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I relatori del convegno su Daphne Caruana Galizia

Stampa sotto attacco. Daphne Caruana Galizia, un anno dopo

Daphne Caruana Galizia cercava la verità e scrivere cose scomode. Cose che molti maltesi non volevano ascoltare perché avrebbero potuto mettere a rischio l’improvviso benessere che è calato sull’isola mediterranea. Per quello che aveva scritto Daphne era stata minacciata e portata in tribunale. Per quello che stava per scrivere, invece, è stata uccisa.

Ad un anno dall’attentato la giornalista maltese è stata ricordata a Perugia nel corso di un incontro pubblico, preceduto dal saluto dell’assessore Edi Cicchi, la quale ha ricordato il valore della testimonianza e il senso etico del lavoro del giornalista.

L’incontro è stato aperto da Carlo Bonini, giornalista di La Repubblica e facente parte del gruppo #Daphneproject che sta portando avanti il lavoro della collega maltese e cerca di preservarne la memoria, anche attraverso un documentario che sta girando nei festival e nelle università del mondo, «un modo per far rivivere la memoria di una collega e far comprendere all’opinione pubblica che questa vicenda non riguarda solo Malta, ma tutta l’Europa – ha ricordato Bonini – Con il lavoro giornalistico si sta facendo luce su movente e mandanti, cosa che non fa il governo maltese. Daphne, però, non è l’unica giornalista uccisa nella democratica Europa: c’è lo slovacco Jan Kuciak e la bulgara Viktoria Marinova. I giornalisti sono nel mirino anche nella civile Europa e chi decide di far uccidere un giornalista lo fa sapendo quale pezzo pagare. #Occupyjustice sta tenendo vivo il ricordo e le richieste di giustizia che da dodici mesi non hanno risposta e battendosi per la sopravvivenza del memoriale spontaneo che è sorto a La Valletta, memoriale più volte rimosso dalle autorità con la scusa dell’igiene pubblica».

Daphne Caruana Galizia ha toccato un nervo scoperto dell’isola, ma la sua azione è stata vista come divisiva, perché ha parlato di qualcosa che molti maltesi non vogliono ascoltare. È morta da sola, isolata e derisa. E ogni occasione è buona per fare pressione e chiedere risposte rimaste finora inevase.

«Daphne il 15 aprile 2014 era stata aggredita dopo un articolo sulla vendita delle cittadinanze maltesi e i rapporti con la Sicilia. Mi disse: “ siamo soli, ma dobbiamo fare fronte comune tra giornalisti liberi”. Poi l’attentato con l’autobomba, che ricorda tanto quelli di stampo mafioso – ha ricordato Paolo Borrometi, presidente di Articolo 21 – Colpire un giornalista è come colpire i cittadini. I giornalisti sono il collegamento con i cittadini. Ed è per questo che non basta trovare gli esecutori, ma ci vogliono i mandanti. Daphne non era un’eroina, ma una giornalista in un Paese dove lo scontro politico è molto alto. Siamo di fronte, però, ad un problema europeo ed è compito di tutti unirsi nel cercare verità».

Per Esma Çakir, presidente dell’Associazione stampa estera in Italia, siamo di fronte a continui attacchi alla «libertà di stampa o di espressione. Mi addolora vedere colleghi detenuti, sotto scorta o uccisi. Come siamo arrivati a questo? Perché il giornalista è scomodo. Quando fa inchieste è pericoloso. I rischi sono aumentati in tutto il mondo, anche nei Paesi civili. La cosa più terribile è non riuscire a sapere chi è stato».

Sandro Petrone, inviato della Rai, ha ricordato come il giornalista sia sempre a rischio, soprattutto se non ha alle spalle un editore forte e lo Stato pronto ad intervenire. «Nel 1991 ero con i curdi, ne intervistavo uno che è sparito sotto i miei occhi appena fatta una domanda, portato via dalla polizia. Ci sono Paesi dove il potere fa quello che vuole e fa sparire i giornalisti. Un’altra volta sono stato sequestrato in un’ambasciata africana e ci sono volute alcune ore di interessamento della Rai e della Farnesina perché venissi liberato. Daphne era sola, invece, e non aveva un editore alle spalle. Hanno cercato di chiuderle la bocca con cause temerarie, minacce, avvertimenti mafiosi. Perch Daphne aveva svelato i collegamenti che fanno di Malta il cuore della finanza mera. Lo aveva scoperto seguendo il denaro liquido che possa di mano in mano grazie ad una legislazione che favorisce tutto ciò. Aveva documentato il giro di soldi e affari dalla Russia, dall’Africa e dal Medio Oriente, delle funzioni di centrali di riciclaggio di molte banche. Daphne aveva svelato che Malta ha stretto un patto con il diavoloin cambio di benessere, stipendi alti, speculazione edilizia. Per questo in molti non le hanno creduto. Fino a quando è arrivato il momento in cui il limite era stato superato: Daphne era troppo vicina ad alcune verità e stava per scrivere qualcosa che non doveva scrivere. E così è stata uccisa».

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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