Home / News / Attualita / Serial killer, mostro di Firenze e criminologia, una lunga scia di sangue tra Firenze, Perugia e Roma

Serial killer, mostro di Firenze e criminologia, una lunga scia di sangue tra Firenze, Perugia e Roma

Le indagini sui delitti del “mostro di Firenze” non sono mai state archiviate. Non dovrebbe destare sorpresa, quindi, la riapertura dei fascicoli ad opera della procura fiorentina e l’iscrizione nel registro degli indagati di due persone, le quali non sono estranee alle indagini del passato.

Quali nuove ipotesi hanno consentito alla procura fiorentina di riaprire il caso? Secondo quanto riportato dal quotidiano “La Nazione” a carico dei due indagati ci sarebbero «dichiarazioni che talvolta non vanno oltre le allusioni» e «gli occhi in quell’ambiente ce li ha messi» e il possesso di una pistola calibro .22 (da parte di uno degli indagati).

Tante coincidenze che erano già state rilevate nel corso delle indagini per l’omicidio di Pia Rontini e Claudio Stefanacci e di Susanna Cambi e Stefano Baldi. Con nomi e situazioni che ritornano anche nei fascicoli della procura perugina e collegati ai delitti del mostro. Elementi che il sostituto procuratore Giuliano Mignini (adesso alla Procura generale di Corte d’appello) aveva messo nero su bianco e che saranno al centro anche di una giornata di studio, all’interno del seminario di crimonologia “Serial killer e mostro di Firenze” organizzato dall’Università eCampus di Roma. Il 29 settembre, a Roma, il dottor Mignini ne parlerà con Sandro Federico, primo responsabile della Squadra antimostro.

Un anticipo delle tematiche trattate ci è stato gentilmente concesso dal sostituto procuratore Mignini nel corso di un’intervista esclusiva.

Dottor Mignini, quanto emerge dalla nuova inchiesta fiorentina non sembra sorprenderla.

«Non conosco gli atti, ma noto che la Procura di Firenze batte sempre su quel mondo che è stato oggetto anche dell’inchiesta perugina. Le indagini sul “mostro di Firenze” sono state segnate da un susseguirsi di ipotesi investigative: la prima, nel 1982, era a tutto campo e l’unico episodio da ricordare è quello di Spalletti che si rifiutò, di fatto, di dire cosa aveva visto. Poi venne il tempo della pista sarda, seguita fino al 1989 e sulla quale bisognerebbe fare ancora chiarezza. E si arriva alle accuse a Pacciani e ai “compagni di merende”, a Lotti e al gruppo dei mandanti. Il troncone perugino, invece, indaga sul medico Francesco Narducci indicato come esecutore isolato non dalla procura, ma dalle “voci di piazza”, dalle intercettazioni per un’inchiesta sull’usura. La Procura di Firenze ha chiesto quegli atti e ha inquadrato le accuse nell’ambito dell’indagine sui presunti mandanti dei delitti. A questo punto, quindi, non mi stupisce che si vada avanti nelle indagini, perché il filone dei “compagni di merende” è collegato solo agli ultimi quattro delitti, da ricordare appunto che i processi e le condanna riguardano solo alcuni dei delitti, gli altri quattro duplici omicidi sono di fatto irrisolti».

Anche i due nuovi indagati non sono personaggi completamente sconosciuti.

«Non mi stupiscono i riferimenti collegati alla figura del legionario, alle sue indicazioni e all’ipotesi investigativa. Mi ricordo benissimo che anche nell’inchiesta perugina venne fuori il nome di Caccamo, un medico, la cui figura era inserita in un elenco di 200 nomi, subito trasmessa al pm Canessa, nel quale figurava anche Narducci».

E veniamo al filone perugino, tra fascicoli aperti e sentenze varie è rimasta molta confusione su some sia veramente finita questa vicenda.

«Il procedimento iniziale era il 17869/01 per omicidio contro ignoti. Dispongo l’autopsia, gli accertamenti e le consulenze. Da quegli atti emerge l’ipotesi del doppio cadavere e l’operazione di copertura messa in atto. Il fascicolo si trasforma nel 8870/02 da ignoti a noti. Le indagini prendono una determinata direzione e vengono raccolti tutti gli atti che provano la tesi delle manovra per occultare la morte del medico perugino: la differenza di corporatura tra i due cadaveri, le taglie dei jeans, gli strani movimenti sul pontile al ritrovamento del cadavere. Il secondo corpo, ad esempio, oltre ad essere oggetto del reato di vilipendio, reca segni di percosse. Proseguendo le indagini sono emerse molte ipotesi sull’omicidio: ucciso perché voleva andare a raccontare tutto alle autorità? Voleva lasciare la loggia Concordia, a quei tempi molto chiacchierata? Non riusciremo a dare risposta a queste domande, ma l’inchiesta va avanti. E il fascicolo diventa il numero 27820521/02 contro noti. In aula arriva, invece, una richiesta di archiviazione del pm (fascicolo 18450821) perché non c’erano gli elementi per l’omicidio. Gli indagati si oppongono a tale richiesta per dimostrare che non c’era omicidio, non c’era occultamento e depistaggio e non sussisteva alcun collegamento con gli omicidi di Firenze. In Cassazione l’opposizione viene dichiarata inammissibile. Il gip conclude con una sentenza particolare, in quanto ritiene sussistente il reato di omicidio (l’autopsia e le consulenze parlano di omicidio conseguente alla frattura derivante da una pressione sul collo), anche se l’assenza di elementi a carico delle singole persone non era tale da arrivare a giudizio, mentre tutti gli altri reati, commessi all’epoca del ritrovamento del corpo, sono prescritti. Sentenza opposto pur a fronte della richiesta del pm».

La vicenda non si conclude qui.

«C’è un altro fascicolo, ricordate il 27820521 contro noti?, che viene portato davanti al gip con la richiesta di processo per associazione per delinquere sia nel periodo della scomparsa del medico perugino sia in seguito, durante le indagini: l’ipotesi accusatoria è di pressioni sui testimoni durante l’incidente probatorio, calunnia formale e tentata reale (vennero fornite delle indicazioni per far ritrovare prove in casa di una persona estranea ai fatti, ben sapendo che era innocente). Il gip allunga l’udienza convocando consulenti e periti e dopo due anni proscioglie tutti. Propongo ricorso e la Cassazione accoglie con rinvio. Il procuratore generale aveva chiesto l’accoglimento integrale del ricorso, ma i giudici scrivono che la vicenda è troppo complicata, che il pm ha ragione, ma con una valutazione di merito affermano che è difficile poter parlare di associazione per delinquere. La sentenza è di accertamento della prescrizione e di rinvio per posizioni marginali. Il nuovo gip perugino dichiara prescritti i reati (tranne per un imputato che aveva rinunciato)».

Adesso la nuova pista fiorentina potrebbe riservare altre sorprese, in attesa di riuscire a dare un volto e un nome al “mostro di Firenze”. Oppure no? Di tutto questo, e di altro ancora, si parlerà all’Università eCampus il 29 settembre.

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

Check Also

Dal Corpo Forestale ai Vigili del fuoco senza specializzazione, decreto bocciato dal Tar

Un altro colpo alla soppressione del Corpo forestale dello Stato. È quello messo a segno …

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi