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Una vita tra codici e musica, Leonardo Malaguti l’avvocantante

Avvocantante, diviso tra la toga e il palcoscenico, il codice e la chitarra. Leonardo Malaguti ci racconta queste due passioni, due mestieri che interagiscono con le loro storie, il modo di raccontarle e di viverle.

Avvocato e cantautore, si apre così il tuo sito, come nascono queste due passioni?

«Nascono dal connubio e l’interazione delle sfera razionale con quella emozionale ed affondano le radici nell’infanzia. Mio nonno aveva una tipografia, per cui sono cresciuto in mezzo ai libri. Questo ha stimolato in me la curiosità e l’attrazione per la cultura e per la differenziazione dei saperi. Poi gli studi classici e l’educazione ricevuta, quella che rispecchiava le tradizioni potremmo dire “di una volta”, dove il rispetto delle regole e degli altri era il dogma cui improntare la proprio condotta di vita. La voglia di sperimentare e la sensibilità mi hanno poi portato dritto alla musica … la mia prima chitarra l’ho avuta a circa tre anni …».

Qual è quella più importante, quella in cui ti identifichi di più?

«Vedi, arrivato a questo punto del mio percorso entrambe sono ormai una declinazione del mio essere e della mia personalità, per cui è difficile graduare in termini di importanza. Di certo la professione mi stimola e mi gratifica molto dal punto di vista della interazione con gli altri, al di là delle difficoltà di tipo burocratico che affliggono il nostro sistema e che sono sotto gli occhi di tutti. Il giuramento prestato riveste per me una importanza fondamentale e sono onorato di svolgere la professione di avvocato. Una volta sono rientrato a studio ed ho trovato un bigliettino con su scritto “grazie Malaguti per tutto quello che fai per noi e la nostra famiglia”. Mi sono commosso. La musica mi rinnova perennemente e mi tiene vivo. Grazie alla musica ho potenziato la propensione all’ascolto e all’interpretazione, qualità fondamentale anche per un avvocato».

La tua storia di musicista?

«Come accennavo ho iniziato molto presto a suonare. Sono un polistrumentista ed ho intrapreso il percorso dapprima come autodidatta, poi, in età adulta, ho sentito il bisogno di approfondire e mi sono dedicato allo studio dell’armonia e della composizione. Le mie prime canzoni hanno subito suscitato l’attenzione degli addetti ai lavori, tanto che a 20 anni ero già in televisione a cantare un brano scritto interamente da me».

Avvocantante, quanto e come interagiscono queste due tue essenze?

«Due facce della stessa medaglia. Attenzione, ascolto, determinazione e sensibilità. Le due essenze interagiscono a tal punto che spesso mi ritrovo a scrivere del vissuto anche professionale. È il caso di “Invisibile”, il mio nuovo singolo che racconta in musica il profondo disagio che i bambini si trovano a vivere in conseguenza delle liti dei genitori durante la crisi coniugale. La musica mi consente di liberare la tensione emotiva e, al tempo stesso, di veicolare messaggi che ritengo meritevoli di attenzione».

Che cantautore sei?

«Potrei definirmi un cantautore “puro”, nel senso dell’attenzione al testo e al contenuto, che incontra il genere Pop. L’impegno lo si può declinare in vario modo e non soltanto con brani di denuncia in senso stretto. Mi piace giocare con le parole, che sono un meraviglioso strumento a nostra disposizione, cercando la sintesi per non appesantire. Ascolto tutti i generi di musica, per rimanere sempre aggiornato sulla evoluzione degli stili e la mia musica è spesso “leggera”, a compensare l’importanza del messaggio. Importantissima nella mia formazione è stata l’esperienza vissuta alla IT DISCHI di Vincenzo Micocci e figli, già direttore artistico della RCA, che fondò la prima etichetta indipendente italiana e che diede vita al cantautorato della cosiddetta scuola romana scoprendo talenti divenuti capisaldi della nostra musica (Antonello Venditti, Francesco De Gregori, Rino Gaetano, Riccardo Cocciante, Paola Turci, tra gli altri)».

Che tipo di avvocato sei?

«La domanda è ben posta. Sono avvocato e non faccio l’avvocato. Con questo penso di aver risposto. Qualcuno ha scritto che bisogna dedicare del tempo libero per le passioni e per la famiglia per essere un avvocato di successo. Con i ritmi di questo tempo non è per nulla facile ma bisogna impegnarsi, magari dormendo di meno. Personalmente non sono interessato al successo in sé, quanto, piuttosto, a dare sempre il massimo in tutto quello che faccio».

Dopo “Invisibile” quali progetti futuri?

«Invisibile mi sta dando molte soddisfazioni. Ho ricevuto importanti riconoscimenti in moltissimi contesti e tra gli addetti ai lavori. Tra questi l’inserimento di “Invisibile” da parte di All Music Italia tra le migliori 100 canzoni italiane del 2018, comprensiva delle categorie big ed emergenti. Anche durante la promozione sanremese il brano ha riscosso successo ed è trasmesso in radio in tutta Italia. Continuerò a partecipare a concorsi e contest dedicati al cantautorato, come è stato per il Music Indie Contest, organizzato da NEM Nuove Energie Musicali di Messina, del quale sono risultato tra i vincitori. Ho presentato la mia candidatura al Proscenium Festival di Assisi, importante festival per cantautori che si terrà nell’ottobre di quest’anno e che consente agli artisti di essere accompagnati da un’orchestra ritmo sinfonica di 35 elementi durante le loro esibizioni. Continuerò, inoltre, ad esibirmi dal vivo con il Maestro Diego Ruvidotti, affermatissimo trombettista jazz con il quale sto proficuamente collaborando».

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About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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