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Social e app, le foto dei figli minori e i conflitti tra coniugi

La diffusione delle chat e poi dei social network, nei primi due decenni del terzo millennio, è un dato di fatto ben conosciuto, il quale però può rivelarsi assai delicato quando coinvolge minori e l’eventuale condivisione e diffusione di loro fotografie.

Domande pratiche frequenti riguardano l’età nella quale i minori possono decidere, da soli o con l’ausilio di un genitore o un tutore, di aprire un account su di un social network (Facebook, Youtube, Tik Tok, un tempo Netlog, MySpace e Badoo), il controllo e il potere dei genitori di vietare la pubblicazione delle foto; aspetti concreti e ancora più delicati riguardano i casi di conflittualità genitoriale come separazioni e divorzi e i casi estremi di diffusione e commercio di immagini pedopornografiche.

Innanzitutto, un minore, a norma di legge, fino al compimento della maggiore età non ha capacità di agire: è assolutamente incapace, nel senso che non può concludere nessun negozio giuridico, ed è sottoposto alla responsabilità genitoriale (un tempo potestà genitoriale) di entrambi i genitori, i quali agiscono in suo nome e conto; a livello penale, inoltre, chi ha meno di quattordici anni non è imputabile, mentre è imputabile chi, al momento del fatto delittuoso, aveva compiuto i quattordici anni ma non ancora i diciotto anni.

Questo breve cappello introduttivo, a cavallo tra il diritto civile e il diritto penale, spiegherà meglio al lettore la questione: un minore di quattordici anni, in Italia, non può aprire un account su di un social network, e in teoria non potrebbe neanche postare proprie fotografie, salvo vi sia il consenso dei suoi genitori.

Ciò è indicato nel dlgs. 101/2018, il quale ha recepito il regolamento UE 679/2016 (GDPR), il quale fissa a 14 anni la soglia minima per iscriversi ad un social network senza il consenso dei genitori; la realtà della prassi è spesso ben diversa, dato anche il fenomeno dei cosiddetti nativi digitali.

A norma di legge e anche di buon senso devono essere, quindi, i genitori stessi ad attivare il profilo a proprio nome, a firmare le liberatorie e l’informativa sulla privacy come pure decidere se e quando consentire al figlio piccolo, sotto il loro controllo, di usufruire della piattaforma informatica.

Le cose cambiano dopo il compimento dei 14 anni: come, a livello penale, pur attenuata, si raggiunge una responsabilità, anche a livello civile per ciò che riguarda i social network il minore raggiunge un suo margine di autonomia; da questo momento, per la legge italiana vigente, i minorenni possono aprire e gestire un account social a proprio piacimento senza che i genitori possano impedirglielo, fatti salvi ovviamente la responsabilità genitoriale e il fine educativo di cui sono investite le azioni dei genitori, le quali possono integrare alcuni divieti al riguardo.

Viene a porsi tuttavia un dubbio concreto: un genitore può postare, sul proprio profilo, le foto del figlio senza il consenso di quest’ultimo o dell’altro genitore? Questo problema concreto, se certamente può coinvolgere famiglie normali e unite, si pone ancora di più per le coppie conflittuali, separate o divorziate, nelle quali le discussioni, le lotte e i conflitti, anche per questioni futili, sono all’ordine del giorno.

Certamente un gesto semplice e divenuto ordinario come postare online una foto può assumere in questi casi risvolti inaspettati.

A proposito della decisione sulle foto dei figli sui social network, la giurisprudenza ha fornito una serie di chiarimenti e di linee guida dei quali si andrà a rendere conto, fermo restando tuttavia che ogni giudice decide autonomamente e diversamente in base al caso concreto.

Si andranno ad esaminare brevemente tre diverse situazioni: conflittualità tra genitori; minore età tra i 14 e i 18 anni; separazione dei genitori.

A riguardo del primo caso, qualora i genitori litigassero, chi è ad assumere, tra i due, la decisione al riguardo?

Ogni volta in cui i genitori litigano in merito ad una scelta da assumere nei confronti del figlio minore, è il giudice che decide quale delle due possibili soluzioni sia la più conveniente, in un’ottica di “miglior interesse del minore”; al riguardo, nello stallo decisionale, tanto il padre quanto la madre possono rivolgersi al giudice civile affinché stabilisca quale delle due posizioni sia più conforme agli interessi concreti del figlio.

Fonte di ciò è l’articolo 316 codice civile, che statuisce così: “in caso di contrasto su questioni di particolare importanza ciascuno dei genitori può ricorrere senza formalità al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei”.

Il giudice, sentiti i genitori e disposto l’ascolto del figlio minore che abbia compiuto 12 anni o anche di età minore se capace di discernimento, suggerisce le determinazioni che ritiene più utili nell’interesse del figlio e dell’unità familiare.

Qualora il contrasto permanga, il giudice attribuisce il potere decisorio a quello del genitore che, nel singolo caso, ritiene il più idoneo a curare concretamente l’interesse del figlio; il giudice, quindi, non fornisce una terza soluzione, ma adotta quella che, nel suo libero convincimento, ritiene migliore tra quelle prospettategli.

Secondo una recente sentenza del Tribunale di Chieti (n. 403/2020), qualora i genitori litigassero a proposito delle fotografie del figlio minorenne da pubblicare sul social network, a decidere sarà proprio quest’ultimo: in questo particolare caso concreto, il giudice ha così affidato al figlio di 17 anni la possibilità di negare il consenso ai genitori per la pubblicazione delle sue foto online.

Questo è certamente un singolo e recente caso, non rappresentante la globalità delle situazioni concrete, e tuttavia spia di una tendenza giurisprudenziale; in sostanza, nell’obbligo posto dall’ordinamento di sentire il minore prima di prendere una decisione, principio e norma fondamentali soprattutto nell’ambito del diritto minorile e di famiglia, il tribunale può dare massimo rilievo alla volontà del figlio in quanto diretto interessato.

Ancora, a proposito dei minori e della loro età, va posta la differenza tra la minore età di 14 anni, i 14 anni e l’età tra i 14 e i 17 anni; a proposito di quest’ultima distinzione, secondo la Suprema Corte di Cassazione si può parlare di “grandi minori” con riferimento ai ragazzi che hanno raggiunto i 16 anni e in alcuni casi addirittura 14 anni.

Ciò è del resto in linea con l’ordinamento, che a certe condizioni consente l’emancipazione del minore e il suo diritto a contrarre matrimonio e gestire un’eredità o un’azienda.

I “grandi minori” hanno maggiori possibilità di decidere e orientare le proprie scelte di vita e aspirazioni, quali ad esempio il percorso di studi; ancora, sono responsabili dei reati commessi, soggetti alla giurisdizione del Tribunale dei Minorenni.

Pertanto, a tale età, con riferimento a tale specifico argomento, scatta un maggior potere di escludere i genitori dalla propria vita social e virtuale; ciò significa che, dopo i 14 anni, i genitori non possono neanche monitorare l’attività social dei figli, controllare cosa stiano facendo, imporre restrizioni con il parental control.

Veniamo, infine, all’ultimo caso, il più penoso e difficile, quello dei genitori separati o divorziati; innanzitutto è necessario il giudizio caso per caso, facente ogni separazione e divorzio storia a sé stante, spesso anche molto dolorosa e conflittuale.

Non sono poche le pronunce dei tribunali che condannano un genitore separato per aver pubblicato, sul social network, le foto del figlio senza il consenso dell’altro genitore: l’accordo deve essere sempre congiunto e, qualora manchi l’intesa, l’ultima parola spetta al giudice; di norma, viene ordinata la cancellazione dell’immagine in tutela della privacy del minore.

A partire da primi anni ‘10 del 2000, alcuni tribunali avevano ordinato l’eliminazione della foto dei figli minori dal profilo del genitore, e addirittura la disattivazione del profilo del figlio minore; il Tribunale di Roma (ordinanza del 23 dicembre 2017) aveva stabilito che il genitore che continuava a pubblicare sui social network immagini e notizie relative alla vita privata del figlio minore, violando addirittura un precedente divieto posto dall’autorità giudiziaria, doveva rimuovere le immagini e le notizie già pubblicate e astenersi dal farlo in futuro, pena l’applicazione di una sanzione di 10mila euro da versare al figlio, tramite il tutore, e al marito.

Secondo un’altra sentenza, del Tribunale di Siracusa (n. 397/2018), il padre non può pubblicare senza l’autorizzazione della madre le fotografie dei figli minori sui social network e deve eliminare quelle esistenti.

Partendo dal singolo caso concreto citato e parlando in generale, vanno condivise le considerazioni della madre sul diritto alla privacy del minore e sui pericoli legati alla gestione di foto da parte di terzi: sono aspetti riguardanti l’educazione dei figli, essendo, quindi, necessaria la concorde volontà dei genitori e il comune buon senso.

About Roberto De Albentiis

Nato ad Assisi (PG), nel 1991, laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Perugia e specializzato in professioni legali presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali a Macerata.

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