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Una storia: quella della sinistra italiana

Vi racconterò una storia.

Siamo nell’Italia del dopoguerra e da una feroce lotta nasce una nazione che si dà una Costituzione dove fonde, in una magica armonia e alchimia, il principio liberale che tutela la libertà dei cittadini e dell’economia, l’anima cattolica, incentrata sulla centralità ed il rispetto della persona, e quella socialista, alla ricerca dell’uguaglianza sostanziale. Fu una delle pochissime donne presenti in Assemblea Costituente, Teresa Mattei da Pisa, a chiedere l’inserimento del secondo comma all’art.3 della nostra Costituzione, il comma sulla eguaglianza sostanziale.

Iniziò così il percorso di una nazione giovanissima, inesperta e non forte in mezzo ai colossi europei, nazioni da sempre come Francia e Inghilterra e alla Germania, nazione da poco, ma molto più forte di noi. L’Italia difettava di cultura, il tasso di analfabetismo era altissimo e aveva un fardello che la vicina Francia, più esperta, ci aveva ceduto volentieri: la sede Papale. Fu un immediato ostacolo alla laicità dello Stato, già minata dal patto Gentiloni dei primi del novecento.

Poiché ‘tutto cambia perché nulla cambi’ come insegna Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, iniziò una stupenda operazione di facciata, dove tutto pareva nuovo, ma in realtà era vecchio.

I governi pre-ventennio erano stati caratterizzati dalla corruzione, tanto che il governo Giolitti veniva definito il Governo del malaffare e, furbescamente, quando Giolitti si vedeva alle strette, impossibilitato a continuare a governare per qualche scandalo, si faceva da parte e veniva nominato un nuovo governo…con alla guida uno dei suoi uomini, un suo burattino. Si calmavano le acque e dopo un paio di anni Giolitti tornava in corsa.

La nuova nazione quindi nasce priva di qualsiasi esperienza di democrazia, provenendo da un pre-ventennio di manipolazione e inganni sfociato in un totalitarismo che, assurdo ma vero, aveva il merito, rispetto ai cosiddetti governi democratici, di realizzare delle opere meritevoli per la nazione.

Giovane e ignara nonché ignorante l’Italia repubblicana si avventurava nel mondo con le sue tre anime, delle quali l’anima di sinistra era la più debole sicuramente, sia perché univa le masse più povere e meno avvezze al potere, ignare dei giochi che si azionavano alle sue spalle, sia perché anima giovane e priva di esperienza e di storia. La nascita dei movimenti socialisti datava da meno di un secolo. Inizio’ così la grande manipolazione, sfruttando paure e luoghi comuni e, cosa inaccettabile, la religione. In base alla Costituzione l’Italia dovrebbe essere uno stato laico, che anzi accoglie e rispetta tutte le religioni. Mussolini aveva firmato un patto in tal senso, invece nei fatti la capacità di penetrazione del clero, forte di istituti quali la confessione, che gli aprivano le chiavi delle menti e delle intenzioni dei cittadini, indirizzava la vita politica nel modo voluto da quella che di fatto è una potenza straniera, il Vaticano. Si univano alle manipolazioni del Vaticano quelle della vecchia classe dirigente borghese che non voleva certo mollare il potere e dividerlo con le nuove classi popolari. Gli esperimenti delle vicine nazioni slave di socialismo reale aiutarono nell’impresa, utilizzando la vecchia classe politica vicende complesse e sconosciute, di cui parleremo in uno dei prossimi articoli, ai propri fini di propaganda. La sinistra italiana lottò e non poco, con i mezzi scarsi che aveva, tanto da segnare comunque punti al suo attivo, culminati con grandi vittorie come lo Statuto dei Lavoratori del 1970, l’introduzione della magistratura del lavoro nel 1973, il nuovo diritto di famiglia del 1975, la legge sul divorzio del 1970, la legge sull’aborto del 1978, tutte leggi che tutelavano le scelte dei cittadini, la loro libertà, la loro dignità.

Sotto la cenere però covava la ricerca di frenare queste conquiste di democrazia reale. Alla luce della Costituzione erano completamente obsoleti alcuni strumenti fondamentali per la vita di una nazione, in primis i sistemi processuali e le due leggi fondamentali, il codice civile e quello penale. I quattro codici, civile e di procedura civile, penale e di procedura penale, ovvero le leggi fondamentali nelle due materie e le leggi che disciplinano il processo sia civile che penale, risalivano agli anni fra il 1930 ed il 1942, cioè a periodi definiti non democratici proprio dal nuovo assetto di potere, periodo precedente alla Costituzione repubblicana e ai suoi valori, eppure non furono modificati o cambiati, contrariamente alle intenzioni dei Costituenti che avevano programmato di modificare in senso conforme alla Costituzione tutto il nostro pacchetto legislativo. Solo nel 1988, con grande fatica istituzionale, fu varato il nuovo codice di Procedura penale, che introduce il processo cosiddetto accusatorio, cercando di allinearsi agli stati democratici. Su tutti gli altri fronti nessuna reale riforma si è mossa, anzi sono state varate leggi su leggi senza abolire mai il vecchio, creando una situazione legislativa allucinante di migliaia di leggi in vigore, fra loro talvolta in contrasto, tanto da creare in alcuni settori l’ingestibilità, sicuramente aiutando in tal modo la mancanza di certezza del diritto. Di tutto ciò la sinistra non vedeva nulla, pare non essersi resa conto del disegno sottostante: creare una palude legislativa dove fosse facile muoversi fuori dalla legalità, perché la certezza del diritto si è persa e la stessa funzione giurisdizionale è messa a dura prova. La funzione giurisdizionale è fondamentale in uno Stato che vuole essere democratico, perché controlla l’uso del potere in senso costituzionale da parte dei poteri legislativo ed esecutivo applicando la legge al caso concreto sottopostole. Nell’Italia repubblicana si è persino giunti a dubitare che la funzione giurisdizionale fosse uno dei poteri dello Stato, creando un vulnus nell’equilibrio dei poteri. Anche di questo la sinistra pare non essersi accorta.

Incredibilmente la storia ha fatto giustizia da sé di questi tentativi riusciti di non realizzare una piena democrazia in Italia ad opera della classe borghese dominante prima del ventennio: il processo civile è rimasto arcaico ed è ora assolutamente inadatto a gestire l’economia reale e le sue esigenze. È diventato una palla al piede dell’economia, incapace di essere veloce e di tutelare l’impresa e lo sviluppo, e se alla grandissima impresa può non servire una giustizia pubblica veloce, perché vi sono mezzi privati di composizione delle liti, alla piccola e media impresa, che costituisce la maggioranza del nostro tessuto economico, la mancanza di una procedura civile snella e veloce crea un danno enorme: come avere un freno perennemente tirato. La scelta di non democrazia si sta rivelando, almeno parzialmente, un boomerang.

La sinistra italiana tutto questo non lo vede.

Cosa faceva la sinistra? Lottava per dei risultati, ottenuti come abbiamo visto; a questo punto inizia a venire circuita e inquinata dal Gattopardo, da chi fa in modo di mantenere il potere a qualsiasi costo. E ci casca, ci casca di fronte alle stragi sui treni e nelle stazioni, ci casca di fronte ai ricatti occupazionali, ci casca per le invidie e le ambizioni personali dei pochi, ci casca perché allenta la tensione morale, ci casca e perde la sua identità culturale, non sa aggiornarsi, entra nel gioco di potere, un gioco sempre più vuoto di contenuti e lontano dagli interessi reali dei cittadini. Cade nei tranelli del Gattopardo ma, poiché la storia rende sempre giustizia, la palude creata dalla borghesia pre-ventennio colpisce anche lei, colpisce tutti: adesso abbiamo una magistratura indebolita, insufficiente e impaurita che non ha strumenti per contrastare il degrado e permettere alla legalità di governare sempre, una nazione impoverita con una economia in parte devastata e i cittadini sommersi da problemi reali quali la sicurezza delle strade e della vita stessa. Siamo ad un nuovo Medioevo, quando girare per le strade di notte era pericoloso, siamo alla mortificazione della creatività di un popolo che ha fatto la storia del mondo, siamo al Caos e questo non giova a nessuno, neanche a chi lo ha voluto per continuare a fare i propri comodi senza seguire le regole democratiche.

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