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Stalking, un fenomeno penale e sociale

Nel 2009 fu introdotto in Italia il reato di stalking, che connota il comportamento di un soggetto che perseguita una persona con messaggi, telefonate, facendosi trovare nei luoghi, pedinando, rendendo la vita di chi subisce queste ‘attenzioni’ poco piacevole tanto da poter ingenerare stati di ansia e malesseri.
Prima che questo comportamento fosse canonizzato come stalking si affrontava il problema con la contravvenzione di molestie telefoniche e con i reati di ingiuria e minacce ripetute, che spesso caratterizzano il comportamento persecutorio.
Purtroppo furono alcuni episodi di comportamenti persecutori conclusisi in tragedia, con la morte per omicidio della stalkizzata da parte del persecutore, che convinsero il legislatore a creare il reato di stalking e le misure di protezione civile e le misure cautelari penali conseguenti al fine di proteggere la vittima.
In questo momento storico si discute di nuovo del reato di stalking perché nella riforma del Codice antimafia in discussione in Parlamento si introduce le misure di prevenzione patrimoniale anche per i sospettati di stalking, oltre che per la corruzione ed i reati contro la pubblica amministrazione e l’associazione mafiosa.
La misura di prevenzione e’ una misura gestita dalla Questura anche se concessa dal Tribunale penale, ed è’ di fatto una anticipazione di pena, in quanto comporta, se patrimoniale, il sequestro e la confisca dei beni di un soggetto senza una condanna, ma con il solo emergere di elementi che fanno ipotizzare l’attualità’ della pericolosità sociale del soggetto stesso. Questo tipo di misure è’ fondamentale nella lotta al fenomeno mafioso perché permette di confiscare alla mafia i beni ostacolandone l’operato, in zone dove la presenza mafiosa è’ forte e gli indizi di appartenenza alti. Ben diversa la situazione si profila ove si applichi a reati singoli avulsi dal contesto associativo quale lo stalking, che è’ un reato che ha una sua origine di natura relazionale, che esprime una difficoltà di relazione e di resistenza alle frustrazioni da parte di colui che diventa stalker e che non sempre lo si definisce con una condanna, poiché’ vi giocano tantissime variabili. Non solo ma lo stalking è’ un reato a querela e sarebbe l’unico caso di misura di prevenzione su un reato a querela, in cui è’ l’interesse alla vita della parte offesa tutelato, non quello dello Stato, quindi si avrebbe un sequestro e confisca a favore dello Stato per un comportamento che ha danneggiato un cittadino, che può’ essere sia donna che uomo, ma non direttamente lo Stato e la presenza della querela, atto di un privato, inciderebbe sulla procedibilità del reato stesso. Non solo ma detta querela è’ rimettibile e ci si potrebbe trovare con misure di prevenzione per reati poi diventati improcedibili.
La stessa pericolosità sociale dello stalking si limita alla pericolosità per la parte offesa e, venendo valutata soggettivamente dal soggetto che subisce, può essere ben meno grave di quanto rappresentato. Mi è’ capitato di terribili stalker che nella denuncia della vittima si appostavano dove lei lavorava per poi scoprire durante il processo che l’appostamento era la macchina del presunto stalker parcheggiata nel parcheggio del centro commerciale con circa sessanta negozi in cui la presunta vittima lavorava. Ovvio che nessuno avrebbe potuto dire se il povero stalker stesse stalkizzando la vittima o andasse semplicemente a fare la spesa!
Una anticipazione quindi di tutela per lo stalking al livello previsto dalle misure di prevenzione non so quanto possa essere in linea con la garanzia di non colpevolezza fino alla condanna e quanta utilità possa avere per la vittima. In questo tipo di reati si legge una sofferenza relazionale e emotiva che richiederebbe ben altri interventi da parte dello Stato e delle Istituzioni, interventi di educazione sentimentale, emotiva, interventi che rafforzino l’uomo nella sua capacità di vivere i rifiuti e quindi eliminino il problema a monte. Non con la previsione di reati e con i sequestri si risolvono le problematiche relazionali prettamente sociali ma con l’educazione della popolazione a vivere in modo adeguato i sentimenti, le emozioni, i dolori e le frustrazioni.

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