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Sul nuovo ordine erotico e dell’elogio dell’amore e della famiglia

Diego Fusaro ha presentato il suo nuovo libro: “Il nuovo ordine erotico. Elogio dell’amore e della famiglia” a Perugia alla Sala dei Notari di Palazzo dei Priori. La conferenza si è svolta sulla base di un dialogo tra l’autore del libro e il professore Francesco Forlin.

Una discussione critica, partita dal seguente quesito: in che misura oggi lo sposalizio diventa oggetto rivoluzionario e contestativo?

Oggi stiamo assistendo a quella che l’autore chiama “de-eticizzazione” , definita come il dissolvimento di tutte le radici etiche della società. Un processo messo in atto da quello che viene definito turbo-capitalismo. Il testo si richiama essenzialmente alle figure dell’eticità in Hegel. Quest’ultima viene distinta dalla moralità, la legge dell’imperativo categorico che ciascuno avverte nella propria interiorità. L’eticità, invece, è una forma di seconda natura e ha a che vedere con norme alle quali aderiscono una società e i suoi individui. Per quanto riguarda le radici etiche della società, Hegel parte dalla famiglia (come Aristotele), il primo nucleo di ogni comunità in quanto la polis è l’unione di più villaggi che a loro volta sono l’unione di più famiglie. Dunque, la famiglia è un modello prepolitico e noi nasciamo già all’interno di una comunità. La questione è la seguente: la logica del progresso “vieta” di guardare indietro e di conseguenza è stato svalutato il valore della famiglia. Contro questa concezione moderna, Hegel reagisce recuperando l’etica classica di Aristotele. Una frattura rispetto alla logica illuminista. Le radici etiche sono quelle che danno solidità nelle relazioni comunitarie. Sono solide e solidali contemporaneamente poiché fanno sì che l’individuo sia amalgamato con la propria comunità. La prima radice etica è appunto la famiglia. Crescendo, l’individuo esce dalla famiglia e entra nella dimensione propria del mercato nel quale avviene il commercio e nel quale vige una logica individualistica poiché si mira al guadagno personale, dunque prevalgono gli interessi privati.

L’autore precisa che questo breve excursus è servito a fare luce sul nostro presente, in cui sostanzialmente si è valorizzato solo il tema del mercato all’interno del quale si compete e si guarda esclusivamente al proprio interesse. È una società robinsoniana che si basa sul tornaconto personale e svalorizza la famiglia. Lo stato etico di Hegel garantisce a tutti gli individui della comunità di realizzarsi all’interno della società facendo valere i propri diritti in quanto membri di una comunità, come per esempio il diritto allo studio. Diritti appartenenti ai cittadini in quanto tali. Invece, la forma merce del capitalismo è solo per chi se lo può permettere. Una disumanizzazione dell’umano che non può certamente coincidere col valore della famiglia per i motivi sopra citati. La famiglia è il luogo in cui si eticizza l’amore. I membri che ne fanno parte sono solidali tra loro e si aiutano vicendevolmente, senza chiedere nulla in cambio.

Veniamo ad altre due questioni: la prima, quella per cui oggi di fatto è passata l’idea secondo cui la famiglia sia un’istituzione patriarcale, gerarchica e conservatrice. La seconda è la questione dell’altruismo e del dono all’interno della famiglia.

A un tempo la famiglia era un valore condiviso dalla borghesia e dal proletariato. Era uno scontro tra due forze che promettevano ciascuna di difendere la famiglia. Il problema è proprio la logica progressista che mira ad abbattere la famiglia. Ali complementari del turbo capitalismo sono da un lato la destra liberista del danaro perché mira al guadagno, al consumo e all’individuo ridotto esso stesso a merce. Dall’altro, la sinistra libertaria dei costumi perché accusa la famiglia di essere reazionaria, addirittura omofoba. Per quanto riguarda il dono è un discorso analogo. La critica si basa sull’idea del “do ut des” che è il mito della modernità ed è ciò che implica il progresso. È l’idea per cui ciò che viene dopo sia sempre migliore di ciò che viene prima. Potremmo chiamarlo anche complesso di Orfeo, secondo il cui mito, egli non doveva mai voltarsi indietro.

Tema scottante è la questione del gender. Ora si tratta di capire se maschio e femmina siano due strutture ontologicamente costituite o siano forme culturali che hanno una genesi ricostruibile, ma mutando la società anch’esse possono mutare. Oggi si mira a eliminare tutte le differenze. Dunque, la cultura prevale sulla natura o viceversa?

Parliamo di “indifferenzziazione”. Il capitalismo vuole produrre un individuo fatto su misura per consumare merci, dunque l’essere umano dev’essere unisex. La cultura presuppone necessariamente la natura. Lo spirito del capitalismo è contro ogni forma di identità che possa essere una forma di resistenza. Vi è l’idea per cui per produrre eguaglianza si debbano eliminare tutte le differenze, invece è una questione di riconoscimento. Si predica l’eguaglianza come indifferenzziazione che è proprio quello che c’è alla base della teoria genderistica. Ma l’eguaglianza in realtà presuppone che nonostante le nostre differenze otteniamo lo stesso riconoscimento. Il capitalismo, che si basa sul libero mercato, in realtà genera disuguaglianze dal punto di vista economico e genera anche sfruttamento. Occorre poi distinguere alcune terminologie. Il sesso riguarda il nostro patrimonio cromosomico e certamente non è una questione di cultura. La dicotomia maschio-femmina è fondativa ed è un qualcosa di biologico e naturale. Altra cosa è il genere, la determinazione culturale che a partire dal sesso si determina e che certamente cambia storicamente. L’orientamento sessuale è ancora un’altra questione e corrisponde all’oggetto del desiderio. Certamente, anche l’omosessualità è del tutto naturale proprio in quanto esiste in natura, pur essendo una “eccezione”. Sicuramente nel mondo esistono forme di oppressione e discriminazione che bisogna abbattere e proprio per questo è importante l’educazione al rispetto dell’eguaglianza intesa come riconoscimento della differenza.

Abbiamo visto come l’autore si ispiri chiaramente all’idealismo di Hegel di inizio Ottocento, affermando che la sua genialità sta nel trovare la sintesi tra individualità e comunità. Richiamando alcuni personaggi, da un lato ci si distacca da Narciso, il quale aveva una propria identità ma vedeva solo se stesso; dall’altro lato da Eco, il quale non aveva una propria personalità ed era, appunto, risonanza di tutti gli altri. Fusaro conclude affermando che, invece, bisogna cercare l’identità nella differenza e la differenza nell’identità.

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