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Specchi, il primo libro del cantautore calabrese Pierfrancesco Madeo

«Nulla accade per caso, tutto è possibile, tutto è meraviglioso, mai lasciarsi cadere nello sconforto, ma inebriarsi sempre di positività». È il messaggio che vuole trasmettere Pierfrancesco Madeo, cantautore e scrittore calabrese, di Longobucco, un piccolo paesino dell’entroterra della provincia di Cosenza, situato all’interno del Parco nazionale della Sila. E Pierfrancesco lo fa dalle pagine di ‘Specchi’, il suo primo libro, distribuito dalla casa editrice Youcanprint. Un lavoro che arriva dopo tre album musicali e una paralisi alle corde vocali. Per quasi un anno Pierfrancesco rimane lontano dal canto e così nel 2017 si dedica alla stesura del libro, che racchiude i suoi migliori testi, le poesie ed i pensieri elaborati lungo il corso della sua vita. Specchi di coscienza, come ama dire l’autore, che si riflettono nel suo modo di essere nel quotidiano. Nato nel 1984, nonostante l’incontro fin dalla giovanissima età con la malattia, la ‘distrofia muscolare di Duchenne’, che, giorno dopo giorno, deve affrontare e superare insieme alla sua famiglia e alle persone a lui vicino per vivere e portare avanti i suoi progetti, non si lascia mai andare allo sconforto. «Non considero la malattia un limite insormontabile – racconta – bensì una compagna di vita che non ferma la mia voglia di cantare e creare».

Ed è proprio da un periodo difficile che ha visto la luce il libro.

«Nel 2016 dopo l’uscita del mio terzo album ‘Nuvole’ a causa di questa paralisi alle corde vocali sono stato senza voce per circa cinque mesi e per quasi un anno non ho cantato. È stato un periodo difficile, però, come sempre, ho cercato di non lasciarmi andare e di trarre il meglio anche da questa situazione, buttandomi nella scrittura. Che poi ha portato alla realizzazione di questo libro, grazie anche al mio amico fraterno Pierluigi Rodia che ha voluto fortemente che lo realizzassi per racchiudere tutti i miei pensieri. E in queste pagine affronto la vita e l’amore in tutte le sue forme, l’amore per la musica, la natura, i sentimenti. Specchi che dalla coscienza si affacciano lungo i meandri della mente in luoghi desolati, in spazi vuoti che pian piano si colorano e prendono vita, mostrando i riflessi del blu profondo, i passi del cammino, il puzzle dei giorni che diventano un’immagine chiara, pronta a svelare i suoi perché. Racconto di una nuova consapevolezza e di una nuova visione delle cose. È un libro in cui metto a nudo l’essenza più vera di me».

Da cantautore a poeta e scrittore quindi.

«Avevo questo bisogno di esprimere messaggi di speranza, positività e amore, ma anche dei spunti di riflessione e critica. Non a caso sono specchi che la mente codifica e trasforma in pensieri, nell’essenza del presente e della quotidianità dei giorni. In fondo abbiamo cento vite e un’anima sola che sopravvive al tempo e la sua energia si trasforma all’infinito. È la mia energia la esprimo attraverso la scrittura e il canto. Ed è proprio questo il messaggio del mio libro: niente è impossibile con la forza del cuore, dell’amore».

Il tuo percorso artistico inizia proprio con il canto fino ad arrivare alla scrittura di veri e propri testi musicali.

«Vivere a Longobucco, in un piccolo paese di montagna non è stato facile per realizzare i miei sogni e la malattia ha complicato ulteriormente le cose. Sin da piccolo dentro me c’era voglia di esprimermi attraverso la musica. Negli anni l’esigenza di raccontare le mie emozioni è cresciuta sempre più, così a sedici anni sono entrato come spalla in una band locale, gli ‘Arcadia’, e all’età di 17 anni ho deciso di intraprendere un percorso di studio, duro, ma un bellissimo viaggio, iscrivendomi alla ‘Giuseppe Verdi’, una scuola di musica di Rossano Calabro e da quel momento in poi ho cominciato a partecipare a diversi festival e concorsi locali, vincendoli. A vent’anni anni ho partecipato al prestigioso ‘Premio Mia Martini’, festival dedicato alla grande artista calabrese, arrivando in semifinale con il mio primo inedito ‘Sento’. Identico risultato l’ho ottenuto al ‘Festival di Napoli’. L’anno dopo, invece, sono stato finalista di ‘Voce di Calabria’ e ho vinto ‘Armonia fra le note’, concorso musicale nazionale promosso dall’associazione socioculturale Firmo di Cosenza. Nel giugno del 2006 ho vinto il premio ‘Cantautore’ nell’ambito del sesto concorso nazionale per giovani musicisti Fidapa e due mesi dopo ho partecipato a ‘Sanremo rock’ e a ‘Una voce per Sanremo’, in entrambi quest’ultimi concorsi sono arrivato a due ottimi terzi posti. Nel 2008 a Roma ho provato il talent ‘X-Factor’ e partecipato al ‘Festival di Castrocaro Terme’».

Il primo album viene pubblicato nel 2009. Ed è anche il periodo in cui peggiorano le tue condizioni di salute.

«Sì, viene alla luce ‘Magma’, distribuito dall’etichetta discografica Sound on sound e nell’autunno dello stesso anno, all’età di venticinque anni, le condizioni respiratorie peggiorano e sono costretto ad usare da allora un respiratore per quindici ore al giorno e per poter continuare a cantare ho studiato ed imparato la tecnica respiratoria ‘glossofaringea’, per gestire nel modo migliore e sano la mia vocalità. Ma non mi sono lasciato sopraffare e l’anno successivo sono arrivato alle selezioni finali del ‘Festival di Sanremo’, nella categoria Nuova generazione».

Una carriera fatta di successi, nonostante le difficoltà che, però, ti ha portato anche fino agli Stati Uniti?

«L’impossibilità di suonare uno strumento, la mancanza di completa autonomia, una respirazione diaframmatica difficoltosa a cui ho dovuto sopperire con lunghi anni di studio del canto, imparando appunto la tecnica respiratoria ‘glossofaringea’, e l’uso di un respiratore sedici ore al giorno, sono tutti ostacoli che combatto ogni giorno, ma pensando alla malattia come a una compagna di vita un po’ invadente, mi ha permesso di non fermarmi, di impegnarmi sempre più e di metterci tanta passione. E mattone su mattone ho costruito la mia musica e la mia identità artistica, che mi ha portato anche ad essere finalista al ‘Festival della canzone italiana’ di New York. E, a dicembre dello stesso anno, sono stato invitato da rai uno come ospite per la maratona di Telethon, dove ho raccontato la mia storia contrassegnata dalla voglia di vivere, cantare e dalle difficoltà dovute alla malattia. Comunque ci tengo a sottolineare, ancora una volta, che non mi sono mai abbattuto e sono andato per la mia strada, che mi ha portato poi nel 2011 in semi finale al celebre ‘Hyundai music awards’ della Universal music e l’anno successivo sono approdato di nuovo al ‘Festival di Sanremo’ nella categoria Sanremo social».

Poi è arrivato nel 2013, alla soglia dei trent’anni, il secondo album ‘Utopia’.

«Un album sognante, combattivo e sprezzante dell’ipocrisia dei falsi sorrisi, una sorta di manifesto artistico che mi ha portato in giro per l’Italia. In un tour ho duettato anche con Alberto Bertoli che ha regalato grandi emozioni. Dal 2013 al 2015 sono entrato come associato in ‘Muovi la musica’, associazione no profit ideata da Alberto Salerno e a marzo è stato pubblicato il singolo ‘Piccolo angelo’ e a marzo dell’anno successivo il mio terzo album ‘Nuvole’. È stato un ulteriore passo in avanti sia a livello musicale che di scrittura, un disco tutto da scoprire».

Cosa raccontano le tue canzoni?

«Raccontano principalmente la mia vita e racchiudono cento sfaccettature di me. Ogni brano racconta un periodo essenziale, un sentimento puro e s’incastra all’altro come un puzzle che diventa un’immagine chiara, pronta a svelare i suoi perché. Sono temi introspettivi che vanno dall’amore all’essere più profondo, che indaga la vita e la morte. Ogni canzone, traccia dopo traccia, sfoglia il mio modo di concepire le cose».

La musica per te è tutto …

«Sì, mi permette di vedere le cose da una prospettiva differente, è la linfa vitale che colora la mia anima. E non poteva restare una semplice passione, un sogno chiuso in un cassetto. Ma oltre alla musica e alla scrittura, mi appassiona la filosofia dell’essere, poi mi dedico al sociale e alla natura. Non a caso ‘Specchi’ racconta il mio modo di essere nel quotidiano e la mia visione della vita e della società in maniera sincera».

Quanto sei cresciuto artisticamente?

«Tantissimo. Ho acquisito una maturità che si ripercuote nel mio modo di scrivere, di cantare, di affrontare la scena. Sono più consapevole delle mie capacità e dei miei limiti, ho capito che bisogna interpretare in maniera semplice e profonda. Cantare, scrivere o comporre è un modo di esprimere un sentimento, raccontare ciò che siamo e non ciò che la moda ci impone di essere. Questo è il segreto del successo per la nostra sete morale e culturale, la fonte da cui bere e bagnarsi l’anima è capire il nostro io. Non tutti diventeranno mai dei Battisti, dei De Andrè, dei Bob Dylan o dei Freddy Mercuri. Ecco perché bisogna essere umili nelle proprie doti e bisogna aver tenacia. E le piccole o grandi soddisfazioni arriveranno prima o poi».

Cosa ti aspetti da questo volume?

«Spero che possa donare sentimenti di amore, speranza, positività e portare ad una riflessione. E mi auguro che possa anche aiutare chi soffre».

I tuoi prossimi obiettivi?

«I miei piani nel presente e nel futuro imminente sicuramente saranno all’insegna della musica. Finché la voce me lo permetterà canterò, quando non sarà più possibile continuerò come autore e produttore. La musica illumina la mia vita e quella di chi mi ama, quindi farà sempre parte di me».

La musica che diventa stimolo e colora la propria anima, ma anche a servizio della beneficenza, per dare sollievo e conforto a chi soffre. È anche questo lo spirito che anima Pierfrancesco Madeo.

‘Specchi’ è in distribuzione globale nelle librerie e nei digital store.

Twitter @Ros812007

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