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Stress da Coronavirus, i consigli dell’esperta su come affrontare l’isolamento

Tempi incerti, difficili, lenti e sospesi all’interno delle mura di casa. Una situazione surreale che stiamo vivendo, dopo i cinesi, tutti noi italiani a causa della pandemia da coronavirus. Proprio per contenere la circolazione del virus e gestire così al meglio l’emergenza epidemiologica da Covid-19, il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha firmato un nuovo decreto l’11 marzo scorso che prevede ulteriori restrizioni su tutto il territorio nazionale: tutti a casa, si esce solo per necessità, ovvero per motivi di salute, per andare al lavoro o per andare a fare la spesa (una persona per ogni famiglia), con autocertificazione da presentare in caso di controlli. E così le restrizioni che limitano la socializzazione, l’evitare i baci, gli abbracci e le strette di mano, stare a un metro di distanza gli uni dagli altri, l’isolamento imposto e la conseguente privazione della propria libertà possono causare stress, paura, ansia. Proprio per questo motivo sono stati attivati servizi gratuiti di assistenza psicologica online offerti a chi ne ha bisogno. Noi di Giustizia & investigazione abbiamo sentito la psicologa Imma Tomay su come affrontare questo periodo.

In tempi di coronavirus e d’isolamento è necessario stare calmi e mantenere lucidità, pensando che si tratta di un periodo limitato in attesa che le cose migliorino, ma non sempre è facile.

«Infatti non lo è. L’Ordine degli psicologi ha diffuso al riguardo un vademecum e alcune onlus e vari colleghi su base volontaria hanno attivato un servizio di assistenza psicologica online e gratuito proprio per aiutare chi ne ha bisogno in questo periodo di forte stress. Questo perché le difficoltà correlate alla diffusione del coronavirus ci mettono in allarme, come tutto ciò che non conosciamo e che minaccia la nostra sopravvivenza e, di conseguenza, questo innesca in noi paura, agitazione, ansia e stress per la sensazione di perdita del controllo. È una situazione spaventosa ed inaspettata che richiede rapide decisioni, proprio quando sentiamo di non avere abbastanza risorse per superare questo momento. Ed ecco che proviamo una vasta gamma di emozioni intense, che ognuno esprime a proprio modo e con diversi comportamenti».

Lei ha lavorato anche nella psicologia delle emergenze per la Protezione civile, la Croce Rossa, nei terremoti dell’Umbria e dell’Abruzzo, formando anche gli operatori delle squadre di emergenza. In base alla sua esperienza e competenza come possiamo vincere la paura?

«La paura è un’emozione potente che ci allerta all’azione. Se, però, questa paura prende il sopravvento ci costringe a vivere nell’allarme a discapito delle forze mentali e fisiche. Mentre stiamo pensando a come fronteggiare ciò che ci spaventa, siamo già in preda alla paura. Il controllo razionale arriva sempre dopo la paura. Questo spiega i comportamenti irrazionali osservati in questi giorni. Quando ci troviamo di fronte a un forte stress cerchiamo di affrontare la situazione al meglio, ma possiamo scoprirci irritabili, aggressivi, con disturbi del sonno e della concentrazione. Tutti comportamenti normali e legittimi che, tuttavia, se tendono a mantenersi ed aumentare nel tempo, ci impediscono di vivere e sentirci al meglio delle nostre possibilità. Ecco perché è importante occuparci di noi e di come stiamo per affrontare al meglio l’emergenza che stiamo vivendo, senza lasciarci sopraffare».

In questo bombardamento di notizie, speciali, approfondimenti sul coronavirus, diventa difficile tenere la mente libera dalle preoccupazioni.

«Più ne parli, più diventa reale. È necessario limitare le discussioni sull’emergenza ad un intervallo di tempo limitato durante la giornata, così da toglierle spazio nei nostri pensieri, scegliendo due o tre momenti al giorno per informarsi attraverso canali ufficiali di informazioni, perché la continua esposizione, via web, radio e tv, non fa che aumentare lo stato di allerta e paura. Se sentiamo il costante bisogno di condividere informazioni e notizie sul coronavirus, parlarne continuamente aumenta lo stress percepito. Scegliamo, invece, momenti prestabiliti durante la giornata e per tutto il resto del tempo concediamoci di parlare di altre cose, portiamo la mente e i pensieri altrove. Distraiamoci e usciamo dal loop di discorsi angoscianti e catastrofisti con emozioni positive. Scegliamo persone empatiche per condividere le nostre sensazioni così da alleggerirle, scoprendo che anche gli altri hanno emozioni difficili con cui convivono, così ci sentiremo meno ‘soli’. Evitiamo, inoltre, di vedere notiziari sul coronavirus prima di addormentarci per non scivolare nel sonno con emozioni negative che vanificherebbero il nostro riposo».

A rendere tutto difficile poi è il periodo di quarantena, che può sconfortarci per la mancanza di socialità e l’interruzione del lavoro.

«Sentirsi stanchi, sopraffatti o spaventati davanti a qualcosa di nuovo e poco chiaro è assolutamente normale. Però possiamo approfittare di questa emergenza cogliendone gli aspetti positivi, come trascorrere anche più tempo con la propria famiglia, il prendersi del tempo per praticare attività piacevoli che possano aiutarci a scaricare lo stress e ricaricare le energie, che, insomma, facciano staccare la spina o che per mancanza di tempo non esercitiamo: leggere, dipingere, scrivere, fare giardinaggio. Anche riprendere o completare qualcosa che abbiamo lasciato in sospeso. Inoltre, alcuni musei hanno aperto virtualmente le proprie porte per tour e visite guidate virtuali, così come biblioteche e cineteche si sono adeguate alla situazione, si tengono online piccoli concertini, presentazioni di libri, spettacoli teatrali in streaming».

La lontananza dai propri affetti e amici come può essere gestita?

«Contattare la propria famiglia e gli amici attraverso i social network sicuramente ci fa sentire meno soli. Ovviamente in questo momento non dobbiamo dimenticarci degli anziani, dobbiamo cercare di farli sentire meno soli, così come è importante non interrompere, per quanto possibile, la nostra routine. Scarichiamo le tensioni attraverso ‘il fare’ ciò che è certo, noto e prevedibile. Continuiamo il lavoro e le nostre abitudini ove possibile, nel rispetto, naturalmente, delle norme di sicurezza vigenti. Ripeto, anche praticare attività che aiutano a rilassarci fa bene, come yoga, training autogeno, meditazione, ci sono molti video e tutorial in internet. Chi ha la possibilità, infine, di vivere a contatto con la natura, può fare dello sport, ottimo modo per ricaricare le energie psicofisiche quando siamo stressati».

Quando serve lo psicologo?

«Quando ci sentiamo in un momento di impasse di fronte agli eventi dopo aver tentato con le nostre risorse che non sono più sufficienti e cercato, invano, altre soluzioni, allora è il caso di rivolgerci ad uno psicologo professionista per poter avere un sostegno che ci faccia riscoprire e potenziare strategie efficaci. E mi raccomando proteggiamoci e proteggiamo gli altri, seguendo sempre i consigli sulle norme d’igiene indicate dal ministero della Salute».

Twitter @Ros812007

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