Un argomento di interesse per un avvocato che si vede arrivare in studio un cliente che vuole separarsi è senz’altro l’addebito della separazione e di conseguenza quello di porsi il problema di come raccogliere le prove al fine di dimostrare, a tutela e a difesa del proprio cliente, che la separazione è avvenuta per colpa dell’altro coniuge. A tal proposito il nostro Codice civile, all’art.151, 2° comma, statuisce: “Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio”.

È ormai consolidato il principio secondo il quale affinché si possa giungere ad una pronuncia di separazione con addebito è necessario che venga prima accertata, in maniera rigorosa, la sussistenza di un nesso causale tra la condotta contraria ai doveri nascenti dal matrimonio e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, ovvero del grave pregiudizio all’educazione della prole. Detto, dunque, in giudizio si dovranno portare tutti gli elementi probatori che dimostrino come l’altro coniuge si sia reso responsabile di atteggiamenti contrari ai doveri coniugali, come ad esempio aver intrapreso una relazione extraconiugale. Ma come è possibile fornire tali prove? Oltre agli ordinari mezzi di prova come allegazione di documenti, l’interpello della controparte e le testimonianze su circostanze precise e descritte dettagliatamente nei capitoli di prova i coniugi possono avvalersi di prove “speciali”, quali la testimonianza dei figli, dei parenti e degli affini, la testimonianza indiretta e, infine, le presunzioni.

Spesso accade, infatti, che il coniuge si impegni a raccogliere quante più prove a carico del coniuge da utilizzare nei giudizi di separazione e divorzio, al fine di dimostrare, appunto, l’infedeltà dell’altro. In questi casi, si pone il problema di verificare se la modalità di raccolta delle prove sia avvenuta in maniera corretta e lecita e non sia sfociata in condotte vietate dalla legge, come la violazione della privacy, per citarne una, (che tollera solo delle deroghe stringenti) o in maniera fraudolenta.

Non caso la giurisprudenza penale si è espressa più volte sull’argomento, in particolare nell’ipotesi di intercettazioni telefoniche effettuate in casa da un coniuge all’insaputa dell’altro, ritenendo sussistente il reato di “interferenze illecite nella vita privata” (art. 615-bis del codice penale), a prescindere dal rapporto di convivenza coniugale (Cass. Pen. Sez. V, 02.12.2003, sent. n. 46202). Oppure, stabilendo che è proibito al coniuge, in virtù dell’art. 616, comma 1, codice penale, di prendere visione della corrispondenza diretta all’altro, senza il suo consenso espresso o tacito (Cass. Pen. Sez. V, 10.07.1997 sent. n. 8838).

Recentemente una interessante ordinanza dalla VI-1 sezione della Cassazione Civile, la n. 22677 del 1° luglio 2016, pubblicata in data 8 novembre 2016, ha ribadito con fermezza l’inutilizzabilità nel giudizio civile, a differenza di quello penale “…del materiale probatorio acquisito mediante sottrazione fraudolenta alla parte processuale che ne era in possesso”.

La vicenda in oggetto trae origine da una feroce disputa in sede di separazione tra ex coniugi, avente ad oggetto l’addebito della separazione e l’affido della prole. All’esito del secondo grado di giudizio, la Corte d’Appello di Firenze, in parziale modifica di quanto disposto dal Tribunale di Pistoia, aveva respinto le reciproche domande di addebito presentate dai due coniugi, disponendo altresì l’affidamento esclusivo dei figli al padre e degli incontri protetti madre-figli.

Contro tale sentenza ricorreva la madre, lamentandosi dell’omessa valutazione di alcuni file audio, di proprietà del marito, sottratti da ignoti ed inviati anonimamente al difensore della ricorrente. Ad avviso della moglie, infatti, la circostanza che detto materiale probatorio seppur raccolto fraudolentemente non incideva sulla sua utilizzabilità in sede civile.

Gli ermellini, di parere nettamente contrario, confermano l’inutilizzabilità del predetto materiale probatorio raccolto illecitamente, così rigettandone il ricorso.
Maria Grazia Gravina

Pubblicato da Maria Grazia Gravina

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