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Sicurezza, luci e ombre per il Daspo urbano

Daspo urbano per chiunque impedisca l’accesso e la fruizione di determinati luoghi pubblici (aree interne delle infrastrutture, fisse e mobili, ferroviarie, aeroportuali, marittime e di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano, scuole, musei), in violazione dei divieti di stazionamento o occupazione degli stessi, paga una sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 300 euro. Stretta antiwriter e parcheggiatori abusivi, ma anche arresto in flagranza differita, nei casi in cui è obbligatorio l’arresto ed entro 48 ore dal fatto, per gli indagati in reati commessi con violenza alle persone o alle cose in occasione di manifestazioni pubbliche (deve esserci in ogni caso documentazione video o fotografica del fatto).

Sono questi i principali contenuti del decreto sulla sicurezza delle città (dl 14/2017). Il testo, fortemente voluto dall’ex ministro dell’interno Minniti e apprezzato dai sindaci che da tempo richiedono maggiori poteri, mira a “prevenire i fenomeni di criminalità diffusa” e a promuovere legalità e rispetto del “decoro urbano”. Per chi reitera le trasgressioni, inoltre, il prefetto (laddove dalle condotte tenute possa derivare pericolo per la sicurezza), può disporre l’allontanamento dai luoghi del fatto: ossia un vero e proprio divieto di accesso (in analogia al daspo sportivo) per un periodo minimo di 6 mesi e massimo di due anni. Ma poco più di un anno dopo dalla sua attuazione, seppure i propositi erano buoni, nella realtà dei fatti presenta lacune. Luci e ombre che conoscono bene i sindacati di polizia.

Ci vogliono più uomini e mezzi

“Il daspo urbano è un provvedimento voluto dal ministro Minniti per la sicurezza integrata sul territorio – afferma Vincenzo D’Acciò, segretario provinciale del Sap (Sindacato autonomo di polizia) Perugia – responsabilizzando le varie componenti ad un vera e propria assunzione di responsabilità in particolare verso i primi cittadini. Chiaramente questo provvedimento è applicabile una volta appunto che il sindaco individua le zone in cui si vuole farlo valere, variando i regolamenti di polizia urbana: decoro urbano, spaccio, prostituzione, parcheggiatori abusivi, occupazione di aree pubbliche”. In riferimento al capoluogo umbro, dove D’acciò è operativo, aggiunge: “Su Perugia sarebbe interessante inserire come zone, in cui applicare il daspo, il centro storico, la stazione e i parchi, poiché per i reati di spaccio, ad esempio, anche senza sentenza passata in giudicato è possibile applicarlo da uno fino a cinque anni. Stessa cosa vale per l’area di Pian di Massiano, dove in occasione soprattutto della Fiera dei morti, c’è una forte presenza di parcheggiatori abusivi”. “Ovviamente quello che noi riteniamo è che ben vengano questi interventi normativi – conclude il segretario D’Acciò – ma devono essere sempre accompagnati da un incremento di personale e mezzi adeguati, altrimenti come si fa a controllare e a vagliare le proposte se gli operatori sono sempre quelli, se non di meno? Forse siamo anche un po’ fissati, ma l’esperienza ci ha insegnato che una maggior presenza di uomini e mezzi sul territorio abbassa sistematicamente e di parecchio il numero di reati e trasmette maggiore tranquillità alla comunità, rendendo maggiormente vivibile anche le zone a maggior rischio”.

Il comitato metropolitano

Tra le altre novità, anche la costituzione di un organismo ad hoc: il comitato metropolitano presieduto dal prefetto e dal sindaco metropolitano, con compiti di analisi, valutazione e confronto sui temi di sicurezza urbana. E proprio su questo aspetto è molto critico Giuseppe Crupi, segretario regionale Siap (Sindacato italiano appartenenti polizia) Umbria e dirigente nazionale: “Le lacune della legge relativa alla sicurezza delle città, le abbiamo già esposte in occasione delle consultazioni a commissioni riunite alla Camera dei deputati. Gli interrogativi nascono principalmente nella parte che riguarda il comitato metropolitano, che non prevede la partecipazione del questore (autorità provinciale ‘tecnica’ di pubblica sicurezza), figura a cui è demandata l’emanazione dei provvedimenti preventivi, compresa l’applicazione dell’ordine di allontanamento (impropriamente detto daspo urbano)”. “Tale provvedimento sarà anche applicabile ma l’efficacia è pari a zero – prosegue Crupi – in quanto sposterebbe il problema in un’altra area e qualora il trasgressore non ottemperasse a tale divieto andrebbe incontro alla denuncia ai sensi dell’art.650 del C.P., praticamente verrebbe sanzionato con una multa. In pratica un 3/4 delle inottemperanze, oltre ad intasare i tribunali, finiscono con un’archiviazione”.

Revisione del procedimento

“Riteniamo che in un momento in cui si cerca di ottimizzare le risorse – sottolinea ancora il segretario Crupi – allargare i poteri di azione in materia di sicurezza pubblica ad altre figure va a creare non solo confusione, ma espone i sindaci (organi eletti) a responsabilità che vanno oltre il proprio ruolo e la propria competenza tecnica. Ribadiamo che esiste una legge (L.121/81) che già determina i ruoli, le funzioni, il coordinamento e il dislocamento delle forze di polizia sul territorio. Questa demanda al prefetto (politico) e  al questore (tecnico), figure terze che non devono rispondere ad alcun elettorato quindi a garanzia di tutti, quanto stabilito nel comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e la successiva applicazione operativa che emerge dal cosiddetto ‘tavolo tecnico’. Ci auguriamo che il nuovo governo si attivi ad avviare una revisione del provvedimento in questione e, ancora più urgente, una revisione del codice procedura penale, che snellisca il funzionamento della giustizia”.

Twitter @Ros812007

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