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Sicurezza, Pansa: Compito intelligence scovare e prevenire minacce, a partire da cyberspazio

Il direttore generale del Dis, Prefetto Alessandro Pansa, ha tenuto oggi pomeriggio una lectio magistralis all’Università Bocconi sul tema “Il sistema di informazione per la tutela degli interessi economici nazionali” davanti a centinaia di studenti. A Milano il prefetto è in costante contatto con Roma per continui aggiornamenti sui fatti di San Pietroburgo. Prima del suo intervento Pansa ha incontrato il presidente dell’Università Mario Monti. Durante l’incontro è stata apprezzata da ambo le parti la collaborazione tra Università ed intelligence allo scopo di promuovere la migliore sinergia nonché per la comune messa a punto di sempre più affinati strumenti conoscitivi e di analisi. Successivamente il DG ha partecipato alla consegna dei diplomi di Master a 24 componenti di Comparto che hanno qui potenziato la loro professionalità nel settore dell’intelligence economica.  “Il compito dell’intelligence – ha sottolineato il prefetto – è quello di occuparsi delle minacce. Che oggigiorno prescindono dalle frontiere, le ignorano e le valicano, ma lasciano pur sempre agli Stati la responsabilità di fronteggiarle. A scopo esemplificativo, le indico riconducendole in maniera generica alle nostre aree di competenza. Con una premessa: i servizi segreti (li chiamo con il vero nome senza dover sempre ricorrere all’anglismo “intelligence”) devono avere la capacità di comprendere chi può diventare un nostro nemico domani, oltre naturalmente ad avere già individuato i nemici del momento. L’intelligence, infatti, traccia percorsi di efficienza, per rispondere in maniera strategica alle sfide del nostro tempo. Dobbiamo immaginare e anticipare scenari futuri”.

“Negli ultimi anni abbiamo di fronte il terrorismo e in modo particolare quello cosiddetto di matrice jihadista, un pericolo che si presenta in maniera del tutto nuova, tale da sviluppare una minaccia simmetrica ed asimmetrica allo stesso tempo, dilatando la prima e restringendo la seconda o viceversa. In particolare: da un lato, abbiamo le milizie in campo che si confrontano sul piano militare, ricorrendo comunque a metodiche integrate con azioni di tipo terroristico, come le auto bomba, i kamikaze, i bambini soldato, gli scudi umani. Le milizie si sono formate raccogliendo i combattenti da tutto il mondo, che ora stanno rientrando nei Paesi di provenienza dopo le sconfitte militari sul campo; dall’altro lato, attraverso l’impiego di elementi addestrati o di soggetti autoradicalizzati sono stati condotti attacchi terroristici in varie parti del mondo, Europa compresa; questo tipo di terrorismo, però, ha utilizzato anche altre armi: alcune tradizionali, come la propaganda, anche se sviluppata con tecniche moderne di comunicazione, altre di reclutamento a distanza attraverso i social”.

“È una minaccia complessa – ha proseguito Pansa – che mette a dura prova le capacità tradizionali di raccogliere informazioni, di sviluppare analisi, di prevenire azioni dannose contro il nostro Paese; la minaccia della criminalità organizzata, che si evolve sempre più verso forme sofisticate e pericolose di penetrazione del sistema produttivo del Paese, è ancora un terreno che porta a sfide complesse e sempre nuove; oltre alla minaccia terroristica e criminale, dobbiamo sempre essere attenti all’evoluzione dei sistemi militari e degli armamenti dei quali gli Stati che sono stati messi all’indice dalla comunità internazionale provano comunque ad approvvigionarsi: la c.d. contro proliferazione è un altro settore di grande rilevanza, ed altamente specialistico; la minaccia cyber è un altro terreno che ci costringe a mettere in campo competenze davvero elevate”.

“È proprio vero – ha detto ancora il dg del Dis – che il cyberspazio è la cosa più complicata che la mente dell’uomo è riuscita a realizzare. Ed è proprio in questa dimensione che i servizi segreti devono navigare, scovare le insidie e prevenirle; la sicurezza economica-finanziaria del nostro Paese è un altro ampio e complesso settore, dove, per legge, siamo chiamati a vigilare, per offrire tutela al mercato e strumenti di valutazione aggiornati e performanti al Governo, che predispone i suoi piani e i suoi interventi tenendo conto anche del nostro contributo. Questo sarà l’argomento focale di questo mio discorso; quanto, poi, alle materie tradizionali del mondo dell’intelligence, come lo spionaggio e il controspionaggio, queste non vanno dimenticate, perché esse si sviluppano secondo modalità tradizionali o innovative, e si intensificano a seconda delle contingenze in cui i Paesi versano, e questo è uno di quei periodi dove lo spionaggio e il controspionaggio sono attività particolarmente effervescenti”.

“Si fa sempre più ricorso alle tecnologie, senza mai trascurare quello che definiamo il fattore humint. Le tecniche sono complesse e le forme di ingerenza si vanno sempre più diffondendo. Il mondo della comunicazione, specie quella che sfrutta i sistemi e le tecnologie, sia tradizionali come i mass media, che quelli più complessi dei social, evocano nuove forme di guerra fredda, con attori vecchi e nuovi, e spesso con posizionamenti che si modificano nel tempo con grande velocità. Queste tipologie di minacce sono peraltro caratterizzate da una dimensione internazionale che impone il confronto con realtà geopolitiche sempre più ampie, complesse, indeterminate ed in evoluzione continua”. E ancora: “Parlare, oggi che viviamo il mondo virtuale del cyberspazio, di “internazionalità” mi sembra assolutamente limitativo. Di fronte a questo panorama della minaccia, l’intelligence, anche in quanto considerata, oramai, uno strumento normale al servizio della democrazia, deve a sua volta soddisfare una rivoluzione delle aspettative crescenti, che la vuole sempre “un passo avanti” rispetto alla minaccia”.

(Articolo pubblicato su www.ilvelino.it)

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