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Togliere il diritto di voto agli anziani?

Da sempre la politica usa “armi di distrazione di massa” per evitare che l’attenzione dell’opinione pubblica possa rivolgersi alle reali problematiche del Paese, che i rappresentanti del popolo non sono evidentemente in grado di affrontare, discutere e tantomeno risolvere.

Più aumenta il lancio di queste “bombe mediatiche distraenti”, più aumenta la preoccupazione di chi invece qualche domanda sul nostro presente e sul nostro futuro se la pone. Ma quando le provocazioni assumono addirittura le sembianze di fake news venute male, è evidente che il problema diventa patologico e grave.

Una di queste paradossali boutade (che non sembra possa suscitare neppure ilarità) è quella da ultimo lanciata da un leader di un partito di maggioranza del nostro Paese. Questi ha proposto (per iscritto) di togliere il diritto di voto agli anziani (!!??).

Non varrebbe forse neppure la pena di parlare di questa proposta (che è difficile definire persino provocatoria), per non cadere nel tranello della politica incapace, ovvero dare eco e pubblicità ad argomenti che non avrebbero dignità di essere discussi neppure al bar e che avranno gloria forse per alcuni giorni prima di essere dimenticati come l’ennesimo incidente di percorso di una comunicazione politica ormai solo senzazionalistica e compulsiva.

Ma questa fake news, invece, va commentata, perché ci consente anche questa volta di compiere alcune riflessione più generali.

La democrazia, lo affermava Platone, ma lo sosteneva anche Churcill, è la peggiore forma di governo possibile: lenta, costosa, inefficiente… Eppure ha un unico grande pregio rispetto alle altre modalità di organizzazione politica: la democrazia le teste non le taglia, ma le conta! Solo per questa ragione Churcill decise di mandare a morire milioni di suoi ragazzi per difenderla.

In democrazia la sovranità è del popolo che la esercita attraverso il voto. Io sono re, tu sei re, l’uomo e la donna, il giovane e l’anziano, il ricco e il povero, sono re, attraverso il diritto di voto. Diritto di voto che abbiamo conquistato dopo non semplici, né indolori battaglie e lotte secolari.

Gli anziani, in ogni civiltà e a tutte le latitudini, hanno un ruolo privilegiato nell’amministrazione della cosa pubblica, in forza della loro maggiore esperienza (che, come tutti sanno, è ricchezza di inestimabile valore).

Immaginare pertanto un modello democratico a rappresentanza anagrafica limitata appare in tutta la sua illogicità e assurdità, su cui non vale neppure argomentare oltre.

Ma ciò che spaventa della notizia è il concetto evidentemente sotteso a questa boutade: è possibile che gli anziani (per la verità insieme ad altre categorie deboli) possano diventare uno scarto tale della società, tanto da non avere più neppure diritto di cittadinanza? (Non vota, infatti, chi non è cittadino).

La nostra Costituzione, che fonda tutto il suo impianto sulla dignità dell’uomo, ci ricorda che nella nostra Comunità nazionale nessuno sarà lasciato indietro: il malato sarà curato, il lavoratore sarà assistito, il giovane sarà istruito e le diseguaglianze verranno combattute.

Possiamo allora solo pensare di lasciare indietro i nostri anziani, patrimonio di esperienza e di memoria?

Al giovanissimo Gian Lorenzo Bernini, il Cardinal Borghese, commissionò una statua che celebrasse Enea il fondatore di Roma. Il grande artista pensò di rappresentarlo mentre fugge da Troia in fiamme. Quali grandi ricchezze porta con sé l’eroe troiano in quel momento concitato e terribile? Stringe la mano al figlio Ascanio che porta la fiaccola con cui illumina la strada nuova, ovvero allontana le tenebre (della paura) e indica la via verso il futuro. Poi Enea porta sulle spalle il padre Anchise, il quale ha con sé, conservate in uno scrigno, il tesoro della famiglia: le ceneri dei propri avi, che rappresentano la storia, la memoria, l’identità.

Nella esaltazione di Enea, il genio del Bernini evidenzierà come l’eroe, oltre al coraggio e alla forza propria, non potrà fare a meno, per fondare Roma, delle visioni del futuro delle nuove generazioni (la fiaccola di Ascanio), ma anche dell’esperienza di quel vecchio che non ha più la forza di correre e deve essere porato sulle spalle. Anchise non è un peso, ma una ricchezza, perché porta con sè il tesoro inestimabile dell’esperienza e della memoria.

Contro la cultura dello scarto da qualsiasi parte provenga e contro qualsiasi categoria debole si rivolga, è necessario ancora combattere.

E’ necessario ancora lottare per la difesa della dignità umana e della vita in tutti i suoi momenti e in tutte le sue fasi.

Nella famiglia come nella comunità si ha necessità dell’apporto di tutti; nessuno può fare da solo e nessuno sarà lasciato indietro…come insegna la nostra Costituzione.

Simone Budelli, presidente Unione Giuristi cattolici di Perugia

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