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“Svastica, simbolo sacro e universale”, uno studio senza pregiudizi

Simbolo sacro e universale, da declinare al maschile, provando a non farsi limitare dalla storia recente e dalla politica. Lo svastica (sì, al maschile) è un simbolo primigenio, che ricorre in tante civiltà, fino a far pensare ad una cultura antica e comune, spazzata via da un cataclisma prima dell’inizio della storia umana. Il libro “Svastica, simbolo sacro e universale” di Costanza Bondi e Marco Morucci (XPublishing editore) ripercorre la storia di questo simbolo, ne rintraccia gli usi e le testimonianze dall’Oriente all’Africa, nell’araldica e nella Rosa dei venti, nelle chiese cristiane e nel ciclo di re Artù. Abbiamo intervistato Costanza Bondi per comprendere meglio la storia di questo simbolo presente tra gli etruschi, greci, romani, cretesi, nativi d’America, buddismo e bramanesimo, esoterismo e sequenze simboliche.

Il 6 ottobre gli autori parleranno del libro, alle ore 16 presso la Biblioteca storica dell’Accademia di bella arti di Perugia (all’interno della manifestazione Umbrialibri2018), in compagnia di Emidio de Albentis, docente di storia dell’arte all’Accademia, Andrea Baffoni, critico d’arte, e Donato Loscalzo, docente di lingua e letteratura greca all’Università di Perugia.

Come nasce questo libro?

«Nasce come declinazione di un lavoro di studio che ho intrapreso ormai da anni sulla simbologia delle lettere dell’alfabeto. Cosa, questa, che mi ha portata a pubblicare Alfabestoria prima (sulla genesi ed evoluzione grafica delle lettere stesse) e gli Archetipi Alfabetici poi (sul significato archetipico, appunto, di tali segni iconografici). In questo ultimo libro, già si parlava infatti di svastica, in relazione alla lettera I / J. la genesi di questi miei studi parte, comunque, dal concetto fondamentale: l’analisi delle teorie archeologiche ufficiali, nelle quali via via, ho riscontrato alcune contraddizioni sia per quanto riguarda la ricostruzione che la relativa datazione degli eventi storici. Tutto ciò riconduce all’esistenza in tempi primordiali – e quindi antidiluviani– di un’unica CIVILTÀ MATRICE. Una civiltà madre primigenia, che spiega come mai gli stessi simboli, le stesse tipologie architettoniche, la stessa narrazione del diluvio universale, appunto, siano similissimi, se non addirittura uguali, in tutto il globo. Quindi, la teoria che accomuna questo percorso di studi è che sia esistita un’unica civiltà madre-matrice, o un insieme di più civiltà strettamente collegate tra loro (quelle che Robert Schoch chiama CICLO DI CIVILTÀ) esistente prima che la attuale civiltà che stiamo vivendo adesso noi avesse inizio, e che si sarebbe estinta nel 10-11.000 a. C. circa, per un evento catastrofico. Sulla natura del quale evento, però, ancora non abbiamo certezza: nel senso che può essere stato un meteorite, una glaciazione, l’uno come causa e l’altra come conseguenza… Certo è che sia l’arte, sia l’architettura, sia la simbologia confermano che i popoli di tutto il pianeta erano collegati».

Chi sono gli autori?

«Siamo Marco Morucci ed io. L’idea di questa pubblicazione è, infatti, sua e in appendice al libro trovate il suo testo dal titolo “Teoria sugli Etruschi e lo Svastica, secondo la mia visione”. La tesi di Marco enuclea la religione etrusca strutturata in una diade formata da due dèi principali – Velch e Northia – e fondata sui quattro elementi di terra, aria, acqua e fuoco raffigurati in un unico simbolo: lo svastica».

Lo svastica o la svastica?

«Lo svastica, termine rigorosamente al maschile, in quanto esprime il concetto sanscrito del Su Asti Ka = “ciò che è bene”. Infatti, corrisponde al bene massimo esistente in una comunità sociale organizzata, quale quella umana, e cioè la pace derivante dall’archetipo relativo della collaborazione. Tanto che la genesi grafica di tale simbolo risale alle 4 braccia che si prendono per mano».

Lo svastica tra origine e significato?

«In quanto molteplicità dell’Uno, lo svastica è la restituzione grafica dell’energia in perpetuo movimento, dell’osmosi immanente tra mondo materiale e mondo spirituale, della commistione tra vita umana e vita universale. Sempre in riferimento al concetto sicut in caelo et in terra… Praticamente, dagli studi che abbiamo condotto ne è nata un’analisi che arriva a toccare Oriente e Occidente, partendo dai primordi della civiltà umana per poi passare a Etruschi, Greci, Romani, Cretesi, nativi d’America, buddismo e bramanesimo, esoterismo e sequenze simboliche. Un simbolo fondamentale per la storia dell’uomo che, quindi, ritroviamo in tutto il pianeta Terra sin dagli albori».

La ruota, il sole, la vita e il numero 4, ci spieghi meglio?

«Certo! E, come ripeto, si tratta di un simbolo presente in tutte le culture primigenie, nelle sue insite espressioni – oltre che del continuo divenire (il panta rei di Eraclito e Cratilo) – anche della ruota solare, perciò del percorso circolare del Sole attorno alla Terra, nell’alternanza perpetua delle stagioni con i propri punti di svolta che coincidono con solstizi ed equinozi. Riagganciandoci al discorso sopra, perché tutto ciò fluisca in equilibrio è necessario basare l’umano vivere sul concetto di legame sociale che vede la comunità fondata sulla fraternità universale, all’interno di quel disegno di autopoiesi in continuo movimento, al pari di quanto accade in natura con le 4 stagioni (primavera, estate, autunno e inverno), i 4 punti cardinali (Nord, Est, Sud e Ovest) e la corrispettiva Rosa dei Venti (Tramontana, Levante, Ostro, Ponente)».

Da simbolo ancestrale a simbolo politico?

«Senza dubbio si tratta, proprio per tale motivo, di un simbolo discusso. Risollevarne, oggi, anche solo dal punto di vista culturale e quindi archeologico, lo studio potrebbe dar adito, nel contesto attuale, ad interpretazioni, se non deliberatamente artefatte, come minimo distorte. Pare, pertanto, chiaro che – lungi, qui, dal doverci perdere in partigiane e inutili esplicazioni – lasciamo a tutti la libertà di porsi con coscienza rispetto a questo simbolo trascendente e al suo altissimo valore spirituale, utilizzato fino a tempi recentissimi anche dai più insospettabili (come dimostrato nel libro, iconografia alla mano)… prima della damnatio memoriae nel mondo occidentale, per i motivi a tutti noti. Va chiarito, però, un punto fondamentale. E cioè che i nazisti non sono stati i primi ad utilizzarlo nei tempi moderni: annoveriamo, quindi, madame Blavatsky con la sua società teosofica fondata nel 1875, i movimenti Volkisch (che traduciamo con “etnici”) e l’organizzazione parareligiosa Ordo Novi Templi, oltre la società Thule Gesellschaft. Ma le sorprese non finiscono qui… perché oltre la sua costante e positiva presenza tuttora in Oriente, sempre a fine ’800 – inizio ’900, lo svastica è presente in loghi assolutamente insospettabili, quali quello della Coca-Cola, per esempio, o in cartoline americane benaugurali, finanche in quanto segno distintivo della quadra di basket all-native di Balling nel 1909 e della divisa scura dell’America Windsor di hockey del 1910».

Cosa c’entra WOMEN @ WORK?

«WOMEN @ WORK è il marchio del gruppo letterario che ho fondato nel 2009 e che si occupa di scrittura a tutto tondo: quindi poesia, narrativa e saggistica, declinati sia al femminile che al maschile. Nel tempo, il marchio si è concretizzato in diverse opere: dalle antologie poetiche alle opere monografiche, dai romanzi d’amore a quelli di denuncia sociale, passando per le raccolte di racconti e per la produzione saggistica. Diversi gli editori che, per sensibilità personali e scelte più squisitamente editoriali, hanno appoggiato e sposato i progetti scaturiti dalle penne di coloro che hanno voluto cimentarsi con la pubblicazione dei propri scritti. Un nome, dunque, che è prima un marchio e quindi un gruppo, ma non un’associazione né una casa editrice, bensì un vero e proprio sistema aggregato e aggregante, eterogeneo e dinamico, che raccoglie un insieme di autori e di semplici appassionati che, a vario titolo, ruotano attorno al mondo dei libri e che partecipano, a diversi livelli, a progetti editoriali ed eventi. Sì, perché far parte di questo gruppo significa “non solo” scrivere, ma anche condividere una più ampia filosofia volta alla promozione e alla fruizione della cultura in quanto tale».

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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