Sedici donne uccise in venti anni. Tanti sospetti, qualche indagato, ma nessun colpevole per i delitti del “mostro di Udine”. Gli elementi che collegano le vittime ad un’unica mano sono pochi: la maggior parte delle donne uccise erano prostitute e solo quattro vennero assassinate nello stesso modo. Ulteriore analogia è nel fatto che tutti gli omicidi avvennero nel fine settimana e nello stesso periodo dell’anno, fra fine gennaio e inizio marzo. Un ultimo particolare accomuna i delitti: ogni volta che il killer ha colpito, pioveva.
La macabra incisione

Partiamo da quest’ultimo elemento: i risultati delle perizie medico-legali dei quattro casi simili stabiliscono che, in tutti i casi, alle donne dopo il colpo letale alla gola, venne tagliato il ventre dall’addome al pube con un oggetto affilato, forse un bisturi. L’uso di uno strumento specialistico e l’incisione, fecero ipotizzare che l’assassino fosse un medico.
Le vittime

Irene Belletti, uccisa con una serie dei fendenti ai vari punti del corpo il 21 settembre 1971; Elsa Moruzzi, strangolata nel novembre 1972; Eugenia Tilling, uccisa nel dicembre 1975 a coltellata alla gola; Maria Luisa Bernardo, uccisa a pugnalate alle varie parti del corpo il 21 settembre 1976; Jaqueline Brechbullher fu uccisa nella stessa maniera come la vittima precedente; Maria Carla Bellone, prostituta di 19 anni, uccisa il 19 febbraio 1980; Il cadavere carbonizzato di Wilma Ghin venne ritrovato in una discarica di Gradisca nel marzo 1980; Luana Giamporcaro, prostituta di 22 anni, uccisa il 24 gennaio 1983; Maria Bucovaz, strangolata nel maggio 1984; Matilde Zanette, uccisa nel settembre 1984; Stojanka Joksimovic, strangolata nel dicembre 1984; Aurelia Januschewitz, prostituta di 42 anni, uccisa il 3 marzo 1985; Marina Lepre, maestra di scuola elementare di 40 anni, uccisa il 26 febbraio 1989; Nicla Perabò, strangolata nel settembre 1991.
L’identikit del killer

Secondo l’anatomopatologo Carlo Moreschi, il “mostro di Udine” conosceva bene l’anatomia femminile e dopo aver ucciso le donne si accaniva sui loro corpi. In un caso seviziò una vittima mentre era ancora viva. Alla base, forse, dei deliri psicotici e la frustrazione di non poter esercitare la professione medica a cui aveva dedicato gli studi di una vita. Il quadro è emerso spiccato nel corso di un convegno (“Mostro di Udine: una luce sul mistero” nel giugno del 2016) al quale hanno partecipato Gianpaolo Tosel, sostituto procuratore fino a Udine fino al 1985, e il legale difensore della figlia di una delle quattro vittime, l’avvocato Federica Tosel. In quell’occasione si fece il nome di uno specializzando in ginecologia mai incriminato e ormai deceduto.

Nel corso del convegno il professor Moreschi ha affermato che «le quattro vittime, scelte per l’incapacità ad opporre resistenza, sono tutte morte per scannamento, quindi lesioni da taglio al collo, in tre casi anche con tentativi di strangolamento. Le accomunano le lesioni da taglio rituali, quindi non finalizzate ad uccidere, inferte al torace e all’addome: nel primo omicidio un taglio unico, nel secondo due tagli, nel terzo tre, tutti longitudinali, mentre nell’ultimo omicidio, più tagli trasversali. In un caso le ferite erano cauterizzate da lama rovente». Dettagli mai resi noti alla stampa e, però, replicati dall’assassino. Il profilo odierno lo definirebbe un narcisista patologico, un misogino con deliri pseudo-mistici che sfoga la sua rabbia sulle donne, in un evidente transfert del rapporto sessuale.
Delitti irrisolti

Gli investigatori, nel corso degli anni, hanno battuto diverse piste controllato persone e verificato alibi, ma non si è mai giunti a dare un volto al “mostro di Udine”. La morte di sedici donne, nella provincia di Udine, è ancora avvolta nel mistero.

Pubblicato da Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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