il Rosatellum è stato presentato come riformulazione del progetto di legge proposto all’aula in giugno, perciò la presidenza della Camera non ha ammesso che l’aula si pronunciasse nuovamente sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità con l’argomentazione che erano state già esaminate all’inizio dell’esame in aula del tedeschellum, in giugno, aggirando il controllo di costituzionalità che pure alcuni deputati avevano chiesto.

Inoltre, il regolamento della Camera vieta alla commissione di riproporre all’assemblea norme che l’assemblea abbia già bocciato. Ebbene in giugno l’assemblea bocciò l’articolo che disciplinava l’elezione dei deputati in Alto Adige, e la Commissione ha spostato quella norma in un altro articolo, riproducendo sostanzialmente il metodo di elezione bocciato. Queste due violazione regolamentari, pur gravissime, però, probabilmente non sono incostituzionali, perché la giurisprudenza Costituzionale ritiene che le violazioni dei regolamenti delle Camere non abbiano rilevanza costituzionale.

Insomma, la situazione non è certo tranquillizzante: rischiamo di andare a votare per la quarta volta di fila con un legge incostituzionale. Infatti manca poco alla fine della legislatura ed i tempi per portarla davanti alla Corte Costituzionale sono molto stretti. Ci lasceranno cercare un giudice a Berlino?

Michele Ricciardi, coordinatore per l’Italia centrale del comitato AvvocatiantiItalikum, avvocato, mediatore, già promotore di iniziative legali contro la legge elettorale regionale denominata Umbricellum e della precedente legge elettorale denominata Italicum. AvvocatiantiItalikum è un comitato composto da un centinaio di avvocati, coordinato dall’avvocato e professore Felice Carlo Besostri (colui che ha fatto dichiarare incostituzionale il Porcellum), che coprono tutto il territorio italiano, ognuno dei quali si è impegnato per portare l’Italikum, scritto con la k per evidenziare la sua natura estranea alla cultura giuridica italiana, al giudizio della Corte Costituzionale. Nessuno degli avvocati percepisce alcun compenso e ciascuno, di fatto, sostiene in proprio tutte le spese per queste attività.

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