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Tullia Calabi Zevi, storia di una donna che rischiava l’oblio

Puma Valentina Scricciolo, giornalista pubblicista iscritta all’Albo dell’Umbria, ha collaborato con Il Messaggero, autrice di articoli e saggi su letteratura e arte, dottoranda in Scienza del libro e della scrittura, ha pubblicato per ali&no editrice, nella collana “le farfalle” fondata da Clara Sereni, un libro su Tullia Calabi Zevi, giornalista e scrittrice che ha attraversato l’Europa del Novecento raccontandone la storia.

Come nasce questo libro?

«Questo libro nasce un pomeriggio a casa di Clara Sereni, sorseggiando un caffè nero, mentre si parlava delle sue radici ebraiche, che ultimamente stava riscoprendo. Clara ammirava molto la figura di Tullia Calabi Zevi e così mi ha fatto promettere di scrivere questa farfalla, nel tentativo di riportare un po’ di luce su una donna che stava rischiando ingiustamente l’oblio. Credo che il fatto di aver scelto me, che non sono ebrea, sia stato un messaggio: la vita di Tullia Zevi è un monito per tutti, indipendentemente dalle origini culturali, religiose o etniche. Questo lavoro mi ha permesso di conoscere Tullia Zevi attraverso le parole delle persone che l’hanno avuta accanto nella vita e mi ha regalato incontri profondamente emozionanti, come quello con la senatrice Liliana Segre».

Chi era Tullia Calabi Zevi?

«Un’icona del ‘900. Una donna che ha saputo esserci ogni volta che la Storia chiamava e sempre dalla parte giusta. Arpista professionista per Sinatra, giornalista a soli 26 anni a Norimberga, poi arco portante delle istituzioni ebraiche e primo presidente donna dell’UCEI, Tullia è stata una donna eccezionale, ha fatto da apripista a tantissime altre donne che hanno voluto impegnarsi in ruoli e ambiti prima di appannaggio solo maschile. Viene ricordata soprattutto per la firma assieme a Craxi dell’Intesa tra Stato e Comunità ebraiche, nel 1987, un atto dovuto dopo lo strappo delle leggi razziali del ’38, ma che è stato frutto di tanti anni di lavoro di Tullia, che ha saputo ricucire rapporti e ricostruire legami. Tullia si è battuta per tutte le minoranze, perché riteneva che l’atteggiamento dello Stato nei confronti di queste fosse la cartina tornasole del grado di democrazia di un paese. La sua politica da presidentessa è stata una politica del dialogo, era molto amica dei Valdesi, accolse in sinagoga insieme a Toaff per la prima volta un Papa. E poi era attentissima alla conservazione e alla cura del patrimonio culturale ebraico, che intendeva come tesoro degli italiani tutti, per cui fondò il Centro Bibliografico dell’UCEI, che porta il suo nome. Insomma Tullia è stata un personaggio chiave del ‘900, un esempio di impegno civico e di lungimiranza per tutti gli italiani, non solo degli italiani ebrei».

La giustizia e il processo di Norimberga.

«Quando Tullia si trovò a Norimberga, ancora non si sapeva quanto profondo fosse l’abisso dell’orrore nazista. Quel processo fu uno shock collettivo, perché come diceva la Arendt, non si può descrivere la banalità del male. A Tullia e agli altri reporter servivano nuove parole e nuovi concetti, per costruire un racconto che rompesse la vecchia retorica sul male e ne ridefinisse i contorni. Credo che di giustizia non si possa parlare, perché ancora le vittime erano totalmente prostrate, non in grado di testimoniare a pieno (e infatti molti non riuscivano a parlare o svenivano), mentre i carnefici ancora si sentivano i baluardi del pensiero hitleriano. Il piano di sterminio nazista prevedeva annientamento del diverso su presunta base scientifica, qualcosa di totalmente nuovo, questo è un fatto che non può essere risarcito né moralmente né economicamente, è una ferita che non può trovare sutura. Quindi parlare di giustizia è molto complesso…».

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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