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Violenza sulle donne, il bilancio di un anno di Libertas Margot

Quaranticinque donne seguite ma, soprattutto, le loro storie, drammatiche, ma anche piene di speranza; diciotto, invece, gli uomini autori di maltrattamenti che si sono rivolti al servizio per cambiare i loro comportamenti violenti. E poi due libri, tra cui le linee guida per riconoscere e contrastare la violenza di genere e un ampliamento del sito istituzionale per conoscere e meglio parlare di violenza di genere.

Di questo e di molto altro ancora si è parlato alla conferenza stampa di presentazione del bilancio di un anno dell’attività di Libertas Margot, associazione composta da professionisti che declinano le loro competenze verso il sociale. A fare gli onori di casa la consigliera di Parità della Regione, Elena Tiracorrendo, che ha raccontato delle difficoltà che ancora oggi le donne incontrano per inserirsi e fare carriera nei luoghi di lavoro, soprattutto quando decidono di fare un figlio e ha puntato molto sull’importanza della collaborazione fra tutti le parti sociali per raggiungere gli obbiettivi di Parità di genere. E’ intervenuta poi Gemma Bracco, consigliera di Parità della Provincia, che ha sottolineato l’importanza di fare rete fra tutte le associazioni e del pubblico con le associazioni che operano sul territorio.
Poi è stata la volta della presidente di Libertas Margot, Vanna Ugolini, che spiegando i dati e l’attività svolta dall’associazione, si è augurata che i processi che riguardano le vittime di violenza di genere abbiano una corsia preferenziale, perché non si corra il rischio che reati così gravi, «che rubano l’anima e il futuro di queste donne», cadano in prescrizione e che si forniscano servizi sempre più flessibili adattabili alle esigenze delle persone vittime di violenza. Lucia Magionami, vicepresidente dell’associazione Libertas Margot, ha spiegato il funzionamento dello sportello per autori di maltrattamenti Margot Net.
Al dibattito è intervenuta anche Lorena Pesaresi, già assessore comunale alle Pari Opportunità, la consigliera regionale Carla Casciari e l’avvocato Elena Messi, che si è occupata recentemente di un caso di riduzione in schiavitù di una ragazza.

Serra Yilmaz per Margot Wave: “Non tollerare mai la violenza”

Serra Yilmaz è un’attrice turca di fama internazionale. Lei si racconta così in un articolo su Io donna del Corriere della Sera: Sono nata a Istanbul, una città che appartiene a due continenti, Europa e Asia, il ponte tra Oriente e Occidente. Forse è per questo che la mia anima è divisa in due: due mestieri, due culture, due lingue. Anzi tre. Parlo correntemente, oltre al turco, anche francese e italiano. E oltre a fare l’attrice, sono anche interprete. Due professioni al centro delle quali ci sono le parole. E le parole sono ponti, strutture che uniscono universi differenti; strumenti attraverso cui possiamo comunicare; e, comunicando, imparare il rispetto per gli altri. Mai come oggi c’è bisogno di parole. E di ponti. Dobbiamo ricordarcene, soprattutto noi che sulle parole abbiamo costruito la nostra professione.

Anche la recitazione è comunicazione. Amo recitare, è stata la mia passione fin da bambina. Dopo la laurea in psicologia, mi sono chiesta se continuare o meno gli studi in medicina… Non mi sono fatta condizionare dai dubbi. E oggi, quando vedo i miei amici che fanno i medici, penso di avere fatto la scelta giusta: mi diverto molto più di loro. Che siano le assi di un palco o il set di un film, è nel cono di luce al centro di una scena il luogo in cui, più di ogni altro al mondo, sto bene. Dove non ho né ansie né tensioni solo impercettibili intermittenze del cuore.
Ognuno di noi ha due “anime” da far dialogare. Quando ci si riesce è bellissimo. Per esempio, le mie due “vite”, come attrice e come traduttrice, mi hanno permesso di fare esperienze speciali. Per anni, come interprete per il CPT (il Comitato per la prevenzione della tortura) del Consiglio d’Europa, ho potuto visitare prigioni o manicomi: posti nei quali mai sarei potuta entrare come semplice cittadina. Ho anche avuto il privilegio di incontrare capi di Stato e Papi, e l’esperienza di attrice in queste circostanze è stata la marcia in più: l’impostazione della voce, la gestualità, la mimica, mi sono state di grande aiuto.

In fondo interpretare una lingua e recitare sono due facce della stessa medaglia. E vale sempre la pena costruire un “ponte”, fuori e dentro di noi. Diamocelo come obiettivo.
Serra Yilmaz è nata a Istanbul nel 1954. Ha esordito nel cinema turco negli anni Ottanta, poi è diventata l’attrice simbolo del connazionale Ferzan Ozpetek (Le fate ignoranti, La finestra di fronte, Saturno contro).

Uomini autori di violenza, il commento ai dati 2016 di Margot Net

Sono stati 18 gli uomini che si sono rivolti allo sportello “Margot Net” per autori di maltrattamenti, nell’anno 2016,  il primo in Umbria aperto il 24 febbraio 2015 dall’associazione Libertas Margot e gestito dalla psicologa e psicoterapeuta Lucia Magionami e dall’avvocato Emanuele Florindi.  Cinque i nuovi accessi del 2017.

Tra chi ha fatto richiesta d’aiuto tre donne,  che agiscono violenza nei confronti del partner: in due casi si tratta di violenza fisica e psicologica e in un caso si tratta sia di violenza psicologica. Tutte le donne rivolte a noi vivono a Perugia e sono italiane. I compagni non hanno mai denunciato le violenze subite per sentimenti di vergogna e inadeguatezza. Le donne si sono rivolte allo sportello di Margot perché, stando a quanto riferito da loro,  non ci sono altri servizi che abbiano competenze per questo tipo di problema. Considerato che questa tematica sta emergendo ora, sono allo studio dei professionisti  che gestiscono lo sportello, le dinamiche che hanno portato le donne ad agire questi comportamenti. Il dato comune che emerge dai colloqui è che tutte  le donne hanno subito violenza in età evolutiva: una di queste fisica e psicologica da parte del padre e due violenza assistita. L’accesso allo sportello è avvenuto volontariamente grazie alle informazioni divulgate sui mass media.

Per quanto riguarda gli uomini l’accesso allo sportello è stato volontario e la maggioranza degli utenti  (10 su 18) ha conosciuto l’associazione direttamente attraverso i mezzi di comunicazione oppure è stata inviata dalle proprie compagne (4 utenti), amici (3 persone) anche loro informati sull’esistenza dello sportello attraverso i mass media e i social network.

Un accesso e’ stato indicato dai servizi.

“Come avevamo ampiamente previsto la nostra esperienza convalida gli studi e i dati già emersi nei centri antiviolenza italiani: l’uomo che agisce violenza è quello che viene comunemente definito insospettabile – ha dichiarato la dottoressa Lucia Magionami, psicologa e psicoterapeuta, che gestisce il centro – Stiamo parlando di 17 utenti su 18, una percentuale del 94 per cento. Viceversa il soggetto con disturbi della personalità, quello che comunemente definiamo malato, quest’anno non e’ presente nel nostro servizio. Un dato minimo ma rilevante, in quanto il campione è statisticamente ridotto. La tendenza, però, è significativa ed è confermata anche dall’altro dato che ci indica un solo uomo con atteggiamenti violenti e con dipendenza e abuso di sostanze stupefacenti”. Le sostanza non giustificano tali comportamenti. Si può sempre scegliere come agire.

Possiamo ancora rilevare da questo campione che gli autori di maltrattamenti che si sono rivolti allo sportello Margot Net “che la violenza è intergenerazionale – prosegue Magionami – Infatti dal nostro piccolo campione si rileva che l’ 33 per cento degli autori di violenza e maltrattamento ha subito a sua volta violenza diretta o assistita durante l’età infantile. Va detto che la violenza sulle donne è democratica: viene agita da persone di ogni livello sociale e culturale: uno 4 degli autori di maltrattamenti seguiti da Margot ha il diploma di scuole media. Tutti gli altri hanno il diploma di scuola superiore o laurea”.

Dopo questo secondo anno di lavoro si può fare anche il bilancio dei risultati ottenuti: “I percorsi conclusi sono 5 – spiega Magionami – 9 utenti stanno continuando a fare il percorso psico-giuridico all’interno dello sportello, 2 sono stati inviati ai servizi sul territorio, dato che non erano in grado di spostarsi autonomamente dalla sua città d’origine per seguire il nostro programma. Due  persone sono state inviate a professionisti o strutture competenti per iniziare un percorso di psicoterapia personale.

“L’esperienza maturata nel corso di questo anno allo sportello  – sottolinea l’avvocato Emanuele Florindi – ci conferma che la violenza domestica rappresenta, nella maggior parte dei casi, una scelta. Le ragioni che portano l’autore del maltrattamento a scegliere questa strada sono tante: carenze culturali, paura, ignoranza dei diritti altrui, incapacità di leggere i propri sentimenti e quelli dell’altra, difficoltà a reggere emotivamente le frustrazioni. A nostro avviso la diffusione della cultura del rispetto rappresenta oggi la prima e principale arma per combattere questo tragico fenomeno”.

“I numeri sono inevitabilmente piccoli, in quanto l’associazione lavora esclusivamente con professionisti che declinano le proprie competenze verso il sociale e lo fanno in maniera gratuita – sostiene Massimo Pici, vicepresidente dell’associazione Libertas Margot – ma sicuramente il segnale che siamo riusciti a dare è molto importante e indica che abbiamo cominciato a creare un cambiamento culturale nella nostra regione innegabile”.
Quello che le donne (e gli uomini) dicono a Libertas Margot: bilancio di un anno di attività

Cinque euro per salvare la vita di una donna che subisce violenza fisica, psicologica ed economica dal marito. Cinque euro di ricarica, una piccola somma perchè il marito non si renda conto di quanto sta facendo: scrivere la memoria delle violenze subite via sms all’associazione Libertas Margot per poter arrivare a denunciare. Una situazione drammatica e difficilissima da gestire anche per la presenza di figli minori.

La ragazzina che arriva con la mamma pochi giorni dopo l’omicidio di Sara Di Pietrantonio, la giovane donna bruciata viva dal suo fidanzato sul raccordo anulare di Roma. La prima volta è timida e racconta solo di qualche violenza, uno schiaffo, una tirata di capelli. Poi, però, la voglia di chiedere aiuto e di sopravvivere ha la meglio e alla madre, a casa racconterà tutto: botte, schiaffi, lividi sul corpo documentati dalle foto fatte con cellulare e, fino ad allora, mai fatte vedere ai genitori. Un fidanzato violento, diventato un persecutore quando lei ha deciso di lasciarlo. Al punto tale che si è fidanzato con la migliore amica della vittima per poterle stare comunque vicino e controllarlo e di postare su fb foto di una tanica di benzina. E’ allora che la ragazza decide di denunciarlo.

La madre di tre figli che ha perso il lavoro e ogni giorno deve combattere contro l’ex marito per poter ottenere l’assegno di mantenimento e chiede di poter lavorare alla start up Bella Bag art per guardagnare qualcosa, la madre di una ragazza che ha subito violenza che chiede aiuto per la parcella dell’avvocato che non le ha detto che le vittime di violenza hanno diritto al gratuito patrocinio, la figlia che porta via di casa la madre che da dieci anni viene picchiata dal marito.

E la ragazza vittima di violenza da parte di un amico, fuori dalla discoteca. E’ la vigilia di Natale del 2011, da allora la vittima aspetta ancora giustizia, aspetta una sentenza che le permetta di ricominciare. Sosteniamo questa ragazza durante il processo con udienze che rischiano di far cadere in prescrizione il processo in sede di appello. Conosciamo bene la mole di lavoro che hanno i giudici, ma la mancanza di tempestività in questa

Sono solo alcune delle richieste di aiuto che arrivano all’associazione Libertas Margot, nel 2016 45, nei primi due mesi del 2017 14, da parte di donne vittime di violenza e a cui l’associazione cerca di dare risposta attraverso il lavoro dei professionisti che la compongono e che declinano le proprie competenze volontariamente e gratuitamente.

E poi gli uomini autori di maltrattamenti, 18 sono stati presi in carico dallo sportello Margot Net nel 2016  e il dato comune che si rileva è molto chiaro: gli uomini che agiscono comportamenti violenti sono persone normali, insospettabili della porta accanto che nella stragrande maggioranza dei casi non presentano patologie. Esseri persone violente è dunque una scelta. Si può scegliere di non esserlo.

Un lavoro di grande impegno quello dell’associazione, che si è concretizzato anche con la pubblicazione di due libri e con la creazione di un centro di documentazione che sta muovendo i primi passi: Margot Wave. Il sito dell’associazione, infatti, si è ampliato e metterà on line una serie di articoli, dati, testimonianze, documenti che serviranno per diffondere una corretta comunicazione e informazione sulla violenza di genere e daranno informazioni anche alle vittime per riconoscere la violenza e capire cosa fare. L’associazione Libertas Margot è in contatto anche con professionisti e docenti che contribuiranno alla crescita del sito.

Intanto il progetto è sostenuto da molti artisti che hanno preparato un piccolo spot a sostegno dell’associazione e di Margot Wave, che a cadenza di un paio di giorni l’uno dall’altro metteremo on line. Oggi è la volta della testimonianza della grande attrice Serra Yilmaz, ma non possiamo che ringraziare tutti gli artisti, musicisti, attori, uomini e donne del mondo dello spettacolo che si sono messi in gioco e ci hanno messo la faccia per noi, che elenchiamo in calce al comunicato.

In libreria dopo Pasqua anche i primi due testi, frutto del lavoro collettivo dei soci dell’associazione e di altri professionisti con cui l’associazione collabora: Linee guida per contrastare la violenza alle donne, Intermedia Edizioni. Il libro è diviso in due parti: nella prima si spiega in cosa consiste la violenza di genere, gli stereotipi da sfatare, il perchè le donne non lasciano una relazione violenta. Nella seconda parte si racconta l’esperienza di Libertas Margot

Il secondo testo, “I volti della violenza. Potere, ricatto, discriminazione”, Intermedia edizioni, è invece la raccolta degli interventi del corso Ecm tenutosi il 13 e 14 ottobre scorso, in cui professionisti del settore spiegano appunto i meccanismi con cui si manifesta la violenza di genere. I punti di vista sono quello psicologico, sanitario, legale, della comunicazione e socio culturale.

Con questo lavoro, unito a quello che viene fatto ormai da cinque anni nelle scuole, Libertas Margot cerca di dare il suo contributo fattivo al cambiamento culturale che è l’unica chiave di volta per far fronte alla violenza di genere.
Linee guida per contrastare la violenza contro le donne. L’esperienza di Libertas Margot

Queste linee guida sono il frutto del progetto di “ricerca-intervento” che dal 2013 l’associazione Libertas Margot – composta da professionisti che declinano le proprie competenze verso il sociale – svolge in Umbria.

L’obiettivo primario dell’associazione è la tutela delle vittime di violenza di genere, l’individuazione di un metodo che dia risposte alle vittime durante tutto il loro percorso di uscita dalla violenza, il contributo a costituire un “clima culturale” che porti a quella rivoluzione, a quel cambiamento sociale tanto auspicato che elimini o perlomeno riduca fortemente i comportamenti violenti contro le vittime di violenza di genere. Le competenze dei professionisti che collaborano con l’associazione – operatori di polizia, avvocati, psicologi, giornalisti, insegnanti, istruttori di protezione personale, medici, ma anche artisti, registi – unite al “lavoro sul campo”, cioè con le vittime di violenza che si rivolgono all’associazione, crediamo rendano l’esperienza di Libertas Margot unica nel suo genere e creino un contesto culturale e operativo che si è via via arricchito e definito negli anni.

L’associazione, dunque, contribuisce a contrastare la violenza all’interno delle relazioni affettive attraverso una formazione specializzata e la costruzione e alimentazione di reti con i servizi esistenti: molti dei nostri servizi cercano di andare a coprire gli anelli mancanti nella rete istituzionale. Inoltre molta parte del lavoro è teso a un accrescimento di consapevolezza delle competenze professionali e rivolto a un cambiamento di comportamento da parte di operatori e operatrici istituzionali a cui le vittime di violenza di genere si rivolgono: se le risposte che vengono date sono solo formalmente corrette ma non efficaci sia dal punto di vista della qualità sia da quello del tempo la vittima rischia di subire quella che viene tecnicamente definita come “vittimizzazione secondaria”: essere cioè sottoposta a una nuova forma di violenza, inflitta dall’intervento inefficace delle istituzioni che hanno, invece, il compito di tutelarla. Si sostiene spesso la necessità di mettere in atto una rivoluzione culturale come miglior antidoto alla violenza di genere e la si invoca indicando la scuola come il luogo deputato a farlo. Sicuramente questa è una delle direttrici in cui muoversi, ma non è l’unica. Una vera rivoluzione culturale si può attuare anche cambiando il modo di lavorare e l’approccio con le vittime proprio da parte degli operatori istituzionali, innescando un feedback virtuoso che inevitabilmente ingenererà fiducia nella vittima ma anche maggiore consapevolezza nello stesso operatore. La vera rivoluzione, dunque, è quella personale che può influenzare l’ambito professionale e la sfera personale perché la violenza di genere, in realtà, non è una mai una esplosione di rabbia ma un lungo percorso che parte da parole sbagliate e parole non dette. Un sentiero lastricato da indifferenza, stereotipi, sottovalutazioni.

E’ per questo che oggi ci sentiamo di condividere la nostra esperienza: lavoriamo insieme dal 2013 ma ciascuno di noi ha incontrato la violenza di genere nella sua professione e molto più a lungo l’ha trattata e per questo sentiamo forte la necessità che su questo tema si lavori utilizzando, in ogni campo, un linguaggio comune.

 

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