“Qualsiasi atto che, risolvendosi in un contatto corporeo tra soggetto attivo e soggetto passivo, ancorché fugace ed estemporaneo, o comunque coinvolgendo la corporeità sessuale di quest’ultimo, sia finalizzato e normalmente idoneo a porre in pericolo la libertà di autodeterminazione del soggetto passivo nella sua sfera sessuale integra il delitto di violenza sessuale”. È quanto aveva stabilito la Corte di Cassazione con una sentenza del 2004 con la quale confermava la condanna, per il reato di violenza sessuale, di un magistrato che aveva ripetutamente toccato con palpatine ‘”improvvise e repentine” il sedere di alcune impiegate dell’ufficio con cui condivideva la quotidianità lavorativa.

È di qualche giorno fa, invece, la sentenza emessa dal Tribunale di Vicenza che ha assolto un dirigente accusato da una propria collaboratrice di violenza sessuale. La vittima, una donna vicentina, si è sentita “palpare” più volte dal suo diretto superiore il suo lato B, peraltro davanti ai colleghi. Nell’esposto la donna aveva accusato il capo anche per le ingiurie che, a suo dire, le sarebbero state rivolte, oltre al modo “brusco” con cui veniva invitata a svolgere le sue mansioni. In fase di istruttoria il pubblico ministero, ha riconosciuto valide le testimonianze dei colleghi della donna che hanno, però, sottolineato la goliardia del gesto del capo, atto quasi a spronarla nel lavoro; l’uomo peraltro si era anche scusato.

Alla luce dei fatti, il giudice ha accolto la proposta di archiviazione del pubblico ministero secondo cui la sculacciata goliardica, pur trattandosi di un gesto “generalmente censurabile” non avrebbe presentato nel caso specifico ipotesi di reato da presentare in giudizio. La sentenza di archiviazione preclude la possibilità alla “sculacciata goliardica” di aprire un procedimento civile di risarcimento danni.

Pubblicato da Anna Garofalo

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