Home / Cronaca / Trasparenza amministrativa: le criticità emerse dalla gestione dell’emergenza sanitaria

Trasparenza amministrativa: le criticità emerse dalla gestione dell’emergenza sanitaria

Il principio di trasparenza è un principio costituzionale implicito che non trova, cioè, riscontro in uno specifico articolo della nostra Costituzione, ma che possiamo considerare come corollario di altri principi costituzionali che si rivolgono alle pubbliche amministrazioni. Tra questi, il principio di imparzialità, di buon andamento, di responsabilità, ma soprattutto il principio democratico. Quest’ultimo, a differenza degli altri principi, non si rivolge solo alla pubblica amministrazione ed è sancito dall’articolo 1 della Costituzione: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Ebbene, affinché il popolo sia davvero sovrano, i cittadini devono poter controllare i propri rappresentanti, ovvero i funzionari pubblici. Per poter controllare, occorre prima conoscere e poi comprendere e deve essere la cittadinanza a decidere a quali informazioni – detenute dall’amministrazione – accedere.

Gli istituti di trasparenza nell’ordinamento italiano

Una prima forma di trasparenza è rappresentata dal diritto di accesso documentale, previsto dalla legge 241/1990 sul procedimento amministrativo. In tal caso, solo chi ha un interesse legittimo (diretto, concreto, attuale) può accedere ai documenti/atti/informazioni detenuti dalla pubblica amministrazione. Il primo istituto di trasparenza, invece, è stato introdotto dal decreto legislativo 33/2013 (Codice della trasparenza). Si tratta degli obblighi di pubblicazione, ai quali sono soggette le pubblica amministrazione. Esse devono pubblicare determinate informazioni e documenti in un’apposita sezione del proprio sito denominata amministrazione trasparente. Queste informazioni sono fruibili da chiunque e chiunque può usarle e riutilizzarle. Ecco perché si tratta di un vero e proprio istituto di trasparenza. A completare il quadro degli istituti di trasparenza, è il diritto di accesso civico generalizzato, più comunemente conosciuto come Foia (Freedom of information act), introdotto dal decreto legislativo 97/2016. Premettendo che sia il diritto di accesso documentale che quello di accesso generalizzato sono soggetti a limiti, il Foia permette a chiunque (non solo a chi ha un interesse diretto/concreto/attuale) di richiedere atti/informazioni/documenti detenuti dalla pubblica amministrazione. Qualora sia accolta l’istanza Foia, le informazioni richieste possono, poi, essere usate e riutilizzate da chiunque.

Le conseguenze dell’emergenza sanitaria sul sistema della trasparenza

Una prima questione particolarmente rilevante nell’ambito dell’emergenza sanitaria è quella relativa agli atti adottati per far fronte all’emergenza, ovvero i Dpcm (Decreti del presidente del consiglio dei ministri). Essi non sono previsti dalla Costituzione, ma si sono consolidati nella prassi. Tuttavia, a monte deve esserci comunque un decreto legge che autorizzi l’emanazione di Dpcm, i quali possono essere classificati come atti normativi formalmente amministrativi. Vediamo, quindi, che si tratta di atti particolari poiché da un lato possono considerarsi atti normativi, dall’altro lato, possono considerarsi regolamenti e quindi atti amministrativi.

Ebbene, la legge 241/1990 prevede l’esclusione di accesso ai documenti per gli atti a contenuto normativo perché hanno contenuto generale e non ledono direttamente i diritti dei cittadini. In realtà, i Dpcm hanno diretta lesività. Nei Dpcm, inoltre, sono richiamati i verbali del Comitato tecnico scientifico. Ebbene, recentemente, la Fondazione Luigi Einaudi ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale Lazio affinché il Governo rendesse conoscibili i verbali del Cts, sulla base dei quali si scrivono i Dpcm. La Presidenza del Consiglio aveva negato l’istanza Foia in quanto il Foia richiama i limiti della legge 241/1990 (atti normativi). Il Tar, invece, ha riscontrato non vi fossero limiti sostanziali in quanto i Dpcm non sono propriamente atti normativi. Dunque, il Tar ha accettato l’istanza. Successivamente, il Governo ha presentato ricorso al Consiglio di Stato, il quale, pur condividendo la decisione del Tar, ha sospeso l’efficacia della sentenza poiché i Dpcm erano interinali e l’ostensione avrebbe leso il riservo pubblico. Il Governo ha poi provveduto a pubblicare i verbali del Cts, ma già da questo risulta chiaro che, per far fronte all’emergenza, il rischio complessivo è quello di una minore trasparenza. Questo è reso ancora più evidente dal sistema commissariale.

Con Dpcm si sono conferiti poteri straordinari ad Arcuri, il commissario all’emergenza, il quale può anche derogare alle disposizioni di legge. Questo sistema rappresenta il coronamento di una fase ampiamente derogatoria del Codice dei contratti pubblici – iniziata già nel 2019 col Decreto sbloccacantieri – e la situazione emergenziale giustifica ancora di più un sistema in deroga. Il commissario all’emergenza può, ad esempio, acquistare materiale e convertire strutture adibendole ad ospedali. Egli ha seguito tre modalità di affidamento. La maggior parte degli importi ha seguito una procedura negoziata, che prevede la richiesta di dieci preventivi senza previa pubblicazione del bando di gara. Negli altri casi c’è stato affidamento diretto (senza gara pubblica). L’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) ha trovato difficoltà nel reperire i dati riguardanti i contratti stipulati sia perché sono stati pochi gli atti e le informazioni relativi alle procedure di gara pubblicati da Arcuri sui siti istituzionali, sia perché questo sistema permette anche di derogare agli obblighi di pubblicazione – in tal caso per quanto riguarda gli atti concernenti le procedure di gara – poiché in molti casi c’è assegnazione diretta e questa non prevede la pubblicazione del bando di gara poiché non c’è gara pubblica. Successivamente sono state pubblicate delle informazioni, ma in modo non esaustivo in quanto non sono state pubblicate tutte le informazioni oppure sono state pubblicate incomplete.

Un’ultima questione riguarda il Recovery fund (il dispositivo per la ripresa e la resilienza). In occasione del Consiglio europeo del luglio 2020, è stato approvato il bilancio Ue (2021-2027), la cui entità è di circa 1.850 miliardi di euro. Nel bilancio sono compresi il Quadro finanziario pluriennale (entità circa 1100 miliardi di euro), che è uno strumento tradizionale ed è il vero e proprio bilancio Ue e il Piano next generation Eu per la ripresa e la resilienza del sistema europeo, finanziato dall’Ue attraverso titoli di debito (entità circa 750 miliardi di euro, di cui una parte a fondo perduto e una parte finanziamenti a lungo termine). Di questi 750 miliardi, 125 vanno ad integrare i fondi europei, mentre gli altri 625 sono di Recovery fund. All’Italia, sono destinati 209 miliardi del Piano next generation Eu (la gran parte finanziamenti a lungo termine con bassi tassi d’interesse), di cui 191 di Recovery fund.

Ciascuno Stato deve presentare alla Commissione il proprio piano pluriennale di intervento coerentemente alle strategie definite dalla Commissione, la quale ha predisposto una pluralità di documenti per dare indicazioni agli Stati su come organizzare i piani di ripresa. Uno di questi documenti riguarda le pubblica amministrazione. La strategia europea prevede un rafforzamento del sistema della trasparenza, attraverso il coinvolgimento degli stakeholders, attraverso un’amministrazione digitalizzata che utilizzi al meglio le nuove tecnologie per la circolazione delle informazioni, attraverso un maggior controllo nell’ambito dei contratti pubblici. In particolare, all’Italia si chiede di rafforzare le strategie anticorruzione, anche sul piano repressivo.

Per la Commissione europea, inoltre, è molto importante che nella gestione dell’emergenza vi sia multilevel governance (deve esserci un accordo tra i diversi livelli istituzionali).

Il piano italiano

Gli obiettivi – ovvero gli ambiti nei quali si andrà ad investire – del recovery plan italiano sono i seguenti: rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; coesione sociale e territoriale; istruzione e ricerca; salute; riforma del sistema della giustizia; pubblica amministrazione digitalizzata che sappia confrontarsi con le nuove tecnologie. La digitalizzazione è fondamentale per la circolazione delle informazioni e quindi per garantire trasparenza, pur sempre nel rispetto dei principi di proporzionalità, pertinenza e non eccedenza del trattamento dei dati personali. Al fine di garantire trasparenza, inoltre, si parla soprattutto di open data. Il documento italiano – come risulta evidente – si focalizza soprattutto sulla digitalizzazione, ma non si prevede un intervento specifico sull’efficienza delle pubblica amministrazione, come invece prevede il documento europeo.

L’articolo in questione è la rielaborazione di quanto illustrato nel corso di alcune lezioni da parte del professor Enrico Carloni all’Università degli studi di Perugia durante il corso di Politiche di anticorruzione e trasparenza della Facoltà di Scienze politiche.

About Sara Autorità

Check Also

La Giornata della memoria, uno sguardo al passato e un’analisi al presente

L’associazione Elsa Perugia ha organizzato un evento in occasione della giornata della memoria, dal titolo …

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi