Un fumetto in bianco e nero per raccontare la vita (breve) e la morte di Sergio Ramelli, colpito da un commando vigliacco solo per il suo impegno politico a scuola. Un’aggressione a colpi di chiave inglese mentre legava il motorino ad un palo della luce sotto casa, a Milano. «Uno di quei giovani di quella generazione che fu indotta a scannarsi da chi voleva mantenere il potere o da chi, non facendo nulla per evitarlo, aizzò gli animi già accesi – secondo il senatore e avvocato di parte civile, Ignazio La Russa – In quegli anni a Milano gli estremisti di sinistra erano 20mila (cifre della Questura), mentre quelli di destra erano appena 1.000. Le aggressioni sotto casa di militanti di destra furono 250, zero di quelli di sinistra».

Sergio Ramelli aveva appena 18 anni quando, il 13 marzo 1975, venne aggredito sotto casa a Milano, mentre metteva la catena al motorino. Due persone, armate con chiavi inglesi industriali (Hazel 36) gli ruppero la testa. Ad armare la mano degli assassini l’odio politico e un compito scomodo a scuola. Venne bollato come “fascista” solo per aver scritto un tema in classe in cui biasimava gli omicidi delle Brigate Rosse. Fu processato a scuola da altri studenti, senza che nessuno tra professori o compagni o preside lo difendesse. Ci sono voluti oltre dieci anni prima che un gruppo di pentiti accusasse il servizio d’ordine di Avanguardia Operaia di aver assassinato Sergio Ramelli. A poco a poco saltarono fuori i nomi di chi aveva preso parte all’azione omicida.

Giovane studente milanese, iscritto al Fronte della Gioventù e vittima del clima di odio e violenza politica degli anni ’70. A soli 19 anni viene barbaramente ucciso a colpi di chiave inglese da militanti della sinistra extraparlamentare, colpevole solo di aver espresso le proprie opinioni contro le Brigate Rosse in un compito in classe.

Un ragazzo di destra che amava il calcio, la musica, lo studio, che amava la vita in tutta la sua pienezza e che, dopo 47 giorni di agonia per l’aggressione subìta, muore il 29 aprile del 1975. Il fumetto su Sergio Ramelli è proposto al pubblico da Ferrogallico (“Sergio Ramelli, quando uccidere un fascista non era un reato”, 144 pagine in bianco e nero, 19 euro), casa editrice da poco in attività. «Ferrogallico inizia la sua attività con questa proposta, affiancata da un volume sull’epopea dell’Alcazar durante la guerra civile spagnola e un’altra proposta con un volume sulla vita del comandate Massoud, ucciso alla vigilia dell’attentato alle Torri gemelle – afferma Federico Goglio, uno dei redattori/autori di Ferrogallico – Abbiamo scelto il linguaggio del fumetto perché è un linguaggio molto diretto e vicino ai giovani. Quei giovani che fanno fatica ad avvicinarsi a storie come quella di Sergio Ramelli. Il fumetto è un mezzo di espressione che può facilitare la divulgazione di temi e storie importanti. Lo stesso linguaggio verrà utilizzato, infatti, anche per la produzione dei fumetti su Acca Larentia e Primavalle. I fumetti di Ferrogallico hanno una linea chiara, non vittimista, che mette in scena esempi e archetipi che siano anche testimonianze sociali e culturali di una determinata parte politica. Una delle prossime produzioni, ad esempio, sarà incentrata su Yukio Mishima, il frutto più autentico del Giappone. Sergio Ramelli, invece, muore da innocente, bisogna ricordarlo, ma da militante, era consapevole dei tempi e dei pericoli».

«Sergio Ramelli è l’esempio di una generazione di ragazzi e militanti, tanto che la sua commemorazione, nel mese di aprile, è diventata il momento più alto della liturgia della militanza che raccoglie tanti caduti per un ideale – ricorda Marco Carucci di Ferrogallico e autore della sceneggiatura su Sergio Ramelli – Io come tanti sono inciampato in quell’incrocio di strade dove Sergio fu ucciso. I nostri caduti, però, non sono martiri/santini, ma sono esempio di militia, eroi del nostro tempo. E questo ci pone non come custodi adoratori di cenere, non sono cose morte, ma fuoco vivo che illumina la strada di tanti. Nonostante siano passati 42 anni, la memoria di Sergio è ancora oggetto di una campagna di fango e di prescrizioni da parte della Questura (quest’anno è stata vietata il grande corteo con le fiaccole, ndr). Se al tempo di Sergio si diceva che contro un fascista non si poteva scegliere tra violenza e pace, ma solo quale tipo di violenza applicare, ancora oggi la sinistra-antagonista è una necessità per questa società».

«Disegnare la storia di Sergio Ramelli è stata una grandissima responsabilità in ogni singola vignetta, sia per la bellezza del personaggio, sia per quello che incarna – afferma Paola Ramella, disegnatrice – Il fumetto bussa alla porta dell’arte, la forza di Sergio ha permesso di fare un salto in avanti su questo piano. Abbiamo consegnato un lavoro che rispecchia la realtà, estrapolando il simbolo e rendendolo vivo alle generazioni future. E questo è stato molto importante. Di Sergio mi sono state consegnate solo tre foto: una formato tessera, una scura di una squadra di calcio e quella sul letto di ospedale. Ho dovuto idealizzarlo. Anche chi lo ha conosciuto, dopo tanto tempo, non ne ricordava bene i lineamenti del volto. Il volume contiene fortissimi contrasti, come era al tempo di Sergio, ed è basato su luoghi e persone reali».

Dalla presentazione nel sito www.ferrogallico.it: «La storia di uno degli omicidi politici più efferati e vigliacchi d’Italia per la prima volta raccontata in un albo a fumetti. Un’opera che racconta la vita e la morte di Sergio Ramelli, giovanissimo militante di destra del Fronte della Gioventù discriminato, perseguitato e poi brutalmente aggredito a morte il 13 marzo 1975 da un commando di militanti comunisti di avanguardia operaia. In questo albo, Sergio Ramelli rivive nei suoi affetti, nei suoi trascorsi giovanili, nelle sue passioni sportive, nel suo impegno politico, nella quotidianità di un ragazzo di appena 18 anni. Un ritratto fedele, basato esclusivamente su testimonianze dirette e fonti storiche accertate, che consegna ai lettori una vita spezzata, una tragedia familiare, un dramma generazionale, una ferita aperta. Un albo per capire una delle pagine di storia più vergognose, infami e abilmente rimosse d’Italia, simbolo di un’epoca in cui “uccidere un fascista non era un reato”».

La prefazione del libro è stata scritta dal magistrato Guido Salvini, giudice istruttore del processo Ramelli. La presentazione del fumetto, infine, è stata soggetto di polemiche e oggetto di manifestazioni a Bologna e a L’Aquila nel corso delle rispettive presentazioni. Tra gli altri titoli in preparazione anche una biografia di Ezra Pound e un fumetto sulla storia di Norma Cossetto, in 48 tavole, a cura di Emanuele Merlino.

Pubblicato da Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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