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Trump al Congresso USA

Stati Uniti d’America, due anni a “trazione Trump”: un primo bilancio

Sono trascorsi due anni dall’avvio della presidenza Trump degli Stati Uniti. Egli fece il suo ingresso alla Casa Bianca il 20 gennaio del 2017, diventando quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti. Repubblicano, vinse le elezioni del 2016 contro Hillary Clinton, del partito democratico.
In questi ventiquattro mesi alla guida della nazione, quali sono stati i cambiamenti più importanti realizzati in politica interna e in politica estera?

Il muro col Messico

Partendo dalle ultime vicende, controversa è la questione riguardante il muro col Messico. Il presidente ha deciso di mantenere una linea di chiusura e ha chiesto al Congresso di finanziare il progetto. Tuttavia, con le elezioni di mid-term i democratici hanno ottenuto la maggioranza dei seggi alla Camera e si sono rifiutati di concedere fondi. Ne è scaturito il cosiddetto “shutdown”, ovvero il blocco parziale dell’amministrazione pubblica, in attesa dell’approvazione del bilancio. Non vorrei cadere in un gioco di parole, ma questo “muro contro muro” tra repubblicani e democratici è certamente dannoso.

Il dialogo USA – Corea del Nord e il ritiro dalla Siria

Il secondo anno di presidenza Trump è stato segnato principalmente dalla riapertura del dialogo con la Corea del Nord. Il 12 giugno del 2018 è avvenuto a Singapore lo storico incontro con il leader nordcoreano Kim Jong-un. Inoltre il presidente americano ha annunciato, alla fine del 2018, il ritiro delle truppe dalla Siria, concedendo quattro mesi al Pentagono per far rientrare i circa duemila soldati ancora impegnati nella nazione mediorientale.

Politica protezionistica e guerra commerciale

Nel corso del 2018, poi, Donald Trump ha deciso di attuare una politica protezionistica sull’import, con lo scopo di migliorare la produzione nazionale. A gennaio, ha imposto una tassa del trenta per cento alle importazioni di pannelli solari provenienti dall’Asia, ma anche su acciaio e alluminio.
È in corso una vera e propria guerra commerciale tra Cina e USA, le due più grandi potenze al mondo. La cosa più preoccupante è la possibilità che Trump e il presidente cinese Xi Jinping non trovino un compromesso. Se Stati Uniti e Cina decidessero entrambi di aumentare i dazi si avrebbero ripercussioni sull’intera economia mondiale e saranno i paesi più deboli a farne le spese. Perciò, auspichiamo che i due presidenti prendano una saggia decisione.

Le scelte su Israele, Iran e Unesco

È stata molto criticata la decisione di riconoscere Gerusalemme come capitale dello stato d’Israele (con conseguente spostamento dell’ambasciata da Tel Aviv alla Città santa), che ha suscitato una violenta reazione in Palestina. Inoltre, Trump ha rifiutato di certificare l’accordo con l’Iran raggiunto da Obama ed è uscito dall’Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura), definendola “un organismo anti-israeliano”.

La politica di rottura su clima e ambiente

Il primo giugno del 2017 aveva annunciato la volontà di abbandonare l’Accordo di Parigi sul clima, che prevede un piano d’azione per limitare il riscaldamento globale.

Il sostegno alle fonti fossili

Sempre nel primo anno di attività, Trump ha ottenuto dal Congresso la revoca del divieto di caccia ai predatori che era stato introdotto da Barack Obama. Quindi ha annunciato la ripresa delle esplorazioni petrolifere nell’oceano Artico.

Trump ha inoltre abolito il Clean power plan, norma che imponeva alle centrali termiche di ridurre le proprie emissioni di CO2 del trentadue per cento, entro il 2030, rispetto ai livelli del 2005.

Trump ha operato sin dai primi giorni della sua presidenza

Il 23 gennaio del 2017 Trump ha emanato un ordine esecutivo per il ritiro formale degli USA dalla Trans-Pacific Partnership (accordo firmato da dodici paesi che affacciano sull’Oceano Pacifico); avviato i primi passi formali per ridiscutere il trattato NAFTA – North American Free Trade Agreement – accordo firmato da Stati Uniti, Messico e Canada; re-introdotto il divieto di accedere a finanziamenti pubblici per le ONG che praticano o supportano pratiche d’aborto; incontrato i manager di grandi aziende (tra cui Ford, Lockheed Martin, Dell, Tesla e Dow Chemical) chiedendo loro di presentare piani per aumentare l’occupazione entro un mese.

Il 24 gennaio ha emanato provvedimenti per sbloccare il completamento dell’oleodotto Keystone, imponente struttura pensata per trasferire ottocentomila barili di petrolio al giorno dalle sabbie bituminose canadesi alle raffinerie del Texas e dell’Illinois, la cui realizzazione era stata interrotta da Obama per preoccupazioni ambientali.

In linea con le proprie promesse elettorali, il 25 gennaio ha ordinato la costruzione di un muro sul confine con il Messico.

Indipendentemente dal fatto che le sue decisioni siano giuste o sbagliate, Donald Trump è sicuramente un uomo con una forte personalità e una grande capacità imprenditoriale, che ha portato numerosi cambiamenti nella politica statunitense, distinguendosi dai suoi predecessori.

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