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Taser per le forze dell’ordine, iniziata la sperimentazione. Come funziona

Sicurezza a tutela dei cittadini, ma anche salvaguardia degli operatori di polizia, carabinieri e guardia di finanza. Parte da questi presupposti la sperimentazione, in 11 città italiane, del taser, la pistola elettrica, già in dotazione in forza alle polizie di circa 107 Paesi, tra questi Stati Uniti, Finlandia, Grecia, Francia e Regno Unito. La sperimentazione nel nostro Paese interessa le città di Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia e Brindisi. Trenta i dispositivi che saranno a disposizione non del singolo operatore, ma in dotazione di reparto. Di recente anche un gruppo scelto di membri della gendameria del Vaticano è stato dotato di questo strumento, in grado di immobilizzare i soggetti tramite una scarica elettrica a bassa intensità per evitare danni letali. Il dispositivo che funziona ad impulsi ha, inoltre, un sistema di mira con doppio puntatore laser, uno per ogni dardo, e possibilità di colpire il bersaglio fino a 7 metri di distanza. Tra le organizzazioni sindacali della polizia a favore e promotrici della dotazione di questo nuovo strumento sono il Sap (Sindacato autonomo di polizia) e il Siap (Sindacato italiano appartenenti polizia).

Evita il contatto

Sia Stefano Paoloni sia Giuseppe Tiani, entrambi segretari generali, rispettivamente del Sap e del Siap, parlano di uno strumento necessario a tutela di tutti. «Il taser garantisce maggiore sicurezza sia nei confronti dei colleghi che della persona sulla quale viene usato, perché evita il contatto fisico – spiega Paoloni – Ovviamente il suo utilizzo avviene nei momenti in cui quella persona si dimostra violenta o pone resistenza. Attualmente gli agenti (ma anche i carabinieri e i finanzieri) hanno in dotazione un’arma, la pistola, e lo spray al peperoncino. Due strumenti per respingere chi fa resistenza, ma il respingimento deve essere proporzionale alla violenza esercitata, quindi mancava una strumentazione intermedia». «Siamo tra le organizzazioni sindacali promotrici dell’utilizzo del taser – puntualizza Tiani – Strumento non offensivo, utile ad evitare che accadano fatti tragici e che consente di intervenire in operazioni complesse evitando il contatto fisico. Si può usare nei casi di repressione o prevenzione, ad esempio quando si ha di fronte un soggetto che oppone resistenza ad un controllo, un energumeno, o in caso di alterazione di un individuo perché sotto effetto di psicofarmaci, alcol o sostanze stupefacenti».

Amnesty International voce fuori coro

Il capo della polizia, Franco Gabrielli, ha rassicurato sulle caratteristiche del taser, parlando di un modello ‘personalizzato’, caratterizzato da un amperaggio ridotto, con scariche ancora più corte rispetto ai cinque secondi dei modelli classici e predisposte in modo da cessare automaticamente senza bisogno dell’intervento manuale. Un modo, questo, per rendere i nuovi strumenti ancor meno dannosi e ridurre il rischio di morte. Eppure nonostante queste rassicurazioni, Amnesty international ha classificato i taser come strumenti di tortura e, nei suoi rapporti annuali, li ha indicati come causa del decesso di 500 persone negli ultimi cinque anni. Il modello che gli agenti utilizzeranno è prodotto dall’azienda statunitense Axon (già Taser International), che ne possiede il brevetto, ma ad esso verranno applicati gli accorgimenti previsti dal servizio sanitario nazionale italiano. I test in laboratorio sono cominciati nel 2014, dopo il decreto sicurezza, ma le applicazioni sul campo non erano ancora cominciate concretamente. «Il rischio reale semmai è per l’eventuale caduta – replica il segretario generale del Sap, Paoloni – non per le scariche elettriche, ma sta al Ministero della sanità stilare un protocollo chiaro per la tutela della salute. E comunque ci sono delle valutazioni che andranno fatte sul momento dagli operatori che interverranno». Dal canto suo, il segretario generale del Siap, Tiani, ribadisce come il taser sia uno strumento democratico, utile per evitare il contatto fisico: «Amnesty allora dovrebbe accusare tutti i Paesi occidentali che utilizzano il taser di essere dei torturatori. Proprio di recente la cronaca ci racconta della morte di una persona mentre veniva ammanettata, nonostante la tecnica usata sia stata svolta da manuale, eppure la compressione della cassa toracica ha portato a questo. Con l’uso del taser si sarebbe evitata questa morte. Le scariche elettriche, lo ribadisco, non sono ad alta intensità ed i poliziotti non sono tutti fascisti torturatori».

Le indicazioni sull’utilizzo

Le linee guida emesse dal dipartimento della pubblica sicurezza definiscono il taser «un’arma propria», che fa uso di impulsi elettrici per inibire i movimenti del soggetto colpito. La distanza consigliabile per un tiro efficace è dai 3 ai 7 metri. Il taser «va mostrato senza esser impugnato per far desistere il soggetto dalla condotta in atto». Se il tentativo fallisce si spara il colpo, ma occorre «considerare per quanto possibile il contesto dell’intervento e i rischi associati con la caduta della persona dopo che la stessa è stata attinta». Bisogna inoltre tener conto della «visibile condizione di vulnerabilità» del soggetto stesso (ad esempio una donna incinta) e fare attenzione all’ambiente circostante per il rischio di incendi, esplosioni, scosse elettriche.

Cosa cambierà?

Per Paoloni sicuramente «l’intervento sarà più sicuro. Si eviteranno brutti episodi sia per quanto riguarda le forze dell’ordine sia per i cittadini». «Il modo di intervento cambierà solo a fine sperimentazione – fa sapere Tiani – ovvero quando dopo le valutazioni tecniche del caso, i dovuti riscontri e i correttivi necessari, il taser sarà in dotazione di tutti gli operatori delle 103 province italiane, dopo la loro adeguata formazione per la sua applicazione operativa. Ricordiamolo, attualmente il taser non è a disposizione del singolo poliziotto, ma è in dotazione di reparto. Se si verifica una rissa ed intervengono 2 o 3 equipaggi, solo uno sarà in dotazione del taser. Ecco la differenza».

La sperimentazione

La macchina operativa per la formazione è partita. Si parla di sei mesi di sperimentazione e in questa fase si seguirà un disciplinare che un apposito gruppo interforze sta mettendo a punto e sulla base del quale saranno formati le donne e gli uomini delle forze dell’ordine coinvolti in questo primo step. Il comitato di lavoro è stato istituito presso la scuola di polizia di Nettuno, dove sono stati formati i formatori che formeranno gli operatori delle 11 città interessate dalla sperimentazione. Dopo le valutazioni tecniche, ovviamente sarà messa a punto una linea guida per la dotazione del taser.

Polemica sulle città selezionate

Non potevano mancare le polemiche politiche sulla scelta delle 11 città italiane. Il deputato di Fratelli d’Italia, Emanuele Prisco, per primo, e, a seguire, la Lega Umbria hanno chiesto l’utilizzo del taser anche a Perugia. «È una polemica inutile, strumentale e povera – chiosa Tiani – Non sono state fatte delle scelte politiche, ma tecniche che hanno tenuto conto della conformità di territorio. Il problema semmai può essere posto se a fine sperimentazione, dico per assurdo, si estende l’utilizzo del taser in tutte le città, tranne magari in qualcuna». «Non mi soffermerei su questi aspetti – puntualizza Paoloni – Più che altro l’auspicio è che la sperimentazione duri lo stretto necessario e che poi venga esteso l’uso del taser a tutti gli operatori di tutto il Paese. Sarebbe assurdo se accadesse ciò che riguarda alcuni reparti di volanti e mobili di Roma, Milano, Torino e Napoli, dove circa tre anni fa è stata avviata la sperimentazione per l’utilizzo delle telecamere e ancora non terminata. Ricordo, che al taser è collegata una telecamera, in modo tale che la scena venga ripresa nella massima trasparenza, a maggiore garanzia di tutti e per verificare anche il suo uso corretto». Nella circolare diramata dal capo della direzione anticrimine nero su bianco è scritto quanto segue: «ogni operatore avrà sulla propria divisa una particolare telecamera a colori ad alta definizione, dotata anche di visione notturna, che si accende automaticamente non appena viene tolta la sicura dell’arma, così da controllarne l’operato».

Twitter @Ros812007

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