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Uomini e donne in divisa, il ruolo dei sindacati tra benessere del personale e crescita professionale

Iniziamo il nostro reportage con Marco Moroni, segretario generale aggiunto del Nsc (Nuovo sindacato Carabinieri)

– Perché è così difficile fare sindacato all’interno dell’Arma dei carabinieri?

«L’Arma, come tutte le amministrazioni militari, ha sempre guardato con scetticismo ai sindacati, perché nell’organizzazione del lavoro non vengono considerate completamente le esigenze del personale, così come nella strutturazione degli uffici non vengono tenute in conto quelle che potrebbero essere scelte oggettivamente vantaggiose per il personale. In sintesi, l’Arma ritiene di poter organizzare, strutturare, articolare la propria capacità amministrativa senza interlocutori “scomodi” che potrebbero, ad esempio, chiedere spiegazioni sui criteri di ripartizione dello straordinario, o su quali criteri vengono adottati nella mobilità a domanda, o ancora sugli avanzamenti».

– Quali sono gli obiettivi che si prefigge il Nuovo sindacato carabinieri, nato un mese fa?

«Come per tutti i sindacati, gli obiettivi primari sono legati al benessere del personale, al miglioramento delle condizioni lavorative, alla crescita professionale e culturale. Tutte materie che possono arricchire anche la stessa amministrazione, oltre che gli stessi militari. Abbiamo un settore già sviluppato in tutta Italia per seguire le materie di disciplina e contenzioso, altro tasto dolente, che ci impegna molto, proprio perché tanti sono i procedimenti aperti e, purtroppo, in continua crescita. Intendiamo, quindi, strutturarci sull’intero territorio nazionale, dando una priorità a quelle esigenze che arriveranno proprio dai reparti più “distanti” dal palazzo, tenendo sempre in considerazione la realtà in cui ci dobbiamo calare, l’evoluzione sociale e professionale che necessariamente dovrà conseguire anche ad una crescita sindacale».

– Tra i tanti temi che stanno a cuore al Nsc vi è la tutela nei procedimenti disciplinari, come intendete muovervi?

«Oltre alla difesa e tutela dei singoli, riteniamo che una delle cose fondamentali riguardi diminuire quanto più possibile la discrezionalità e l’arbitrarietà nei giudizi. Infatti, l’attuale regolamento prevede sanzioni praticamente per ogni ambito della vita del militare, e non solo nel servizio, ma tali sanzioni sono discrezionali, lasciate alla valutazione di singoli comandanti che le applicano in maniera difforme rispetto ad altri. Un esempio reale ed attuale, riguarda i tatuaggi, non consentiti nell’ordinamento militare, a meno che non siano coperti dall’uniforme (anche da quella estiva), tollerati per lungo periodo ed ora di nuovo oggetto di “caccia alle streghe”: sono molti i colleghi a cui è stato chiesto conto sui tatuaggi che nel corso degli anni sono diventati di comune diffusione, mentre ad alcuni colleghi un po’ più “fortunati” (magari autista di, nella segreteria di) sembrerebbe che non venga contestato nulla! È chiaro che nella maggior parte dei casi parliamo di questioni veramente “spicciole”, che un comune cittadino non vedrebbe come comportamenti punibili, che magari implicano anche lievi sanzioni ma che le stesse, seppur lievi, comportano, ad esempio, il ritardo nell’avanzamento del grado con conseguenze dirette sullo stipendio. In questo ambito c’è veramente molto da innovare e, quindi, ci concentreremo ancor di più per tutelare i tanti che neanche sanno di commettere azioni disciplinarmente sanzionabili».

– Un’altra questione molto sentita è quella dei suicidi tra gli uomini e le donne in divisa, sempre più numerosi. Si parla di oltre 50 dall’inizio del 2019, perché le varie amministrazioni non cercano di porre rimedio? Cosa si potrebbe fare? Questo malessere potrebbe dipendere dalla condizione lavorativa dei carabinieri?

«L’argomento è molto serio e, da me, particolarmente sentito. Non voglio assolutamente strumentalizzare queste tragedie per il profondo rispetto che ho di questi colleghi e delle loro famiglie. Per questo dico subito che, in base alla mia esperienza fatta anche di anni di sindacato nel Corpo forestale dello Stato (dove negli ultimi anni c’era un alto numero di suicidi), nessuno può dire con certezza che ci sia una correlazione tra lavoro e suicidio. Sono molti i fattori che entrano in gioco in queste dinamiche e nemmeno gli psicologi riescono sempre a stabilire le cause. Quello che posso dire è che certamente il benessere del lavoratore militare potrebbe essere di molto migliorato, adottando dei facili e semplici accorgimenti, primo fra tutti evitare la disparità di trattamento. Che nell’Arma mi sembra il fattore più diffuso e che genera maggior malcontento. Per quanto riguarda i suicidi, bisognerebbe fare un salto culturale importante, mettendo al centro degli interessi il benessere del personale e delle proprie famiglie: rischiare un trasferimento, anche fuori regione, per futili motivi non aiuta alla diminuzione dello stress depressivo».

– Attualmente gli uomini e le donne dell’Arma dei carabinieri non sono particolarmente amati dai cittadini, da cosa dipende e cosa può fare il sindacato?

«Su questo tema ci sono molte scuole di pensiero. Credo che la crescente esposizione dei social, evidenzia sempre più alcune zone grigie che esistevano anche prima, ma che in virtù della riservatezza, rimanevano oscurate al grande pubblico. Questo fa sì che la gente comune conosca sempre più e meglio dinamiche sicuramente da censurare, ma che in altri periodi sarebbero rimaste celate. Quello che preoccupa è la crescita di una cultura, soprattutto tra i giovani, per la quale le forze dell’ordine rappresentino il nemico da combattere e questo va immediatamente cambiato, sia con una campagna di sensibilizzazione anche nelle scuole, ma anche preparando sempre meglio gli uomini e le donne in uniforme a comportarsi nella coscienza che rappresentano un’istituzione al servizio del cittadino».

– Quanti iscritti contate?

«Al momento non abbiamo aperto le iscrizioni, perché non potendo operare come sindacati (la mancanza della legge che dovrebbe sancire le relazioni sindacali è ancora in Parlamento e non senza colpa), ci sembrerebbe di prendere in giro i colleghi che numerosi vorrebbero iscriversi. So che altri hanno già iscritto diversi militari, ma rimango dell’idea adottata dal nostro sindacato. A breve, comunque, anche noi apriremo alle iscrizioni, magari coniugandole con assemblee sui territori, nelle strutture operative, nelle caserme, in modo da raccogliere non solo deleghe ma considerazioni, valutazioni e richieste degli stessi colleghi ai quali fino ad ora è stato difficile dire la propria idea. Sono convinto che il Nuovo sindacato carabinieri, di cui mi onoro di far parte, sarà un serio e professionale punto di riferimento per tutti i carabinieri e, probabilmente, anche per la stessa Arma».

(2. Continua)

Twitter @Ros812007

About Rosaria Parrilla

Giornalista pubblicista, addetta stampa, conduttrice televisiva e di eventi

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