La sicurezza e la certezza della pena sono sempre più al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica, ma anche e, soprattutto, degli addetti ai lavori, uomini e donne in divisa. Ma per arrivare a questi obiettivi è anche necessario saper individuare, riconoscere e superare le criticità che sono alla base dell’apparato sicurezza. E capire quali sono i fallimenti della politica. Di questo e non solo si è parlato durante la tre giorni di congresso del Sap, Sindacato autonomo di polizia, che si è tenuto nei giorni scorsi a Rimini. Un’occasione di confronto a cui ha preso parte anche il Sap di Perugia, con il suo segretario provinciale, ispettore Vincenzo D’Acciò.

Cosa è emerso fuori dalla tre giorni riminese?

«Sicuramente un confronto, a tratti anche aspro, tra tutti i dirigenti sindacali, ma costruttivo, di crescita e di aggiornamento professionale. Si sono affrontate anche questioni atte a conoscere i percorsi necessari che riguardano la nostra professione, come il riconoscimento delle vittime di dovere e della causa di servizio, iter burocratico di supporto a colleghi morti per adempiere al proprio dovere o rimasti feriti e ai loro familiari. Poi si è discusso del tema spinoso, che va ormai avanti da anni, sul riordino delle carriere. Noi diciamo ‘no’ a un pacchetto di riordino come vuole il Governo, che non va affatto incontro alle aspettative del collega, e ‘sì’ a un’opportunità di avanzamento professionale vera, che garantisca una giusta progressione di carriera».

Lo considerate un fasullo riordino? Perché?

«Perché ad esempio se sei un commissario capo non potrai mai diventare un primo dirigente, perché con il nuovo ruolo dei direttivi riservati negli interni si realizzerà soltanto un declassamento di tutti i ruoli e nessun poliziotto potrà ambire a diventarlo, dato che bisogna avere massimo 35 anni di età, con cinque anni di anzianità nel grado di ispettore e la riserva del 20 per cento per sostituto commissario».

Altra questione scottante è la riorganizzazione che prevede la chiusura dei presidi di polizia nelle stazioni ferroviarie.

«In Umbria questo pericolo non c’è, né per quanto riguarda Perugia e né Terni. La riorganizzazione per ridurre gli sprechi non parte certamente da qui. Bisogna innanzitutto assumere, fare il turn over, fare concorsi, su quest’ultimo punto il capo della polizia Franco Gabrielli ci ha rassicurato, anche perché fra qualche anno avremo 45mila unità in meno e bisogna correre subito ai ripari».

Altra diatriba riguarda l’emendamento del Governo sul numero identificativo sui caschi degli uomini e delle donne in divisa, perché non siete d’accordo?

«Siamo a favore dell’inserimento di una telecamerina nella divisa di ogni operatore, solo in questo modo il riscontro sull’effettivo intervento di un collega può essere ripreso nei minimi dettagli, accertando le vere dinamiche in casi dubbi. Quindi telecamere sulla divisa, nelle auto di servizio e nelle celle di sicurezza per assicurare la massima trasparenza e la legittimità di ogni intervento a tutela di poliziotti e cittadini».
Ordine pubblico, sempre più si riscontrano problemi durante le manifestazioni di piazza, quando la tensione è alta.

«Anche qui la soluzione è semplice e fattibile. Proponiamo durante le manifestazioni ad altissima tensione, in cui confluiscono numerose tensioni sociali (lavoro, immigrazione, derive populiste di estremisti), come quelle che si sono succedute nella giornata di sabato a Roma, la presenza in piazza dei pubblici ministeri insieme alle forze dell’ordine, piuttosto che l’identificativo sui caschi. Il nostro obiettivo è di ottenere norme in grado di tutelarci e di garantire la sicurezza in ogni caso, ma soprattutto durante gli scontri con i manifestanti. Vogliamo una norma che preveda la presenza di pm in piazza al fianco degli agenti, al fine di avvalorare le richieste di arresto avanzate al gip e di raccogliere immediatamente elementi di prova finalizzati alla celebrazione del giudizio direttissimo, garantendo certezza della pena e deflazione dei procedimenti penali. Le altre proposte sono poi la procedibilità d’ufficio e l’arresto obbligatorio per il reato di danneggiamento grave, l’arresto differito fino a 36 ore dall’avvenuto illecito e l’estensione del Daspo a tutti i casi in cui vi siano esigenze di tutela dell’ordine e sicurezza pubblici».

@Ros812007

Pubblicato da Rosaria Parrilla

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