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Smaltimento illegale di rami di magnolia o furto di due fette di salame, la giustizia deve cambiare passo

In questi due anni vi sono state parecchie riforme nel sistema penale, non indirizzate tutte nella stessa direzione, schizofreniche come ormai da trent’anni a questa parte, ma alcune di esse dobbiamo giudicarle sicuramente positive. Mi riferisco a quelle norme che ora permettono di definire i processi penali di minore gravità con metodi estintivi alternativi alla pena. Non occorre scordarsi anche della depenalizzazione entrata in vigore il 6 febbraio 2016.
La prima di esse si ha nel 2014 con la L. 28 aprile 2014 n.67 che istituisce l’art. 168 bis c. p., ove si legifera la sospensione del procedimento con messa alla prova dell’imputato. Segue l’anno dopo il D.lgs n. 28 del 16 marzo 2015 che istituisce la non punibilità per particolare tenuità del fatto inserito all’art. 131 bis c. p.. Infine, dopo la citata depenalizzazione, la riforma Orlando introduce l’art. 162 ter c. p., l’estinzione del reato per condotte riparatorie.
Dal punto di vista sistematico i tre istituti sono inseriti nel codice penale e due di essi all’interno delle forme di estinzione del reato insieme alla morte del reo, alla prescrizione alla remissione di querela fra le altre. Ciò denota che la MAP(messa alla prova) e l’estinzione per condotte riparatorie seguono la disciplina delle forme di estinzione del reato, ovvero il giudice giunge a pronunciare una formula ex art. 531 c. p. p..
La non punibilità per particolare tenuità del fatto è, invece, inserita nel capo che riguarda la commisurazione della pena.
Vorrei analizzarle tentando una difficile sintesi considerato che sono istituti nati in momenti diversi e si applicano in casi parzialmente diversi. Iniziamo dalla non punibilità per particolare tenuità del fatto.
Occorre premettere che sia l’istituto della particolare tenuità del fatto che l’estinzione per condotte riparatorie ricalcano analoghi istituti presenti nella legge istitutiva del giudice di pace, la L. 274/2000. Nella legge sul giudice di pace si parla di esclusione della procedibilità per particolare tenuità del fatto, all’art. 34, istituto che si applica ancora prima dell’esercizio dell’azione penale, anche se può avere applicazione dopo l’esercizio dell’azione penale in caso che non si oppongano le parti, imputato e parte offesa. All’epoca in cui l’istituto fu introdotto la scrivente era pubblico ministero e fu molto felice della novità, anche se limitata al solo giudice di pace. D’altro canto con la obbligatorietà dell’azione penale e la litigiosità esasperata che si ha in Italia l’istituto della speciale tenuità del fatto è uno dei rimedi alla proliferazione di notizie di reato per fatti privi di reale offensività. Il principio di offensività, tanto caldeggiato da studiosi come l’esimio professore Ferrando Mantovani, risolverebbe il problema della repressione dei fatti effettivamente gravi e offensivi di beni da tutelare, permettendo di archiviare le notizie di reato senza alcuna reale offensività. Purtroppo la sfiducia nella magistratura italiana tende a diminuire la discrezionalità e la libertà di decisione dei magistrati, quindi riduce le aree di valutazione a favore delle aree a scelta vincolata, opponendo resistenza alla riforma del diritto penale basato sul principio di vera offensività. Fortunatamente nel 2000 si introdusse il principio della particolare tenuità del fatto per i reati davanti il giudice di pace, ora introdotto anche per altri reati, esattamente quelli più lievi che non superano nel massimo la pena di cinque anni di reclusione, purché la condotta o il danno o il pericolo siano esigui in modo da recare una offesa di particolare tenuità in un soggetto peraltro che non compia abitualmente reati di quel tal genere. Questo significa poter evitare processi per fatti quali il furto di un caffè, quello di due fette di salame o di un vaso di basilico. Prima del 2000 rimase storico un lungo processo davanti il Tribunale di Pescia per il furto di due fette di salame, oppure un processo davanti il Tribunale di Pistoia per lo smaltimento illegale di due rami di magnolia. Questi sono esempi tratti dai molti che mi sono capitati negli anni di lavoro, come pubblico ministero o giudice.
Appare evidente che un processo per due fette di salame del valore di pochi euro costa tempo e quindi denaro allo Stato, fra notifiche e tempo delle cancellerie, della polizia, dei giudici, dei testimoni, nessuno ci guadagna a parte gli avvocati, e non sempre. Oltre a costare tempo e denaro porta via energie da dedicare a fatti realmente offensivi e, quindi, favorisce il crimine più raffinato e pericoloso. Rende vero il dire popolare che si rischia di più a rubare una mela che con la rapina del secolo.
La decisione sulla particolare tenuità della condotta, del danno o del pericolo viene fatta in base alla valutazione complessiva del fatto in relazione all’insieme dei fatti reato per cui un danno di pochi euro va ritenuto tenue così come un furto occasionale e senza particolari accorgimenti, cioè un furto privo di destrezza o di violenza sulle cose. Si consideri che comunque il massimo di pena previsto per legge costituisce già un limite che impedisce di considerare di speciale tenuità determinati fatti aggravati. Non solo, ma lo stesso istituto prevede indicazioni nei commi successivi al primo per definire quando l’offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità, fornendo, quindi, indicazioni precise agli operatori del diritto.
Speriamo, dunque, che sia un passo verso l’introduzione del principio di offensività nel diritto penale.
Parleremo degli altri istituti nei prossimi articoli.

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