Di recente si è chiuso presso il Tribunale di Pisa un processo penale iniziato trenta anni fa. Ciò può sembrare strano o addirittura inaudito, ma invece è normalissimo sulla base di quelle che erano le norme in vigore fino all’estate scorsa.

Recitava l’articolo 70 del codice penale che ove l’imputato non avesse la capacità di stare in giudizio coscientemente lo stesso andava sospeso in attesa che l’imputato recuperasse detta capacità e che ogni sei mesi il processo andava chiamato, fatta la verifica e ove rimanesse l’incapacità alla cosciente partecipazione rinviato per altri sei mesi. L’incapacità a stare in giudizio poteva essere data da cause psichiche o fisiche, da momentanea malattia mentale o da malattie fisiche invalidanti, come nel caso di Pisa, caso in cui a seguito di un incidente stradale il passeggero morì ed il guidatore, responsabile di omicidio colposo, fu imputato essendo però rimasto in situazione di invalidità fisica assoluta.

L’incidente accadde nel lontano 1986, il processo si è trascinato di sei mesi in sei mesi sospeso e con conseguente sospensione della prescrizione, senza possibilità di essere celebrato per la permanenza della condizione di impossibilità fisica a partecipare allo stesso dell’imputato.

Nel caso di impossibilità dell’imputato a partecipare coscientemente al processo il giudice può assumere prove, ma non andare a sentenza a meno che non possa pronunciare sentenza di proscioglimento.

Finalmente in questi giorni si è chiuso questo trentennale processo grazie ad una norma della riforma Orlando di questa estate.

L’art. 72 bis cp introdotto dalla L. 103 del 2017 ha previsto la possibilità di chiudere il processo da sospendere per incapacità di partecipare coscientemente ad esso dell’imputato ove vi sia prova che detta incapacità non sia reversibile. Il consulente che accerta le condizioni dell’imputato riguardo la sua partecipazione cosciente può esprimere il parere che detta condizione sia irreversibile. A quel punto il giudice può chiudere il processo con sentenza di improcedibilità ed eventuale misura di sicurezza ove necessaria.

Questa soluzione, assolutamente nuova, permette di chiudere processi che altrimenti possono trascinarsi per anni, come nel caso di Pisa, con attività inutili di consulenza ed è una soluzione semplice, finalmente varata nella riforma del 2017. Certo si affida al giudizio di un consulente sulla previsione di un futuro cambiamento in meglio, visto come impossibile, ma fa conto che detti consulenti sono professionisti in grado di giudicare e fare prognosi sulle condizioni degli imputati.

Pubblicato da Jacqueline Magi

Leave a reply